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I Periodici Vanno Alla Grande Nell’iTunes Store

I periodici americani sono in testa nelle classifiche delle app più vendute nell’iTunes Store di Apple. Una buona notizia per chi spera che lo sviluppo digitale dei brand possa dare un futuro a queste pubblicazioni

I dati sono contenuti in uno studio della Mpa, l’associazione dei magazine media, Stati Uniti.

Tutte le 15 app di lifestyle più vendute nell’iTunes Store sono brand dei periodici.

6 delle 10 app di news più vendute sono di periodici.

6 delle 10 app di fitness più redditizie sono di periodici.

7 su 10 app sulla cucina più vendute sono dei periodici.

7 su 10 delle app di viaggi che vendono di più sono di brand dei periodici.

Vi consiglio di leggere tutto l’articolo di technologytell.com.

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Come Cambia la Lettura nel Digitale – Ricerca Francese sui Periodici “Print+Web”

Con il digitale nasce un nuovo patto di lettura tra i periodici e il loro pubblico. Rimane alta la fiducia verso i contenuti dei giornali. Ma si sviluppa un nuovo rapporto con i giornalisti e le testate. Con vantaggi anche per la pubblicità. Come dice La Réinvention Magazine, ricerca condotta in Francia

In Francia SEPM Marketing et Publicité ha presentato il 3º studio Print+Web, quest’anno intitolato «Reinventare i periodici». Sono stati sentiti 8.700 lettori.

Il mercato francese di settimanali e periodici vanta 33 milioni di copie scaricate in digitale (dati OJD), una crescita del 74% in un anno, 300 applicazioni dei magazine, +64% di lettori su mobile nel 2013.

Date un’occhiata ai video caricati su Vimeo dagli autori della ricerca. Ecco il primo (gli altri, sotto).

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Il Tempo degli Slow Media – Rapporto su 9 Trend della Comunicazione Digitale

Slow media, i media lenti. Sono siti o applicazioni web del giornalismo diversissimi dai media veloci. Non inseguono numeri vertigionisi di utenti attraverso articoli o titoli tirati, forzati, sexy. Ma puntano sui contenuti di alta qualità. Articoli approfonditi, ben scritti, arricchiti, multimediali, che regalano un’esperienza di lettura coinvolgente, su cui l’utente passa volentieri molto tempo. Per questo piacciono anche agli inserzionisti dei giornali

TREND EMERGENTI Il gruppo svedese Bonnier, con 175 giornali in 20 Paesi, ha pubblicato un rapporto che fa la mappa dei trend nei media, Media Map Trend Report, che individua 9 trend nelle tecnologie della comunicazione e nei comportamenti dei consumatori che potrebbero influenzare l’industria dei media nei prossimi 2 anni.

Il rapporto raccoglie, analizza e porta alle conclusioni notizie, elementi e numeri che emergono dalla raccolta di studi sui comportamenti dei consumatori, dai rapporti dell’industria, da dati di mercato e interviste ad esperti del settore.
Il rapporto, presentato in una forma che ricorda quella di un magazine digitale (tanto per dire che il magazine, nel digitale, ha un’alta leggibilità ed è capace di attrarre pubblico), solitamente indirizzato al management e ai dipendenti, viene per la prima volta reso pubblico.
SLOW MEDIA Mi ha colpito il primo capitolo, quello più intimamente connesso ai media. Si intitola Information Vegetables e introduce un concetto che avevo colto ma che restava indefinito, in mancanza di una etichetta. Quella di slow media, media lenti, contrapposti ai media veloci, al consumo di notizie e titoli accattivanti, senza qualità, senza profondità, senza grafica curata, senza un’offerta aggiuntiva e un servizio per il lettore che faccia venire la voglia di passare anche un’ora sulla pagina, con design ottimizzato. E si fanno esempi famosi, di cui molto si è parlato negli ultimi mesi. Siti web giornalistici e prodotti multimediali. Il racconto multimediale del NYTimes Snow Fall, il sito d’informazione economica Quartz, il sito di racconti innovativi Cowbird, The Atlantic. Sono prodotti giornalistici di successo che regalano un’esperienza di lettura piacevole, stimolante, lenta nel senso che in questi siti non si atterra per caso ma ci si va per scoprire qualcosa che abbia un valore.
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20 strumenti per i giornalisti digitali

20 strumenti per i giornalisti digitali. Fare ricerche sui social media, creare grafici, girare immagini, fare il montaggio di audio e video. Tutto con programmi e applicazioni a portata di mano.

Gli esempi che riporto sono di Journalism.co.uk.

A) 5 modi rapidi per costruire storie visuali che possono essere inserite in pezzi giornalistici.

1. Storify Per caricare, trascinandoli nel tuo scritto, foto, post, video, commenti dai social network e YouTube.

2. Datawrapper Carichi un foglio di Excel con numeri e il programma crea un grafico interattivo.

3. ThingLink Immagina di voler inserire in una foto delle annotazioni che compaiono quando sposti il cursore o tocchi su un volto o un oggetto. Con questo programma lo puoi fare molto facilmente.

4. Timeline JS Crea una linea del tempo che consente di seguire una storia articolata con un colpo d’occhio. Usa link, immagini, video presi dai principali social e siti popolari, esempio Wikipedia.

5. Tableau Usata anche dal Wall Street Journal. Crea grafici interattivi per raccontare i numeri dietro una storia.
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L’editore tedesco che ha scoperto come superare la crisi – Primo trimestre 2013 di Axel Springer

Vorrei non fosse un post per esperti. Si snocciolano numeri ma la sostanza regala, a chi sa capire, un pizzico di emozione. Emozione per chi lavora nella carta stampata e teme di essere finito in un vicolo cieco. Invece c’è un editore tedesco di quotidiani e periodici, Axel Springer, che ha trovato la strada per cambiare, trasformarsi, adattarsi al mondo digitale. E crescere, prosperare, aprire il futuro. Forse anche a carta stampata e magazine.

Axel Springer ha presentato i conti dei primi tre mesi del 2013. Chiariamo subito che si tratta di una società più grande, per volume d’affari, di Mondadori, Rcs Mediagroup, Hearst Italia, Condé Nast Italia, Cairo Communication.

Parliamo di un editore internazionale che pubblica in tutta Europa, dalla Germania alla Repubblica Ceca, dalla Francia alla Polonia. Un gigante per dimensioni e attività. Presente da tempo nel digitale con i siti dei propri giornali, radio, tv, con applicazioni, con portali che nulla hanno a che fare con il giornalismo: siti di annunci di lavoro, case, articoli per la caccia e la pesca.

La tendenza che viene fuori in Axel è la crescita strepitosa del digitale, che ormai è la prima area aziendale per fatturati e guadagni. Ma la carta stampata non è in rosso, e anche se continua a veder decrescere i fatturati e le copie vendute, rimane ampiamente remunerativa: guadagna un sacco di soldi. C’è dunque un aggiustamento strutturale, un ridimensionamento, che però non è il cancellamento, la scomparsa. E il digitale non è un mondo alieno rispetto al giornalismo.

Ecco la parte tecnica.

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4 esempi di sviluppo digitale dei giornali

Mashable racconta, per voce del giornalista Max Blau di Creative Loafing, quattro esempi di (relativo) successo nello sviluppo digitale di quattro testate, tre delle quali universalmente note: The Economist, The Wall Street Journal, The Atlantic (la quarta è 29th Street Publishing, ma sento odore di comunicazione promozionale).

Perché?

La scommessa per molti editori nel 2013, si spiega, è di far crescere il numero di propri lettori digital.

Come?

The Wall Street Journal punta su aggiornamenti al minuto delle news, produzione di video, politica dei prezzi semplice e chiara.

The Economist vuole essere presente sul maggior numero possibile di piattaforme ed edicole digitali, offre contenuti premium non scontati, il prezzo dell’abbonamento è lo stesso per carta e digitale (i lettori pagano i contenuti, non il media).

The Atlantic vuole raddoppiare i lettori nel digitale per il 2014, ha lanciato un’app per iPhone e sta riflettendo sulla possibilità di introdurre nel proprio sito il paywall, l’accesso a pagamento.

Il Punto: strategie dei giornali per aumentare il numero dei lettori nel digitale.

Mashable: 4 strade per crescere nel digitale

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Video: Hearst e il futuro dei periodici

I periodici sono stati i primi social media e s’integrano bene con Facebook e Twitter. Parola di David Carey, presidente di Hearst Magazines. Che in un’intervista a Bloomber spiega come i periodici possano rafforzare il legame con i lettori grazie ai tablet, ai siti, ai contenuti di alta qualità.

Riprendo un’intervista a David Carey, ex Condé Nast ed ex publisher del New Yorker, di cui questo blog si è spesso occupato. È stata realizzata 10 mesi fa ma conserva una sua attualità perché la situazione in cui si trovavano allora i magazine americani coincide con la situazione della stampa in Italia adesso. Vediamo giornali storici lottare per la sopravvivenza, dice la giornalista che intervista Carey, come potranno i periodici adattarsi al futuro?

Nelle risposte di Carey noto questi punti.

1) Il tablet ha dato ai lettori un’idea di dove andranno i periodici nel futuro. Mi par di capire che lo stesso effetto i tablet lo abbiano sui giornalisti: magari le copie digitali non compenseranno nell’immediato le perdite in edicola ma sappiamo qual è la strada da percorrere per ritrovare un senso come prodotto editoriale.

2) Nell’era di Facebook i periodici devono riscoprire una loro caratteristica originaria: essere stati i primi social media. Con argomenti che vengono letti e condivisi, discussi con gli amici, pagine strappate e fatte girare, raccolte, conservate. Social media e magazine stanno bene insieme.

3) La pubblicità non vuole abbandonare la carta. Ma chiede di poter fare campagne promozionali su tutti i mezzi, carta e digitale insieme.

4) Con i tanti contenuti gratuiti disponibili nella Rete i periodici, spiega Carey, hanno il coraggio di proporre applicazioni a pagamento al lettore. Questo è possibile perché le applicazioni dei magazine sono prodotti premium, di alta qualità, arricchiti con video, animazioni, grafica (leggete anche questo post di Futuro). Ma l’accesso ai siti resterà gratuito.

5) Tra cinque, dieci anni ci saranno ancora i giornali di carta? Guardate il video.

Il Punto: cosa pensano del futuro dei magazine i protagonisti dell’editoria periodica.

BLOOMBERG-tv-LOGO

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Periodici che hanno successo sul tablet

Quali periodici hanno successo sul tablet.

È uno dei temi che più mi appassionano: la possibilità di adattare i periodici al tablet. O la creazione di nuovi prodotti pensati per la lettura nel digitale.

Perché i giornali di carta sono in declino e nulla sembra indicare non dico un’inversione di tendenza ma un rallentamento della caduta. E i media digitali, che stanno rubando lettori alla carta, sono l’unica via di fuga.

Riprendo un pezzo uscito su Techvibes. Riguarda il Canada.

L’autore introduce l’argomento ricordando che l’orizzonte è grigio anche per i giornali concepiti per il tablet. The Daily, creatura di Rupert Murdoch, ha chiuso dopo neppure due anni di vita. Lo stesso Huffington Post, sito di successo, non è riuscito a decollare quando si è tentato di farne un magazine da scaricare a pagamento, ed è presto tornato a essere un prodotto gratuito.

Ma Techvibes spiega che in Canada lo scenario è più promettente. Le pubblicazioni per tablet stanno andando “ragionevolmente” bene.
I periodici, infatti, rappresentano la seconda categoria di app più acquistate dai possessori di iPad. Nella classifica delle 100 applicazioni più vendute nell’Apple Store ci sono dieci giornali. Tra le 200 app più vendute, il 15% è costituito da giornali. Di questi, il 77% sono periodici, il 20% quotidiani.
Ma di quali giornali parliamo? Il 30% sono femminili. Il 27% giornali di attualità. Il 13% riguarda l’intrattenimento. Il 10% cucina e viaggi.
Val la pena di guardare le slide di Techvibes.
Il punto: se i periodici hanno un futuro sul tablet. E quale tipo di periodici.

Chi lo dice: «Techvibes is Canada’s leading technology media property. Originally founded in 2002, Techvibes is dedicated to covering social, mobile, and startup news that impacts Canadians».

techvibes
 app di periodici
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I limiti delle app dei periodici

In questo pezzo di Techvibes si spiega perché la maggior parte degli editori di periodici crea copie digitali che sono l’esatta replica del giornale di carta.

Senza multimedialità, a basso tasso di interattività, con pochi elementi aggiuntivi, come i video.

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