7 Ragioni Per Credere Ancora nei Giornali

Escono a getto continuo in questi giorni articoli e post che fanno il bilancio del 2013 e formulano previsioni per il 2014.

Tra i più citati, questo intervento del guru dei media, Ken Doctor.

In Italia ho letto con interesse Pier Luca Santoro, alias il Giornalaio.

Mi è piaciuto molto un post del designer ed esperto di media Mario Garcia. È sempre eccitante leggerlo: sparge entusiasmo, ottimismo, racconta da vero giornalista, attratto dalle novità come un ragazzo; e non parla mai ex cathedra, pur avendo un’esperienza e risultati da far impallidire chiunque nei giornali.

Nel suo bilancio del 2013, Garcia elenca 7 ragioni per brindare nel mondo dei media… L’anno è stato complicato anche negli Stati Uniti, ma:

1) Continuano a nascere giornali (di carta). Garcia cita il caso, tanto raccontato e ormai paradigmatico negli Stati Uniti, del quotidiano locale Long Beach Register. Ma potremmo aggiungere il ritorno in edicola di Newsweek. E il numero cospicuo di lanci nel 2013 (185 magazine lanciati contro 56 chiusi).

2) Il boom del mobile: quasi la maggioranza della popolazione (negli Usa, l’Italia non è da meno, come noto) possiede uno smartphone e un tablet, supporti su cui c’è un’esplosione nella lettura e ricerca di notizie. La strada è ancora lunga, il giornalismo su mobile è nella sua infanzia, ma c’è un potenziale enorme.

3) Non è vero che i giovani non leggono notizie. Ma lo fanno su smartphone e tablet. La frequenza nella lettura è la stessa delle persone di 30 e 40 anni. E i giovani molto più spesso cliccano sulla pubblicità digitale.

4) Il giornalismo digitale inteso come multimedia storytelling sta prendendo quota.

5) Va alla grande lo storytelling basato sui dati e numeri, il data journalism: un modo di raccontare che riporta in auge le infografiche (evolute).

6) Se la notizia dell’anno nel giornalismo è stato l’acquisto del Washington Post da parte del patron di Amazon Jeff Bezos, allora fa coppia con questa la possibilità che i mogul del digitale, innamorati anch’essi del giornalismo come lo sono stati un Hearst e gli Agnelli delle precedenti generazioni, possano reinventare le testate. Per vedere come, date una scorsa al post di Mario Garcia.

7) L’ascesa del branded journalism, il giornalismo che si fonde con la pubblicità: no, Mario Garcia non è impazzito (e chi scrive questo post, con lui): la pubblicità “scritta bene” e ricca di contenuti di valore per il lettore (ma tenuta distinta dal giornalismo) è guardata con grande interesse, perché viene letta e aiuta a compensare il drammatico calo nei ricavi pubblicitari dei giornali.

Futuro dei Periodici

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