Il Tempo degli Slow Media – Rapporto su 9 Trend della Comunicazione Digitale

Slow media, i media lenti. Sono siti o applicazioni web del giornalismo diversissimi dai media veloci. Non inseguono numeri vertigionisi di utenti attraverso articoli o titoli tirati, forzati, sexy. Ma puntano sui contenuti di alta qualità. Articoli approfonditi, ben scritti, arricchiti, multimediali, che regalano un’esperienza di lettura coinvolgente, su cui l’utente passa volentieri molto tempo. Per questo piacciono anche agli inserzionisti dei giornali

TREND EMERGENTI Il gruppo svedese Bonnier, con 175 giornali in 20 Paesi, ha pubblicato un rapporto che fa la mappa dei trend nei media, Media Map Trend Report, che individua 9 trend nelle tecnologie della comunicazione e nei comportamenti dei consumatori che potrebbero influenzare l’industria dei media nei prossimi 2 anni.

Il rapporto raccoglie, analizza e porta alle conclusioni notizie, elementi e numeri che emergono dalla raccolta di studi sui comportamenti dei consumatori, dai rapporti dell’industria, da dati di mercato e interviste ad esperti del settore.
Il rapporto, presentato in una forma che ricorda quella di un magazine digitale (tanto per dire che il magazine, nel digitale, ha un’alta leggibilità ed è capace di attrarre pubblico), solitamente indirizzato al management e ai dipendenti, viene per la prima volta reso pubblico.
SLOW MEDIA Mi ha colpito il primo capitolo, quello più intimamente connesso ai media. Si intitola Information Vegetables e introduce un concetto che avevo colto ma che restava indefinito, in mancanza di una etichetta. Quella di slow media, media lenti, contrapposti ai media veloci, al consumo di notizie e titoli accattivanti, senza qualità, senza profondità, senza grafica curata, senza un’offerta aggiuntiva e un servizio per il lettore che faccia venire la voglia di passare anche un’ora sulla pagina, con design ottimizzato. E si fanno esempi famosi, di cui molto si è parlato negli ultimi mesi. Siti web giornalistici e prodotti multimediali. Il racconto multimediale del NYTimes Snow Fall, il sito d’informazione economica Quartz, il sito di racconti innovativi Cowbird, The Atlantic. Sono prodotti giornalistici di successo che regalano un’esperienza di lettura piacevole, stimolante, lenta nel senso che in questi siti non si atterra per caso ma ci si va per scoprire qualcosa che abbia un valore.
GIORNALISMO PROFESSIONALE Piacciono non solo agli utenti ma anche ai pubblicitari. Perché gli slow media circoscrivono comunità di lettori (e di clienti) selezionate, attente, coinvolte, interessate, altamente selettive. Perché il successo di un sito d’informazione si misura con metri (metriche) diversi da quelli dei social network. Non il numero delle pagine viste e degli utenti unici, ma il livello di coinvolgimento, il tempo speso sulle pagine, l’attenzione. È su questo terreno che si gioca, a mio avviso, il futuro dei periodici. Periodici che partono avvantaggiati (vediamo di non perdere questo vantaggio, dunque) vista l’esperienza maturata.I giornali, infatti, non si iscrivono più alla corsa per il numero più alto di utenti unici, non competono con i giganti della tecnologia Yahoo, Google, Facebook, Twitter. Valorizzano invece quello che giornalisti, editori, producer, designer tradizionali, della carta stampata, tv, radio e nuovi media sanno fare meglio di chiunque altro. Saper raccontare bene un fatto rilevante. Dare un servizio migliore.
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