Ci Si Pensa Prima Di Chiudere un Giornale

Secondo MediaFinder, database online di Oxbridge, sorta di anagrafe con i lanci e le chiusure nella carta stampata in Stati Uniti e Canada (quotidiani, magazine, altro: 77.000 titoli), nel 2013 il rapporto tra nuove iniziative e chiusure di periodici di carta si è stabilizzato.

Il rapporto è di 3 nuovi magazine per ogni chiusura di giornale.

Complessivamente i nuovi magazine sono stati 185, il 18% in meno rispetto al 2013. Ma sono calate anche le chiusure: 56 titoli, in discesa del 30% in confronto all’anno passato. E di oltre il 60% sul 2011, un anno di grande mortalità.

C’è da ricordare che nel 2010 lanci e chiusure si erano equivalsi: 193 a 176.

Entrano in edicola, nel 2013, soprattutto periodici del food, regionali e femminili.

“Però dammi una chiave di lettura”.

Proviamo. Penso che far morire una testata non sia un’operazione che un editore compie a cuor leggero. Ne sono stati investiti di soldi ed energie in quel brand.

Penso che la chiave sia la parola “sistema”. Tieni e porti avanti quei giornali che possono non solo vivere in edicola, seppur con difficoltà rispetto al passato, ma anche avere uno sviluppo digitale e come brand, attraverso gli eventi e altre attività (il college di moda di Vogue, la scuola di economia di Forbes…).

Se questo non è possibile, perché devi concentrarti su altri giornali della casa, allora provi a vendere la testata, forse altri editori possono disporre delle risorse e dell’attenzione per ripartire.

Ma prima di uccidere un giornale, c’è da pensarci a lungo.

Futuro dei Periodici

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