Quella Cosa Chiamata Long-Form Journalism

Long-form journalism, giornalismo multimediale, nuovi strumenti per raccontare: qualche notizia, un pizzico di polemica, 3 articoli

C’è una espressione che gode di un certo successo nel giornalismo digitale: long-form journalism (qui qualche esempio di pregio).

Indica gli articoli che hanno una certa estensione, come fa capire la formula inglese, e un andamento narrativo che a volte porta al reportage altre all’approfondimento e scavo nei fatti.

In molti suscita ilarità o sarcasmo. Il long-form journalism non sarebbe, ai loro occhi, che una etichetta di moda per indicare… un articolo.

Qualcuno ci vede riflessa la pochezza di tanta informazione ripetitiva, moltiplicata, copiata, cui ci si è abituati con il digitale.

Altri ancora ci trovano un nuovo modo di raccontare che permette ai giornalisti di utilizzare per la prima volta tutti gli strumenti espressivi a disposizione grazie alla tecnologia: scrittura, fotografia, video, audio, grafica.

Salvo poi osservare che tale profusione di mezzi porta, anche nei casi più celebrati, a prodotti ridondanti, inutilmente ricchi, sostanzialmente noiosi (come Snow Fall?).

Nell’attesa di chiarirmi le idee, segnalo questi pezzi sull’argomento (in inglese):

Uno sguardo disincantato sul fenomeno uscito ieri su The Atlantic.

Un pezzo di Mathew Ingram per Gigaom.

Il sito di long-form storytelling: Beautiful Stories.

Futuro dei Periodici

Contrassegnato da tag , , , , ,

2 thoughts on “Quella Cosa Chiamata Long-Form Journalism

  1. Angelo scrive:

    Io non sono un grande divoratore di giornali, ma quando mi capita di leggere qualche articolo che approfondisce una notizia, che sviluppa un discorso, che mi propone un punto di vista interessante, lo leggo con interesse. il problema è che questi articoli li trovo in inglese. Il successo di servizi come instapaper o pocket (read it later) o altri simili è la conferma che questo tipo di giornalismo funziona, interessa, piace, ma riuscire a trovare articoli italiani degni di questa categoria la trovo un’impresa impossibile. Ogni volta che apro ad esempio il sito del corriere trovo solo un mucchio di articoletti di tre o quattro paragrafetti, pieni di errori di battitura, refusi e quant’altro, articoli che nessuno rileggerà/correggerà mai e basta. E qui mi viene male, a pensare alla situazione dell’informazione in italia, davanti ad una situazione del genere mi rifiuto persino di pensare di pagare per un abbonamento, cartaceo o digitale che sia, per leggere certi tipi di notizie che di fatto non approfondiscono nulla, o per leggere qualche cosa di interessante una volta ogni tanto. Preferisco continuare a leggere thenewyorker, wsj, ecc e avere articoli di una certa qualità senza trovarmi davanti banner pubblicitari di ogni sorta e la pretesa di avere i miei soldi. ma come fanno a campare? se non sbaglio sono anche in un paese dove i finanziamenti statali sono un tabù.

    A volte ho le sensazione che in italia il giornalista faccia apposta a scrivere una sorta di sintesi di quello che dovrebbe essere un articolo vero, magari per un pallido tentativo di restare imparziale, oppure sono direttive di redazione che nascono da strampalate idee di comunicazione digitale, convinti che si legge poco e che piacciono di più le figure (pubblicità), convinti che si debba scrivere per dei primati al primo stadio evolutivo invece che per delle persone intelligenti, non lo so, non riesco davvero a capire. magari sono io che leggo i “siti” sbagliati, ma non saprei dove andare a sbattere la testa, tanto è vero che sono finito qui sopra cercando “long form italia” proprio per sapere se esiste un qualche cosa di analogo nel nostro paese, ma ovviamente a parte un sito a pagamento non trovo nulla.

    ps. medium.com non lo conoscevo. stupendo. ovviamente senza pubblicità di tariffe telefoniche o abbonamenti televisivi.

    • bach84 scrive:

      condivido quasi tutto. ho da eccepire solo su quel che dice, a un certo punto, dei giornalisti. il nostro è un paese dove si legge poco. non abbiamo la base di lettori per permetterci un giornale come il new yorker.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...