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La crisi dei periodici e la risposta di un editore in Gran Bretagna

Trainata dal mensile femminile Good Housekeeping, Hearst in Gran Bretagna regge bene alla crisi della carta stampata. Nel suo arco ci sono tre armi: giornali di gamma alta che non perdono pubblicità, un amministratore delegato “sgamato” e un uomo che viene da Microsoft, proprio come Pietro Scott Jovane.

L’articolo del Guardian, che ogni domenica fa l’esame del sangue a un editore britannico, parte dall’ottima performance di Good Housekeeping, il mensile femminile di servizio pubblicato in Gran Bretagna da Hearst, editore americano presente in tutto il mondo, Italia compresa.

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Maxim in vendita: come cambia la geografia degli editori

La parabola del mensile americano Maxim, non ancora conclusa, sembra all’autore di questo blog, giornalista digiuno di economia, marketing e comunicazione pubblicitaria, una storia che, nel suo piccolo, riflette molto dello scenario generale. Provo a spiegare perché, con parole semplici: da inviato in un Paese straniero.

1) Il mensile, pubblicato anche in Italia, con modelle ammiccanti in copertina, è al diciassettesimo posto nella classifica delle riviste più vendute negli Usa. E la seconda per copie digitali. Sottolineo: la seconda per copie digitali. Maxim è il più popolare periodico maschile. Le copie vendute nella seconda metà del 2012 sono state 2,54 milioni al mese, con un più 1,4 per cento. Di cui 259 mila digitali, con un meno 8,9 per cento.

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Ecco i periodici americani che perdono più pubblicità

Ancora sulla pubblicità dei magazine negli Stati Uniti. Il 2013 si chiude con un calo complessivo dell’8,2% di pagine pubblicitarie raccolte dai periodici.

La flessione nell’ultimo trimestre, ottobre-dicembre, è stata inferiore al resto dell’anno, – 7,3%. Un dirigente di una casa editrice, citato nell’articolo del Wall Street Journal Blog, riportato in link, spiega l’attenuarsi del calo verso fine anno con il fatto che ci si è resi conto, nell’industria dei media, che vale più una inserzione sulla carta che un banner online.

Le perdite maggiori, confrontando l’ultimo trimestre 2012 con il 2011, hanno riguardato queste testate: All You, Ladies Home Journal, Lucky, Maxim, Martha Stewart Living, National Geographic, Saveur e Scientific American. Tutte hanno perso più del 20% delle pagine di pubblicità.

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