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Il declino della pubblicità sui quotidiani americani: in cinque anni perso il 60%.

Guardate la tabella. Indica il declino della pubblicità sui quotidiani americani. Dal 2005 a oggi il calo è stato del 60%. Sette anni, un’altra epoca.

Newspaper and ad

Nel 2012 la raccolta pubblicitaria è calata dell’8,5%, a 18,9 miliardi di dollari. Il picco era stato raggiunto nel 2005 con 47,4 miliardi di dollari. Il bello è che nel 2012 la spesa complessiva in pubblicità negli Stati Uniti è cresciuta del 3%, a 139,5 miliardi di dollari. In altre parole, la pubblicità cresce ma la carta stampata è stata superata da altri media.

E i periodici, cui questo blog è votato? Nel 2012 sono state raccolte 150.699 pagine di pubblicità contro un totale di 243.305 pagine nel 2005. In sette anni il calo è stato del 38%.

Il Punto: il crollo di una delle due grandi voci di ricavo della carta stampata.

Media Daily News: il calo della pubblicità nella carta stampata americana.

Media_Daily_News

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Oi dialogoi/ Il digitale, la pubblicità, il New York Times (1)

A: «Bisogna fare le app dei nostri giornali. C’è la crisi dell’editoria, ma la situazione non sarebbe così preoccupante se ci fosse una crescita nel digitale e si vendessero più copie digitali dei giornali. Compenserebbero le copie perse in edicola. Guarda l’esempio del New York Times: in tre mesi sono stati sottoscritti 57 mila abbonamenti digitali. Oggi sono 566 mila i lettori del giornale nella versione per l’online, il tablet, il mobile in tutte le sue declinazioni».

B: «(Declinazioni…!) A sentire te sembra tutto facile…».

A: «Grazie alle copie digitali e a un ritocco del prezzo del giornale di carta, i ricavi diffusionali del New York Times sono aumentati del 7%».

B: «Prima mi hai interrotto. Stavo per farti notare che proprio nel giorno in cui sono usciti i dati che dici tu, il New York Times ha perso il 22% in Borsa. Un tonfo così non si vedeva dal 1980. I ricavi complessivi del giornale, copie più pubblicità, sono scesi, seppur di poco, ma sono scesi. Anche per questo c’è stato il tracollo a Wall Street».

A: «Ma l’aumento delle copie digitali è inarrestabile, stupefacente. Vedrai».

B: «Non è la soluzione a tutti i mali. Si vendono un sacco di copie digitali ma i ricavi diminuiscono. Quale futuro ci può essere?».

A: «E allora, tu che te ne intendi, come spieghi questa discrepanza?».

B: «Non me ne intendo per niente. Ma noto alcune cose. Se il New York Times arretra è per colpa, innanzitutto, della pubblicità. Il giornale perde il 9 %. Nella carta, il calo della raccolta pubblicitaria è addirittura dell’11 %».

A: «Ma il digitale sta crescendo, passata la crisi, il giornale tornerà a guadagnare».

B: «Speriamo! Il guaio è che al momento il NYT perde soldi anche nella raccolta pubblicitaria per le edizioni digitali. Il digitale va male! C’è una piccola flessione, del 2,2 %, che non fa presagire niente di buono. Vendere più copie, di carta o nel digitale, non è sufficiente».

A: «………».

B: «Non per fare il pessimista, ma questa cosa è stata studiata e misurata. Pare che per ogni dollaro guadagnato dai giornali nel digitale se ne perdano sette nel cartaceo. Ma il NYT perde anche nel digitale».

A: «Mi piacerebbe capire perché».

B: «Bisognerebbe interpellare un esperto. Come sai, io non me ne intendo, anche se cerco di tenermi informato. E su un giornale ho letto che il mondo della pubblicità sta subendo cambiamenti profondi».

Continua (1).

La Repubblica: il risiko mondiale degli spot

The Guardian: cosa sta succedendo al New York Times

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