L’inevitabile convergenza delle redazioni: digitale e cartacea

Può una sola redazione fare il giornale per l’edicola e il giornale digitale arricchito con video, streaming, un flusso ininterrotto di news? Vincere alle Olimpiadi sia la maratona sia i 100 metri piani? E’ la domanda dei redattori di Journalism.co.uk

Risponde Torry Pedersen, direttore del tabloid norvegese VG: un caso editoriale (perché ha successo e per la formula giornalistica a getto continuo di notizie, diversa dalla nuova home molto strutturata del Corriere: vedi il sito del giornale).

Fin dalla domanda di partenza si può capire che Pedersen è stato un fautore della divisione tra redazioni. Torna dunque il modello della separazione, almeno iniziale, predicata qualche anno fa dal Washington Post e ricordata dal professor Clayton Christensen nel suo studio Breaking News per il Nieman Lab dell’università americana di Harvard.

Il lavoro per il digitale, sostiene Pedersen, richiede un differente approccio mentale e un diverso modo di raccontare.

Il problema è poter innovare nel digitale conservando il business sulla carta, anzi, rafforzandolo. Ne ha parlato giorni fa anche un dirigente di Time Inc. citato da Futuro dei Periodici.

Il tabloid norvegese ha scelto la strada della separazione alla nascita, per evitare che la cultura della carta stampata, definita “conservatrice”, frenasse lo sviluppo digitale.

Due redazioni distinte. Separate dal Potomac, come al Washington Post.

Due realtà trattate come società differenti.

Ma dopo 11 anni di lavoro su binari paralleli, è avvenuta la convergenza.

Perché? Il direttore di Vg, Torry Pedersen, spiega che l’integrazione con la redazione storica, quella della carta stampata, è divenuta necessaria perché è aumentata la richiesta di contenuti digitali, anche in qualità. E l’unico modo per soddisfarla, senza far lievitare i costi di produzione, era il coinvolgimento dei redattori del tabloid.

Lettura consigliata: un post di Mario Garcia, designer americano di centinaia di quotidiani riviste siti di news, sulle attività digitali e i vincoli del passato nel concepire nuovi format creativi. Come dimostrerebbero due siti di storie: Medium e Upworthy.

Journalismo.co.uk

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