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I periodici che vendono più copie digitali in Uk

Non saranno molte. Ma le copie digitali dei periodici britannici vengono finalmente rilevate, ufficialmente. Da ieri.

And the winner is… Men’s Health. Seguito da GQ.

Men’s Health, il maschile più venduto, ha fatto 12 mila 676 copie digitali, pari al 6% delle copie vendute (carta e digitale). Merito della qualità visuale del giornale, ha spiegato il publishing editor inglese della testata, di proprietà della americana Rodale.

GQ di Condé Nast è il secondo più venduto con 11 mila 779 copie, equivalenti al 9% del venduto totale.

Le copie digitali, come sapete, vengono acquistate nelle edicole online, prima tra tutte l’Apple App Store.

Altri titoli con molte copie sono Cosmopolitan, che arriva a 10841, ed Esquire, 5900, pari a circa il 10% delle diffusioni. (vedete anche il mio post sulle copie digitali vendute negli Usa).

Il Ceo di PPA, associazione di oltre 200 editori britannici, ha spiegato che «la rapida diffusione dei tablet in questi anni ha cambiato dalle fondamenta il modo in cui vengono consumati i periodici. E il modo in cui vengono percepiti dal lettore. Per questo PPA, in occasione del suo centesimo compleanno, ha deciso di affiancare ai tradizionali rapporti sulle copie cartacee vendute, anche quello sul digitale». E da gennaio un’analoga misurazione viene eseguita anche in Italia da Ads.

Riporto i risultati di altre testate. Una goccia nel mare della stampa periodica britannica, la quale fattura annualmente 2,23 miliardi di sterline.

Condé Nast Traveller 1648, Elle 7070, Glamour, 4200, Harper’s Bazaar, 5524, Hello! 2860, Marie Claire 905, The Economist continental edition europe 11624 (vendono molto anche le altre edizioni del settimanale economico), Vanity  fair 7700, Vogue 3703, Wired 6961.

The Guardian: quante copie digitali vendono i periodici inglesi

Ppa: copie digitali vendite in UK.

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Quale deve essere la strategia per i periodici/ Il caso di Time Inc.

Viene presentata la figura del nuovo boss di Time Inc., Laura Lang, una donna, la prima ammessa in una posizione tanto importante in quel bastione di giornalismo machista che è Time Inc., e viene spiegato quali sono le sue priorità.

Possiamo ritrovare in questo articolo del New York Times alcune cose che caratterizzano la vita dei principali editori italiani. Gli Usa non sono più avanti. Innanzitutto con l’arrivo di Laura Lang, nuova nel mondo del giornalismo, strappata alla pubblicità e al digitale, molti si sono chiesti in Time Inc. se il destino di molte testate sia segnato, e se per le altre sia ormai inevitabile addio alla versione cartacea e la completa conversione al digitale. Ma laura Lang spiega che no, al momento il suo obiettivo è un altro. La precedenza viene data alla necessità di rimodellare le properties dei periodici sui bisogni del consumatore digitale, il nuovo consumatore. Al centro della relazione con il lettore/consumatore non c’è più il giornale di carta. C’è una molteplicità di offerta, ritagliata sull’arco del consumo di notizie nella giornata, resa possibile dai nuovi canali di diffusione delle notizie e dei contenuti del brand, a partire dall’edicola dell’Apple App Store. Il problema però è che in questo momento i ricavi dei periodici da pubblicità sono calati drammaticamente e  quelli del digitale, per quanto in rapida crescita, non compensano le perdite. Bisogna muoversi in fretta, conclude un analista sentito dal New York Times.

Interevista di New York Time a Laura Lang di Time Inc.

 

M’interessa perché: 1) fa capire qual è la priorità ora per gli editori di periodici; 2) la priorità è ridefinire le properties intorno al consumatore digitale; 3) questo non significa affatto chiudere testate; 4) i grandi editori italiani non sono in ritardo rispetto agli americani.

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