Giornalismo À La Carte – Periodici e Paywall

I siti dei periodici, a differenza dei quotidiani, non sono a pagamento (con eccezioni). Eppure la carta non basta. Si cercano modi alternativi per ricavare denaro nel digitale. Con singoli articoli in vendita, pezzi di copertina dati gratis in cambio di video pubblicitari da guardare, edizioni speciali. Perché i magazine non possono vivere solo di copie per tablet. Anche il web vuole la sua parte (smiley).

SE NASCE THE INTERNATIONAL NEW YORK TIMES Si torna a parlare con eccitazione dei siti giornalistici a pagamento. A smuovere le acque la notizia che il New York Times ha grandi progetti nel digitale. Ieri i vertici del quotidiano più famoso del pianeta hanno annunciato la chiusura della testata gemella, e di proprietà, The International Herald Tribune, fondata nel 1887 come giornale americano che parla al mondo intero. Sacrificata perché rischiava di fare ombra alla espansione globale della testata principale, quel NYT nato come giornale di New York City, diventato da non molto quotidiano nazionale. E ora lanciato nella dimensione internazionale e digitale con il nome di: The International New York Times (sulla logica del power brand, leggete qui). Attraverso la versione per tablet e un sito dove si possono leggere gratis solo un certo numero di articoli. Poi si paga.

PERIODICI SENZA PAYWALL Ma nei periodici c’è poco da far pagare. C’è poco da erigere paywall. Settimanali e mensili non hanno, per definizione, breaking news da vendere (sempre che non si tratti di testate specializzate come l’Economist). La specializzazione è riservata ad alcuni magazine, gli altri sono generalisti.

Come si possono aumentare i ricavi, visto che le edizioni per tablet e mobile faticano, per il momento, a decollare?

ARTICOLI A PAGAMENTO Ecco alcuni esempi usciti in questi giorni (raccolti e riassunti nel pezzo di Mashable riportato in link alla fine di questo post).

La rivista americana Esquire lo scorso luglio ha messo un paywall su un’inchiesta intitolata The Profet: i lettori, per accedere alla storia, devono pagare 1,99 dollari. «Perché bisogna lavorare per mesi per produrre un articolo di questo tipo, è giornalismo che costa» ha detto il direttore di Esquire. Vendute alcune migliaia di copie. E la testata sta studiando una qualche forma di paywall per il sito.

Sports Illustrated ha sperimentato varie forme di paywall, accesso a pagamento, nell’estate. E ha consentito ai lettori del sito di leggere in anticipo alcune storie dell’edizione cartacea (storie che di solito compaiono nel sito a un mese dall’uscita del giornale di carta), articoli di pregio, dunque, in cambio della disponibilità a vedere un video pubblicitario a scelta. L’esperimento pare aver dato frutti poco succosi: solo 6 pezzi sono stati proposti con questa formula.

The Atlantic raccoglie una selezione settimanale priva di pubblicità di articoli usciti nel proprio sito e la mette in vendita per 1,99 dollari su iTunes. The Atlantic Weekly ha venduto poche copie singole ma ha raccolto abbonamenti mensili (2,99 dollari) e annuali (19,99 dollari). E c’è una curiosa scoperta: il 45% dei nuovi abbonati legge l’app su smartphone (apparecchio scomodo per scorrere articoli ampi).

FINE DEL “TUTTO GRATIS” Ma quel che sembra emergere nell’industria del giornalismo è:

“The era of completely free content is probably winding down” secondo Susan Bidel, senior analyst di Forrester, che si occupa di studi, ricerca e consulenza su media e tecnologia. “It’s time for people to test [paid alternatives]. There has to be some kind of value exchange for all this work that publishers do… They can’t [support their operations] at current CPMs”.

“L’era dei contenuti free nel web si sta forse esaurendo, è ora che la gente provi alternative a pagamento. Ci deve essere un qualche compenso per tutto il lavoro fatto dagli editori, ai quali non si può chiedere di vivere di aria (CPM sono quel che si guadagna con la pubblicità online)”.

Mashable: Paywall per magazine.

Mashable

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