Cosa Insegna Ai Giornali La Rivoluzione Digitale Nel Cinema

Un documentario racconta l’arrivo e l’affermarsi del digitale nel cinema e nella fotografia. E’ una storia che stimola confronti con quel che sta avvenendo nel mondo dei giornali. Rivelando un ritardo culturale

Leggo delle polemiche nate da un quesito nel corso di deontologia dell’Ordine dei giornalisti italiani, quesito che accredita l’idea secondo cui la cultura di Internet indebolirebbe la capacità di approfondimento del giornalismo (il quesito è stato eliminato dopo una segnalazione).

Carta contro digitale: la disputa mi ha fatto tornare in mente le discussioni che hanno accompagnato l’arrivo delle tecnologie digitali nel cinema.

Anche in quel caso era stato posto un problema di qualità, come ricorda un articolo di Talking New Media. Lo sappiamo, la fotografia su pellicola era, e rimane, superiore.

Il passaggio più interessante dell’articolo riguarda una riflessione su cosa ha reso possibile la transizione al digitale nell’industria dei film.

La storia è raccontata nel documentario Side by side di Christopher Kenneally, prodotto da Keanu Reeves (più sotto vedete il trailer). Ci sono interviste a Martin Scorsese, James Cameron, David Lynch.

L’affermarsi delle nuove tecnologie, guardate all’inizio con sospetto, è stato reso possibile da un’alleanza tra registi, produttori, distributori. Tutti insieme hanno spinto per il digitale. A velocità travolgente.

Un’alleanza che non si vede nell’editoria dei giornali.

Oggi nel mondo della stampa il digitale viene visto come un puntello per la carta stampata, roccaforte da difendere a ogni costo.

La creatività viene imbrigliata, sacrificata, ritardata.

Nel cinema, e nella fotografia, si è riconosciuto che la pellicola aveva già dato tutto quel che poteva. Era arrivato il momento del digitale.

Nel giornalismo ci si attende che quotidiani e periodici di carta possano ancora riservare sorprese?

Chi sparge la polvere dorata di ispirazione, creatività, voglia di sperimentare?

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2 thoughts on “Cosa Insegna Ai Giornali La Rivoluzione Digitale Nel Cinema

  1. Francesco garufi ha detto:

    Buongiorno, trovo interessante il paragone. Quello che a mio avviso però non si tiene conto in queste riflessioni è che non è tanto il fatto che non si spinga tutti compatti verso il digitale nella stampa. Ė che non si guadagna ancora in questo settore. Per far quadrare i conti bisognerebbe mandare a casa molta gente. Se ho una redazione che crea contenuti per online e che non ha un pagamento per leggere le sue sezioni o per interno giornale che costantemente produce ogni giorno… Con che cosa si finanzia? Con i banner? Se dovesse campare con questo per stare nei conti dovrebbero essere in tre persone… Tutti gli altri a casa…. Nel paragone che si fa in questa pagina c’è una cosa che non si evidenzia: il digitale nella fotografia e nel cinema ha portato solo benefici. Certo all inizio non per tutti, vedi kodak. Ma è stata una rivoluzione che non aveva bisogno di monetizzare in qualche modo i contenuti che produceva. Aveva giá la strada aperta: se un fotografo produce foto in digitale, ha solo da guadagnare in termini economici e professionali. Sa quanto risparmi di pellicola da sviluppare? Quindi il paragone non tiene molto. Se voglio fare un buon prodotto online ricco di contenuti, con notizie fresche, approfondimenti importanti e firme di rilievo, o mi faccio pagare un abbonamento – e devono essere davvero in tanti a farlo – oppure campo sulla pubblicità. E con gli introiti che ci sono in questo settore… È facile dire agli editori di fare investimenti per prodotti online, ma chi paga? Oppure, che ricavo ne ho? E comunque è argomento che vuole analisi di tante variabili. Ci vorrebbero ore…. Un caro saluto. Francesco garufi

    • bach84 ha detto:

      Tutto vero quel che dice. Ma l’articolo riportato nel mio post parla, tra le altre cose, di un’alleanza tra registi, produttori, distribuzione per far progredire il digitale nel cinema. Questo manca nell’editoria, dove si gioca di rimessa. Qualche tentativo è stato fatto nel nostro Paese con edicola italiana, o nello sforzo di trovare un equilibrio con google, che aggrega contenuti fatti dagli editori. C’è però altro da portare avanti. Altrimenti la carta continuerà a sprofondare. E non sarà sostituita dal digitale, che oggi vale solo il 3% delle copie vendute (periodici americani). Il digitale sta distruggendo il vecchio senza costruire il nuovo. Un caro saluto a lei, Francesco.

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