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Negli Usa Aumentano i Lettori di Periodici

Negli Usa aumentano i lettori dei periodici. Sempre più persone dicono di aver letto un giornale, sfogliato la copia digitale, visitato il sito web. Premio di consolazione per il calo di vendite in edicola? Già, perché il vecchio metro del successo delle riviste è in crisi. Un fenomeno osservato da tempo

PIÙ LETTORI Una ricerca di GfK MRI sui consumi degli americani, come riportato sul sito della rivista AdWeek, evidenzia che il numero di lettori di periodici negli Usa è aumentato dell’1,6% rispetto all’autunno del 2012. Vengono presi in considerazioni sia i lettori del giornale cartaceo sia quelli della copia digitale. Non i visitatori dei siti. Per cui il dato è in qualche modo sottostimato.

I lettori della carta sono aumentati dell’1,1%. Quelli sul digitale del 49%. Ma chiaramente le copie su tablet pesano poco come numero assoluto, seppur in vertiginosa crescita. Ci si ferma all’1,6%.

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Boycott Tablet

Chi frena, chi “boicotta” i giornali su tablet? Chi ha ragioni per posticipare la creazione di contenuti giornalistici multimediali. Mettere il freno alla grafica innovativa. Scoraggiare la sperimentazione pubblicitaria?

IL DELITTO Un articolo che fa discutere in questi giorni s’intitola: Chi ha ucciso le applicazioni dei magazine? Se qualcuno ha commesso un omicidio (figurato) chi potrà essere se non: l’editore? A leggere la sfilza di riflessioni internettiane sul flop delle app dei magazine (negli Usa rappresentano il 3,3% delle copie vendute), si arriva alla paradossale conclusione che a boicottare i tablet sarebbero proprio loro, gli editori. Se è così, hanno attenuanti?

Sono responsabili, si dice, insieme a un complice: le associazioni che certificano le copie vendute dei giornali (di cui gli editori fanno parte). Queste hanno stabilito per regolamento che le copie digitali devono essere uguali a quelle cartacee se l’editore vuole farle rientrare nel numero delle diffusioni complessive: se dichiari ai pubblicitari che vendi 100 copie, di cui 80 di carta e 20 digitali, devi far sì che le 20 copie digitali siano repliche esatte di quelle cartacee.

IL MOVENTE Ma questa decisione, dettata da necessita di controllo del mercato, di governo del mercato, si starebbe ritorcendo contro gli editori.

Perché la copia replica non incoraggia a investire nel design del giornale e nell’arricchimento multimediale. Quindi sa di vecchio.

Ci sono molti altri problemi, naturalmente. Non è facile far trovare al lettore il giornale digitale nelle edicole online: sul newsstand di Apple e le altre. Sono sepolte da giochi e altri prodotti. E poiché i tablet sono molto diversi tra di loro, l’editore che decide di investire sull’edizione per iPad di Apple, non avrà un prodotto che “gira bene” sui tablet che usano sistemi diversi (Android etc). Anche la pubblicità si vede bene sui modelli di un costruttore, male su altri. Insomma, chi vuole investire, deve disporre di grandi risorse. Che mancano.

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Economist garantisce gli abbonamenti digitali

Economist garantisce ai propri inserzionisti una base sicura di abbonamenti digitali. Ad aprile 2012 questa tipologia di abbonamento (abbonamento originale, non replica di un abbonamento cartaceo. E neppure singola copia venduta nell’edicola digitale) aveva raggiunto per la testata le 48 mila copie, a fine settembre è salita a 50 mila. Questa è la soglia garantita agli inserzionisti.

In questo pezzo di Ad Week si spiega che gli inserzionisti sono innanzitutto interessati a ricevere garanzie di efficacia sul canale scelto. Il digitale, se è digitale, o la carta. Anche entrambi. L’importante è che i canali possano essere misurati, “pesati”, separatamente, senza riversare i numeri degli abbonamenti digitali nel computo delle copie cartacee vendute.

Più in dettaglio, si dice che i pubblicitari hanno bisogno di sapere se il lettore ha guardato la pagina di pubblicità digitale e se questo ha avuto una qualche conseguenza (cercare altre informazioni sul prodotto, comparare prezzi, entrare nel sito del produttore, acquistarlo).

M’interessa perché: 1) spiega come cambia la raccolta pubblicitaria nei magazine con l’arrivo del digitale.

Il punto: ma quali contenuti bisogna mettere nei siti e nelle piattaforme digitali dei magazine? Contenuti giornalistici, editoriali, promozionali?

Adweek: le copie digitali di Economist.

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