Archivi tag: Association of Magazine Media

Sei ragioni per credere ancora nei periodici

C’è chi trova 6 ragioni per essere ottimisti sul futuro dei periodici.
Il titolo è proprio questo, nonostante le difficoltà dei giornali:

Six Reasons Why It’s A Great Time To Be In Magazine Media

Le ha elencate e argomentate, queste benedette ragioni, Mary Berner, Presidente e Ceo della Association of Magazine Media (Mpa), l’Associazione degli editori di periodici americani, alla apertura di Swipe 2.0 (swipe.magazine.org), premier digital conference di Mpa.
Leggete tutto. Non voglio neppure fare un riassunto, perché sento odore di discorso autopromozionale.
MA: tra tante affermazioni che suonano come un incoraggiamento rivolto ai propri associati, Mary Berner inserisce alcuni dati da annotare.
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Ricerca negli Usa/ Perché i periodici sono ancora necessari

Dicono che alla gente i settimanali e i mensili non interessano più. Dicono che la pubblicità se ne va su altri media, da internet alle televisioni digitali. E non lo sapete che i ragazzi, come mio figlio di 16 anni, non leggono più i giornali? Mentre i newsmagazine sono formule informative morte e defunte.

C’è del vero in tutto questo, come il mio blog ha chiarito (innanzitutto a me stesso) attraverso 100 e più post con notizie, studi, commenti sulla crisi della carta stampata.

Ma quando alle considerazioni delle persone preparate si somma il coro di quelli che la sanno sempre più lunga (ma non sanno niente e sono solo dei pappagalli), pronti a bastonare il corpo caduto a terra, viene voglia di reagire. Non si lincia chi è in difficoltà. E state attenti alla reazione fiera di qualcuno che ha dato molto.

Veniamo al dunque. I magazine possiedono ancora una forza di attrazione per i lettori e per i pubblicitari. La natura di questo medium è unica e non ancora eguagliata dal nuovo che avanza.

Lo ricorda e spiega uno studio pubblicato nella prima parte del 2012 dall’Association of Magazine Media (Mpa), associazione degli editori di periodici statunitensi (175 editori, 900 pubblicazioni): Magazine Media 2012/2013. C’è una componente autopromozionale nei dati e nei commenti che sto per riportare. Ma aiutano a capire che i periodici sono un prodotto che conserva caratteristiche utili a molti. Sia i giornali di carta sia i “pidieffoni” (le copie in pdf dei giornali scaricabili online) sia le versioni digitali più o meno originali.

Perché i magazine sono efficaci?

Perché il lettore spende in media 41 minuti su ciascun numero di una rivista: strabiliante. I contenuti e la pubblicità vengono “assorbiti” più in profondità che su altri mezzi.

I consumatori si fidano dei periodici e la pubblicità pubblicata su questi giornali è ritenuta più credibile di quella televisiva, radiofonica o di internet.

I magazine sono un medium universale: il 92% degli americani legge periodici, inclusi i millennials, i giovani nati negli anni Novanta o subito dopo.

Legge periodici il 92% degli adulti.

Legge periodici il 95% degli under 35.

E, udite udite, legge periodici il 96% dei giovani sotto i 25 anni. LEGGE PERIODICI.

L’età media dei lettori di periodici è vicina all’età media degli americani (45.8 anni).

Utenti di Internet: 41,4 anni.

Radio: 44,4 anni.

Periodici: 44,8 anni.

Televisione: 46,6 anni.

Quotidiani: 48,2 anni.

Ancora sui giovani. Sono coloro che consumano con maggior frequenza i periodi.

Ai pubblicitari interesserà sapere che (ma lo sanno già, anche se fanno finta di no, in questo periodo in cui si possono pretendere sconti incredibili sulle tariffe):

i 25 periodici più letti e diffusi degli Usa raggiungono più adulti e teenager della televisione; quando esce un numero del giornale, il numero di lettori che lo sfoglia continua a crescere per molti giorni (l’esperienza di lettura, e la ricezione della pubblicità, non si ferma nei primi giorni ma va avanti per almeno 10 giorni, e il messaggio produce effetti su un arco di tempo lungo); i lettori non vanno mai in vacanza e il numero rimane nei 12 mesi più costante che per la televisione, la radio, internet (i cali stagionali sono contenuti).

M’interessa perché: 1) i periodici conservano una ragione d’essere; 2) facile sparare su chi sta male, ma tante presunte verità sui periodici, entrate nei discorsi di tutti i giorni, sono forse luoghi comuni.

Il punto: capire se i periodici sopravviveranno, e conserveranno un interesse e un’utilità, dopo la crisi economica e con la transizione al digitale.

Mpa: factbook 2012/2013

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Congresso periodici americani /2

Flash e dichiarazioni sparse dal “congresso” della Association of Magazine Media, che si è tenuto a San Francisco.

I quotidiani non sono stati sufficientemente veloci nella transizione al digitale, visto che per ogni lettore del cartaceo che “se ne va” non ce n’è un altro che lo rimpiazzi (sul digitale). Quanto ai periodici, l’imminente collasso del servizio postale americano, i media social e online, e il cambiamento nelle abitudini di lettura sta colpendo l’ultimo sopravvissuto dell’era della stampa.

Hearst Usa ha oltre 700 mila abbonati digitali, per l’80 per cento nuovi. La partecipazione alle attività social e di dialogo su piattaforma digitale (engagement) è del 70 per cento, con punte del 90 per cento per alcune testate.

La nostra “piazza” principale era l’edicola, ora è un media multiplex con molti, differenti schermi. Dobbiamo cercare di capire cosa funziona meglio in ciascun canale.

Per aver successo, al di là della piattaforma presa in considerazione, gli editori di magazine devono crecare una soluzione digitale per i loro prodotti, senza però diventare essi stessi technology companies.

Non c’è miglior sfida di quella che ti vede schierato dalla parte del cambiamento. I lettori di magazine vengono coinvolti sempre più in uno scambio con gli editori, e gli editori sono in grado di dar loro contenuti attraverso un numero di piattaforme sempre maggiore. Tuttavia esiste una distanza economica tra le dimensioni degli utenti, l’intensità del loro coinvolgimento e il valore economico che gli inserzionisti al momento attribuiscono ai magazine, soprattutto nella versione cartacea, stampata.

Foliomag: parole dal congresso dei mag americani

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Cos’è un periodico? Flash dal congresso dei magazine americani

Flash e dichiarazioni sparse dal “congresso” della Association of Magazine Media, che si è appena concluso a San Francisco.

L’audience complessiva dei magazine è aumentata dal 2010 del 4 per cento (le persone che leggono i periodici, anche senza acquistarli) e il numero di marchi che hanno fatto pubblicità è cresciuto del 57 per cento sull’insieme delle piattaforme dei magazine (carta, online, tablet) dal 2010.

Si è insistito soprattutto sulla necessità di valorizzare, rafforzare, potenziare i brand. L’attenzione è andata sugli asset digitali (tablet, mobile, online, social… ) e su come queste piattaforme giocheranno una parte centrale nella crescita e sullo stato di salute dei magazine nel prossimo futuro.

Da novembre la rivista People proporrà una nuova app che consente ai lettori di accedere a contenuti speciali sulle loro star e celebrity preferite, aprendo un nuovo canale alla pubblicità.

Si fa un uso poco corretto di Twitter. I migliori periodici non fanno monologhi ma rispondono ai lettori con re-tweet e reply. «A follower is a subscriber».

Mediamente, il following su Twitter di un periodico corrisponde al 14 per cento della sua diffusione.

Twitter amplia il significato di giornalismo. Il momento in cui lo staff editoriale inizia a parlare con i lettori è un momento di verità, dove gli utenti si sentono accolti e ascoltati dal brand.

Che cos’è un periodico? è stato chiesto a Pamela Maffei McCarthy, deputy editor del New Yorker. «C’è un aspetto centrale che rimane presente in tutte le testate e in tutti i tempi. E’ una “critical mass” di scrittura e immagini, spesso su uno specifico soggetto, che ha una voce precisa. C’è stato un tempo in cui abbiamo messo assemblato tutto questo in un unico luogo e in un unico atto. Ma ora ci sono molti modi ed è 24 ore al giorno per 7 giorni. Era nostro dovere accogliere i lettori nel nostro mondo, ora è il nostro universo dove molte cose diverse avvengono».

L’originale: “There is a core that goes across all titles and all times,” she said. “It’s a critical mass of writing and pictures, very often subject specific, with a voice. There was a time we assembled it all in one place and in one time. But now there are a dozen ways and it’s 24/7. We used to welcome readers to our world, now it’s to our universe where all sorts of things are going on.”

 

La fonte: «FOLIO is the only magazine that serves the entire magazine publishing industry. Whether you’re on the front lines of editorial, sales, design, production, marketing, or emedia, our magazine keeps you up to date on the latest trends and news in the magazine publishing industry. From case studies, to interviews and articles, FOLIO magazine will provide you with the latest information and news regarding the audience development industry».

Folio Mag: il futuro dei periodici va costruito dai periodici

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Cattura il lettore giovane con i social media

Uno studio della Association of Magazine Media rivela cose interessanti su come la Generazione Y, i giovani nati dopo l’avvento di Internet, si avvicina ai giornali e in particolare ai periodici. Il primo aspetto riguarda il rapporto tra magazine e social media: i social media possono aumentare la diffusione e il consumo di contenuti dei periodici.

Quanto all’interesse per i giornali di carta, il 93 per cento dei giovani intervistati dice di aver sfogliato un periodico negli ultimi 60 giorni, il 37 per cento ha letto l’edizione digitale di un periodico. Il 40 per cento si definisce un lettore forte (“avid”) di magazine.

Ecco l’articolo di International Business Times.

I social media catturano giovani lettori per i mag

 

M’interessa perché: 1) smentisce il luogo comune secondo cui i giovani non leggono e, in particolare, non leggono carta: 2) fa vedere in che modo l’uso dei social media contribuisca in maniera rilevante ad avvicinare e legare i giovani ai magazine.

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