The Modern Magazine – Ripensare i Giornali

Non è solo un bravo grafico. L’art director dei periodici è una figura indispensabile per ripensare il giornalismo nell’era digitale. Come si legge nel libro The Modern Magazine. E come dice Francesco Franchi, art director di Il (Sole24Ore)

UN LIBRO Ho letto The Modern Magazine – Visual Journalism in The digital Era, di Jeremy Leslie (editore Laurence King).

Nell’introduzione viene definita l’essenza dei magazine, parola che rievoca, per etimologia e storia, la varietà del magazzino arabo e l’energia di una polveriera francese.

COS’È UN PERIODICO Il magazine nasce dall’incrocio di due tensioni.

C’è il tempo. Un magazine non è assoggettato alla corsa adrenalina delle news. Ma non può neppure abbandonarsi alla calma senza tempo del libro.

C’è la cura di forma e contenuto. Puoi dispiegare nel magazine tutta l’arte grafica del giornalismo. Ma non devi perdere la spontaneità di chi ha una deadline.

The Modern Magazine potrebbe far pensare che le riviste siano diventate un prodotto di nicchia, dove si concentra la maestria di art director un po’ decadenti. Una bizzarria.

L’INTERVISTA Ma un’intervista di Mario Garcia a Francesco Franchi, il giovane e talentuoso art director di Il (mensile del Sole 24 Ore), autore di Designing News, mi fa pensare che le riviste non siano affatto marginali nell’era digitale. E che la perizia grafica sia più che mai necessaria nel web e sui giornali per tablet. Infine, si capisce che la ridefinizione grafica dei giornali va al di là dell’immagine e ci aiuta a stabilire come sarà il giornalismo.

Riprendo un passaggio di Franchi:

«The advent and popularity of the tablets — portable, small, easy to handle — have given publishers the incorrect impression that the transition from print to digital could be made by simply transposing the old content onto the new accessories, with just a few adjustments in size and a few multimedia additions to justify the change of platform».
«L’arrivo dei tablet e la loro immediata popolarità – portabili, piccoli, facili da usare – ha dato agli editori l’idea sbagliata che la transizione dalla carta al digitale possa essere realizzata semplicemente trasportando i vecchi contenuti sui nuovi apparecchi con solo pochi aggiustamenti nelle dimensioni e alcuni arricchimenti multimediali per giustificare il passaggio di piattaforma».

The re-thinker brings a new epistemology of professional practice, not just implementing decisions made from above or coming up with a new graphic look but actively participating in the process of rethinking the whole experience of use, distribution, access, and sharing of content. Seen in this light, newspaper redesign is not just a matter of redrawing but replanning the whole system. […] At present, the ability to offer a perfect reading experience on a multitude of different media appears to depend on both the availability of people and time and the ability to integrate all the different professional skills in a single workflow, not viewing the different platforms as discontinuous elements but, on the contrary, working with them as integral parts of a single process.

Chi ridefinisce i giornali non si limita a seguire le indicazioni che arrivano dall’alto o ad adottare una nuova veste grafica ma partecipa attivamente al processo di riscrittura dell’intera esperienza di uso, distribuzione, accesso e condivisione del contenuto. Visto in questa luce, il redesign non consiste solo nel ridisegnare ma nel ripianificare il sistema. Al momento, l’abilità di offrire una esperienza perfetta di lettura su una moltitudine di media diversi sembra dipendere sia dalla disponibilità di risorse umane e tempo sia dalla abilità di integrare tutte le diverse competenze professionali (della redazione) in un unico flusso di lavoro, senza vedere ciascuna singola piattaforma come un elemento separato ma, al contrario, lavorando con ciascuna di esse come parte integrale di un solo processo.

Chiaro o no, a me sembra interessante.

Futuro dei Periodici

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4 thoughts on “The Modern Magazine – Ripensare i Giornali

  1. Geronimo scrive:

    lasciar ripensare i periodici dai poligrafici, l’errore più grande

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