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Giornalista, mettici la faccia!

Un articolo del Nieman Journalism Lab su una trasformazione del giornalismo e dei giornali indotta dai social media e dai mezzi digitali di comunicazione.

I giornali potrebbero trasformarsi, da raccoglitori di pezzi di firme più o meno note, in piattaforme per i talenti del giornalismo. Il digitale mina alle basi i brand e dà più valore all’individualità. E se tra dieci anni tutte le media company (case editrici giornalistiche) diventassero “social media”?

The end of big (media): When news orgs move from brands to platforms for talent

Con questo titolo (La fine dei big media: quando le organizzazioni giornalistiche migrano dal brand alle piattaforme di talenti) ritorna l’idea che i social media costringano la gente a metterci la faccia, anche nel giornalismo professionistico.

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Andrew Sullivan, i blog e la qualità dei giornali

Uno dei più noti blogger degli Stati Uniti, Andrew Sullivan, lascia The Daily Beast/Newsweek, torna in proprio e adotta il paywall. Paghino i miei lettori, dice, perché avere pubblicità è più un problema che un vantaggio. Secondo Ken Doctor, autore di Newsonomics, la scelta di Sullivan conferma che i giornali digitali devono vivere soprattutto dei ricavi da abbonamenti e copie vendute.

Ken Doctor, Andrew Sullivan, sono due nomi noti per chi si occupa di editoria negli Stati Uniti.

Il primo è un ex giornalista, consulente, esperto di media e autore di un citatissimo studio sull’editoria dell’era digitale, Newsonomics. Scrive anche per il prestigioso Nieman Journalism Lab, da dove riprendo alcune riflessioni per questo post.

Il secondo, Sullivan, è il blogger del momento. Il suo The Dish mescola politica, commenti alle notizie del giorno, riflessioni sulla società americana, suggestioni culturali, concorsi per i lettori (famoso View from my Window, foto scattate dalla finestra di casa) e momenti di relax. Una formula di straordinario successo, una voce unica, una mente stimolante, di un inglese trapiantato negli States, studi a Oxford, coinvolto in politica già nell’Inghilterra della Thatcher, cattolico, omosessuale dichiarato, voce repubblicana fuori dai ranghi in America, penna prima del New York Times Magazine, poi di Atlantic, infine blogger seguitissimo che entra nella eccentrica casa editrice che mette insieme Newsweek e The Daily Beast. Date un’occhiata ai suoi post, a volte anche un’infografica, una delle numerose che potere vedere ogni giorno, aiuta a inquadrare un tema. Anche le foto colpiscono.

Andrew Sullivan, lo staff di Daily Dish e i beagle simbolo del blog

Andrew Sullivan, lo staff del Dish e i beagle simbolo del blog

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Il boom di Glamour.com

Glamour.com ha 5,3 milioni visitatori unici al mese, il doppio di un anno fa. Eppure sembra un sito un po’ retro che lascia tanto spazio ai blog. Ricorda i tempi in cui tutti volevano provare l’ebrezza di essere blogger. Ha ancora video ancillari alla rivista sul dietro le quinte di servizi di moda e interviste alle star, come si faceva una volta. I giornalisti di Glamour sono ancora costretti a twittare come matti e a invitare le star a fare una visita alla redazione… attività che assorbono tempo e impediscono di lavorare a contenuti più interessanti per i frequentatori del sito. Un sito che non vuole essere un companion site, un paggetto del giornale di carta ma vivere di vita propria, camminare sulle proprie gambe. In novembre ci sarà il rilancio e il conseguente restyling di Glamour.com. Si punterà di più sui personaggi, sulle indiscrezioni, sulle immagini, su contenuti a forte impatto che viene spontaneo condividere con altri lettori, canali che possono essere fruiti come un prodotto a sé stante, sganciato dalla logica della sequenza di contenuti, tipica della carta e ancora insita nella struttura di molti siti di periodici. E si darà grande spazio alla parte social e allo scambio via smartphone, perché almeno un milione di utenti arriva oggi al sito della rivista americana attraverso il cellulare.

M’interessa perché: 1) ci dice cosa è nuovo e cosa è vecchio nel digitale. Molte cose vecchie sono viste come nuove in Italia, e magari ispirano i siti che stanno per essere rilasciati.

Il punto: come pensare il digitale per i periodici.

Minonline: il caso di Glamour.com.

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