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Perché lo sciopero nel gruppo L’Espresso-Repubblica

Riporto un articolo de L’Opinione che descrive i timori e le inquietudini che serpeggiano nelle redazioni del Gruppo Espresso-Repubblica.
La galassia editoriale di Carlo de Benedetti è in grave difficoltà, come altri gruppi editoriali, peraltro.
Le preoccupazioni partono da La Repubblica, dove si discute di possibili tagli agli organici, blocco del turn over, mancato inserimento dei collaboratori, revisione delle ribattute, e si irradiano verso le riviste (Velvet, XL), i quotidiani locali Finegil e l’agenzia d’informazione interna Agl. Qui la crisi è stata già dichiarata dall’azienda, che ha chiesto il dimezzamento dell’organico.
Si è così arrivati allo sciopero di oggi delle redazioni, deciso dopo che è stato costituito il coordinamento dei CdR di tutte le testate del Gruppo De Benedetti.
I giornalisti denunciano che, a fronte della richiesta di altri, pesanti sacrifici (ricordiamo che nel 2009 ci sono già stati prepensionamenti di giornalisti), l’editore non ha, o non condivide, una visione per il futuro, una prospettiva di rilancio, legata anche al digitale, una direzione nella quale muoversi con investimenti ingenti.
Su tutto questo le trattative proseguiranno.
M’interessa perché: 1) descrive i pericoli che l’editoria italiana corre nell’immediato futuro.
Il punto: pare che solo in Italia ci sia negli editori un atteggiamento così sfiduciato verso il futuro.

L’Opinione: i guai del Gruppo L’Espresso-Repubblica

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Giornalisti, crisi, esuberi, licenziamenti: un quadro completo

Questa volta non è necessario tradurre in italiano l’articolo: è un rapporto del sindacato dei giornalisti sulla crisi nell’editoria, e il taglio dei posti di lavoro, a tutto settembre 2012.

58 le aziende che hanno presentato un piano di stato di crisi, 1139 i giornalisti coinvolti tra prepensionamenti, pensionamenti anticipati, contratti di solidarietà e cassa integrazione. In Lombardia (l’articolo riguarda in particolare questa Regione) i giornalisti interessati sono 720.

Sono? No, erano. Perché da fine settembre a oggi si sono aggiunti altri stati di crisi, altri tagli.

Faccio riferimento al piano di crisi dell’editore di periodici Gruner und JahrMondadori, che, nelle dichiarazioni dell’azienda, vuole lasciare a casa 36 giornalisti, la metà dei dipendenti. Vedremo se le trattative porteranno a un numero più basso, numero di eseuberi che però rimane preoccupante perché non si vedono grandi possibilità di evitare il ricorso ad ammortizzatori sociali traumatici (cassa integrazione). Speriamo che non sia così.

Si sono poi aggiunti gli stati di crisi di Telelombardia (nel settore televisivo non sono previsti per legge i prepensionamenti) e l’agenzia giornalistica locale del Gruppo L’Espresso, Agl (crisi che però ha una dimensione nazionale, non regionale), dove sono stati individuati dall’azienda 9 esuberi.

M’interessa perché: 1) questa è la realtà, al di là di qualsiasi ragionamento su dove il mondo dell’editoria vuole andare; 2) tagliare per recuperare risorse e poi investire nel digitale, è questo il senso? 3) non converrebbe riqualificare i giornalisti già assunti? O, forse, gli editori dovrebbero porre in modo più trasparente il tema del costo del lavoro giornalistico in Italia? 4) si rischia un disastro sociale: i giornalisti che escono dalla professione non ci rientraranno più.

Il sindacato dei giornalisti: i numeri della crisi dell’editoria.

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