Come si Costruisce una Storia Multimediale

Cos’è il giornalismo multimediale, come si costruisce una storia nel digitale, come e perché assegnare a media diversi le varie parti del racconto. Lo spiega l’università di Berkeley

GIORNALISMO DIGITALE Oltre a The Russia Left Behind e ad altri esempi di multimedia storytelling di cui si è parlato in questo blog, penso alle storie di giocatori di football di un quotidiano australiano e al racconto della New York sotterranea di Vanity Fair: sono nel blog del designer Mario Garcia. Per la gioia dei nostri occhi. Mi è venuta voglia di capire più a fondo come si racconta una storia nel digitale. E mi sono imbattuto in uno strumento utilissimo, in lingua inglese.

COS’È MULTIMEDIALE Riprendo un tutorial della UC Berkeley Graduate School of Journalism. Consiglio a tutti di visitare il sito, ricco di strumenti pratici e teorici sul giornalismo digitale.

Una storia giornalistica multimediale non è solo un racconto a più dimensioni: testo, video, audio, foto, grafica, animazione, mappe, interattività.

Una storia multimediale è innanzitutto un racconto non lineare. In cui la successione degli elementi narrativi non nasce da uno schema rigidamente cronologico: prima parte, seconda parte, terza parte. Ma da una cadenza dettata dalla storia e dal contesto, dai fatti e dal background che aiuta a capirli: questa parte, un’altra parte, quest’altra…

Ciascun elemento deve essere complementare e non creare ridondanza, ripetizione e sovrapposizione di contenuti (se non in minima parte, necessaria per i raccordi).

Dunque il lettore/utente deve essere libero di spostarsi da un elemento all’altro senza essere costretto a seguire un percorso rigido e predeterminato.

Testo, video, interviste, grafica interattiva… Sono parti che stanno in piedi da sole.

Un racconto che lascia spazio a informazione da integrare con la storia principale: database, mappe, time-lines. Pare che piacciano soprattutto ai lettori più giovani.

SCEGLIERE IL MEDIA C’è da osservare che i diversi media hanno un significato narrativo e retorico proprio.

Il video è adatto a raccontare l’azione. Le foto danno drammaticità e profondità emotiva: in questo sono più efficaci e veloci del video. L’audio deve essere perfetto, altrimenti abbassa la qualità delle immagini cui si accompagna. La grafica aiuta a spiegare processi, si spinge dove una videocamera non può arrivare.

Per organizzare il tutto è necessario disegnare uno storyboard, uno schema sinottico in cui si suddividono gli argomenti, ciascuna parte viene assegnata a un media, si decide come comporre un quadro completo e unitario usando elementi eterogenei.

Ma il tutorial della Berkeley spiega e mostra tutto.

Futuro dei Periodici

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