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I 2 Tempi Della Notizia: «Ora» E «Più Tardi»

La notizia viene elaborata secondo la scansione temporale di: ORA e PIÙ TARDI. Due momenti a cui viene associato un diverso strumento di lettura: smartphone/sito web versus carta/applicazione

 

Una cadenza in due tempi plasma oggi l’informazione.

Ne parla ancora una volta quella formidabile fonte di riflessione che è il blog di Mario Garcia, designer e professore di giornalismo.

Garcia in una magistrale lezione online, visibile anche in video (Hearst digital media lecture), spiega che l’informazione viene ritmata su due tempi.

C’è il materiale grezzo, lo strillo, la breaking news. Che arriva attraverso smartphone, o con la ricerca su Google.

E c’è il momento della cottura prolungata, del racconto ben realizzato, dell’approfondimento. Per cui la carta rimane, forse, lo strumento ancora oggi più adatto.

Il punto è che ogni pubblicazione deve avere molto chiara – raccomanda Garcia – la visione di come deve essere elaborato e cadenzato il flusso temporale dell’informazione per il proprio pubblico.

Seguono gli esempi di Circa, Breaking News, Yahoo News Digest, New York Times Now, Guardian.

Siamo lontani dall’angosciante idea di doversi precipitare verso una non meglio definita transizione al digitale. Ma è chiaro che non c’è spazio per chi dovesse ignorare il nuovo ciclo della notizia.

Non è tempo per strumenti solisti. Se ne era già parlato a proposito di un concetto musicale passato al giornalismo: quello di media quartet.

Futuro dei Periodici

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Notizie Dell’Ultima Ora O Contesto?… Last Week Tonight

«Viviamo in tempi turbolenti.

Abbiamo bisogno di uno show che si muova alla velocità delle notizie.

Uno show che tenga il passo del nostro mondo concitato.

Uno show che va in onda una volta alla settimana, la domenica sera, dopo le 23.

Un colpo di stato il lunedì? Crolla la Borsa di mercoledì? Il Governo dà le dimissioni il venerdì?

Ne parleremo la domenica sera dopo le 23. A meno che il fatto non avvenga all’ora della messa in onda. In questo caso…. ce ne occuparemo la prossima settimana. Di domenica».

E’ quel che dice il video di lancio di un programma d’informazione satirico del network televisivo statunistense Hbo, Last Week Tonight (ne parla con acutezza il designer Mario Garcia nel suo blog dedicato ai cambiamenti nel mondo del giornalismo).

Un titolo che fa riflettere sul nostro bisogno di avere notizie sempre aggiornate ma anche sulla richiesta  di una selezione delle notizie rilevanti, di approfondimento, di contesto per comprendere i fatti. E forse è questo il vero lusso in tempi di notizie incalzanti.

Context is the new king: oggi ci pensa la tv. Ma una volta non era il mestiere dei periodici?

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L’inevitabile convergenza delle redazioni: digitale e cartacea

Può una sola redazione fare il giornale per l’edicola e il giornale digitale arricchito con video, streaming, un flusso ininterrotto di news? Vincere alle Olimpiadi sia la maratona sia i 100 metri piani? E’ la domanda dei redattori di Journalism.co.uk

Risponde Torry Pedersen, direttore del tabloid norvegese VG: un caso editoriale (perché ha successo e per la formula giornalistica a getto continuo di notizie, diversa dalla nuova home molto strutturata del Corriere: vedi il sito del giornale).

Fin dalla domanda di partenza si può capire che Pedersen è stato un fautore della divisione tra redazioni. Torna dunque il modello della separazione, almeno iniziale, predicata qualche anno fa dal Washington Post e ricordata dal professor Clayton Christensen nel suo studio Breaking News per il Nieman Lab dell’università americana di Harvard.

Il lavoro per il digitale, sostiene Pedersen, richiede un differente approccio mentale e un diverso modo di raccontare.

Il problema è poter innovare nel digitale conservando il business sulla carta, anzi, rafforzandolo. Ne ha parlato giorni fa anche un dirigente di Time Inc. citato da Futuro dei Periodici.

Il tabloid norvegese ha scelto la strada della separazione alla nascita, per evitare che la cultura della carta stampata, definita “conservatrice”, frenasse lo sviluppo digitale.

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La Crisi di Identità di Time (e il Nuovo Sito del Giornale)

Come cambia Time nel digitale: breaking news, uscita di veterani, assunzione di giovani, riorganizzazione della redazione. Ma i critici dicono che il newsmagazine più prestigioso d’America sta sbagliando strada

Una testata resistente. A differenza di Newsweek e Us News & World Report, Time è ancora una voce ascoltata. Con 3 milioni di abbonati nel mondo. Evidentemente è utile qualcuno che sappia selezionare e approfondire le notizie della settimana. Ma le diffusioni sono in calo e la pubblicità è scesa del 4,7% nei 9 mesi del 2013. Non si sa se la testata sia ancora in attivo. Rispetto ai bei tempi andati, con internet la concorrenza è aumentata. Non c’è più il monopolio dell’informazione, sono cadute le alte barriere d’accesso al giornalismo,

Investimento nel digitale. Time si prepara a investire nel sito del giornale, considerato arretrato nel mondo dei periodici:  appena 13 milioni di utenti unici da desktop in ottobre; Huffington Post ne ha contati 61 milioni. Più foto di grandi dimensioni, video, storie.

Un direttore scafato. Un punto di forza è il nuovo direttore, nominato in settembre: Nancy Gibbs, giornalista di punta della testata, 100 storie di copertina alle spalle. Non schiava del narcisismo, ha grandi capacità manageriali e sa delegare ai capi delle sezioni, intervenendo solo con pochi cambiamenti e correzioni in fase di chiusura.

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Qualità del Giornalismo nel Web (e il Muro di Berlino tra Carta e Digitale)

Il Muro di Berlino: questa espressione veniva usata nella redazione americana di Wired per indicare l’invisibile ma palpabile distanza qualitativa e di prestigio tra redazione del giornale che usciva in edicola e redazione digitale dello stesso brand. Ma la segregazione sembra superata. Danneggiava entrambi. La qualità della stampa e la velocità dei new media finalmente si incontrano

QUALITÀ DIGITALE? Riprendo alcuni ragionamenti di un bellissimo pezzo uscito ieri su sito web di The Atlantic. Lo firma Bob Cohn, responsabile delle attività digitali della celebre testata.

Parte dalla constatazione che fino a poco tempo fa veniva facile contrapporre il buon giornalismo della carta stampata, accurato, verificato, ben scritto, ben passato, levigato nella grafica. E il giornalismo digitale, veloce, irruento, non curatissimo nella forma ma rapido nel correggere i propri errori. Il web è così, si diceva.

Fino a soli 5 anni fa il web era quasi unicamente testo. Chilometri e chilometri di parole scritte, “piombo”, privo di quella sapienza grafica accumulata dalla stampa nei decenni.

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Manifesto dell’editoria ultracompatta: come deve essere un giornale digitale

Un blogger americano spiega le regole per realizzare un giornale digitale di successo, facile da leggere, poco costoso, flessibile, libero dai condizionamenti del passato: Manifesto dell’editoria ultracompatta.

Craig Mod, blogger, scrittore e designer che ha pubblicato sul The New York Times e il sito di CNN, ex componente dello staff di Flipboard, ha scritto il Manifesto del Subcompact Publishing, l’editoria ultracompatta. Il riferimento del titolo è alle auto di piccole dimensioni, le utilitarie, e il paragone implicito rinvia all’arrivo a fine anni Sessanta sul mercato americano delle prime macchine giapponesi di piccole dimensioni, così diverse dalle auto a cui si era abituati eppure capaci di conquistare parte degli americani e di cambiare il mercato, mandando in crisi i produttori dei macchinoni a stelle e strisce.

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Honda , auto ultracompatta

Craig Mod è un creativo, non a caso è un ex fellow della MacDowell Colony, prestigiosa istituzione culturale, nata per sostenere e fare incontrare gli artisti emergenti. E come succede con i creativi, il discorso può sembrare poco ancorato alla realtà e visionario. In realtà contiene spunti di riflessione e qualche risvolto pratico.

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