Riviste? No, “Multimedia Megabrands” – 10 Periodici da Tenere d’Occhio

Non chiamatele riviste. Sono Multimedia Megabrand. Presenti in America, Europa, Asia. Con edizioni stampate, siti, app. Attivi nel giornalismo e nella pubblicità, nelle sponsorizzazioni e negli eventi. Che vedono nel 2013 il miglior anno di sempre

10 GIORNALI D’ORO La rivista americana Advertising Age ha diffuso il 21 ottobre la sua Magazine A-List, la classifica dei 10 migliori periodici statunitensi della categoria glossy: patinati. Riporto più sotto le testate e il link all’articolo da cui prendo spunto.

Il passaggio che voglio estrarre riguarda il modo in cui vengono etichettati questi giornali. Ri-concettualizzati. Perché il punto a cui voglio arrivare è che questi periodici non sono più soltanto periodici, se oggi hanno ancora un senso.

Riviste che non sono più soltanto riviste di successo: contrariamente a quel che si può pensare, per alcuni di questi giornali il 2013 è il miglior anno di sempre, per pubblicità incamerata ed esposizione del brand (notorietà).

Non solo questi giornali di carta si sono sviluppati in tutte le dimensioni del digitale, con siti ed edizioni per tablet a volte di pregio.

NOME IN CODICE: MEGABRAND No, deve cambiare il modo di pensare le società che pubblicano questi giornali. Leggo:

In a way, it feels reductive to call them mere magazine companies. We call them “multimedia megabrands” in the introduction to our A-List package. More than that, they’re — holy shit! — actual growth companies.

Sembra riduttivo chiamarle magazine company (editori di periodici). Nell’introduzione alla nostra A-List li chiamiamo “multimedia megabrands. Di più, esse sono società che, proprio in questo momento, stanno crescendo.

Multimedia megabrands: carta, sito, app, social, eventi, partnership, sponsorizzazioni.

L’articolo continua… A ben guardare, la vera storia di questi ultimi dieci anni, secondo gli autori di AdAge, fa vedere come siano resistenti molti dei giornali premiati. E quanto siano stati effimeri alcuni brand tutti digitali. Si è sistematicamente sottovalutata la forza dinastica di alcune riviste patinate.

Esempi? Elle, da 28 anni presente negli Stati Uniti (68 in Francia, dov’è nata), New York Magazine, 45 anni, Esquire, 80.

IL CASO “BON APPETIT” («Cos’è, un giornale di cucina?». «Sì, è di cucina, amico che fai giornalismo nella stampa sovvenzionata»). Il primo dei premiati da Advertising Age è il mensile di cucina Bon Appetit. Rivista di pregio. Che ha visto un aumento delle pagine pubblicitarie, nel mese di ottobre, del 21%, con l’arrivo di clienti non tradizionali come BMW e Chanel. Questo per la carta. Ci sono poi le iniziative di partnership con clienti e brand della galassia cibo-cucina che hanno portato all’organizzazione di eventi che hanno coinvolto chef e ristoranti di primo piano. C’è stato il rilancio, con restyling, del sito della testata. “Non ci limitiamo a seguire i trend della cucina” dice il publisher Pamela Drucker. “Noi i trend li creiamo”.

Advertising Age: non chiamatele riviste ma multimedia megabrand.

Advertising Age: le 10 riviste premiate dalla rivista nel 2013 (Magazine A-List).

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