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Qualcosa sta cambiando in edicola? Dati sulle vendite di periodici

Riprendo le ultime tabelle con le copie vendute dei periodici, dunque i settimanali nell’aprile 2013 e i mensili nel marzo 2013. Sono stati rilasciati da Ads e pubblicati da Prima Comunicazione.

Tre rapide considerazioni.

Guardando ai dati dei settimanali, vedo ancora moltissimi segni “meno” sulle copie vendute. Ma per la prima volta, dopo molti mesi, si vede anche qualche risultato decisamente positivo. Come il +19,9% della rivista di gossip Chi. E l’incredibile +151,2% di Motosprint (probabilmente legato a qualche promozione o evento).

Nei mensili, la situazione è più mossa. Per un’Amica che fa -11,8% ci sono AD +18,6%, Dove +30%, Glamour +5,2%.

I dati sulle copie digitali dei nostri giornali vengono spesso guardati con scetticismo. Certo, i volumi sono bassi e probabilmente del tutto irrilevanti ai fini del buon andamento di una casa editrice. Ma anche qui noto qualche dato interessante nei mensili. Ci sono incrementi percentuali anche notevoli da febbraio a marzo, soprattuto tra i primi in classifica.

MENSILI DIGITALI MARZO 2013

Nei settimanali, dove le copie vendute sono davvero pochissime, se si escludono gli inserti dei quotidiani, sottolineo la performance di Vanity Fair, cresciuto del 27% in un mese, con 14.990 copie.

SETTIMANALI DIGITALI APRILE

Primaonline: settimanali, APRILE 2013.

Primaonline: mensili, MARZO 2013.

Primaonline

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Rcs e la crisi della carta stampata: in Italia va peggio che altrove

Frasi della settimana scorsa, sulla crisi dei periodici, che continuano a ronzarmi nelle orecchie.

«Riteniamo -dice Federico Silvestri, amministratore delegato di Prs Mediagroup, che ha presentato un’offerta per rilevare i 10 periodici messi in vendita da RCS Mediagroup – che il problema del cartaceo così grave sia tutto italiano. In tutti gli altri Paesi la stampa europea flette, ma non a livelli come quelli visti nel nostro Paese. Ed è quindi qui, sui modelli di business, che vale la pena di fare dei ragionamenti».
In un’intervista a Italia Oggi l’ad di Hearst Magazines Italia ha parlato anche della crisi dei periodici. All’estero, in Francia, Germania, Gran Bretagna, l’avanzata del digitale erode del 5%, del 10% al massimo il mondo dei periodici. In Italia, così come in Spagna e Grecia, si paga la crisi del Paese. Che costa un 10% in più.

Credo che tra qualche mese, forse tra molti mesi, rileggeremo con uno sguardo più obiettivo quel che sta avvenendo nella carta stampata. Crisi strutturale, crisi dell’economia italiana: sappiamo che le due cose si sommano. Ma in che misura?

Il Punto: se la crisi è soprattutto italiana, allora i giornali hanno una prospettiva di ripresa, passata l’onda di piena.

AdnKronos: parla l’ad di Prs Mediagroup.

Italia Oggi: parla l’ad di Hearst Magazines.

adnkronos

ItaliaOggiTestata

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La folle caccia degli editori ai video pubblicitari

Contro ordine ragazzi.

C’è grande interesse tra gli editori per i video web, da inserire nei siti delle testate e nelle app. Si prevede infatti che la raccolta pubblicitaria associata ai video possa crescere, negli Usa, di oltre il 40 per cento solo nel 2013.

Ma la caccia all’inserzionista, e la disponibilità di spazi, sono così evidenti da far crollare il prezzo della pubblicità video online. Negli Stati Uniti i prezzi sono scesi, rispetto al 2011, tra l’11 e il 15 per cento.

La spiegazione, riportata sul blog del Wall Street Journal, in un articolo intitolato Web Video: Bigger and Less Profitable, è, appunto, legata al numero di editori che offrono spazio per la pubblicità video. Qualsiasi media company, inclusi gli editori di quotidiani, periodici e le televisioni generaliste, vogliono la loro fetta di ricavi in questo campo.

Lo spazio per i video è aumentato a dismisura. Dei 39 miliardi di contenuti video presenti sul web nel dicembre scorso, circa il 23 per cento aveva natura pubblicitaria contro appena il 14 per cento di un anno prima.

Calano le tariffe, di conseguenza. Lo scorso anno il costo di un video su un sito di eccellenza variava dai 15 ai 20 dollari per CPM (mille contatti/visualizzazioni). Nel 2011 oscillava invece tra 17 e 25 dollari, stando alla società di analisi BrightRoll.

Il Punto: il problema dei ricavi nei siti dei giornali.

Wall Street Journal: Web Video, Bigger and Less Profitable

The-Wall-Street-Journal

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