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La solitudine dei giornalisti dei periodici Rizzoli

Penso ai giornalisti dei periodici di RCS e già sento un’obiezione vibrare nell’aria: ma perché non pensi ai fatti tuoi?

Invece penso ai giornalisti delle 10 testate che uno dei maggiori editori di periodici italiani (ancora per poco) ha deciso di mettere in vendita o, in alternativa, di chiudere. Le ultime notizie dicono che la cessione sarebbe vicina e potrebbe essere decisa già domenica.

Sui loro colleghi del Corriere della Sera, dico colleghi perché sono dipendenti della stessa società, RCS Mediagroup, molto si scrive, molto si può leggere.

Lo capisco: sono giornalisti in forza al principale quotidiano del Paese, indispensabile alla completezza dell’informazione degli italiani, indispensabile alla nostra democrazia. La sede di Via Solferino, a Milano, è un monumento nazionale, le sue stanze sono state definite il Pantheon del giornalismo italiano. Quanta invidia suscitano.

Ma il pensiero torna ai loro colleghi dei periodici, di cui poco o niente si dice (magari è una cosa voluta da loro stessi, di qui il prevedibile invito a non impicciassi dei fatti altrui),dimenticato da tutti il loro “Pantheon” (all’Europeo hanno scritto Camilla Cederna, Oriana Fallaci, Giorgio Bocca), ma costretti a fronteggiare una situazione ben più preoccupante.

Per loro il rischio non consiste nel pensionamento anticipato di parte della redazione, non è il trasferimento dalla sede storica a un palazzo moderno di periferia.

I giornalisti dei periodici e le loro testate potrebbero essere ceduti a un altro, piccolo editore. Non è la perdita di posti di lavoro, sia chiaro. Ma c’è il timore che questo spettro possa materializzarsi tra non molto. Sicuramente si tratterebbe di un trauma maggiore del trasferimento del Pantheon del giornalismo italiano in un altro palazzo (rimasto semi-vuoto), vicenda che suscitare così forti emozioni nei vecchi del mestiere. E sui giornali di carta e digitali.

Quando un quotidiano è in pericolo di chiusura, o rischia un ridimensionamento, si rispolvera immancabilmente l’argomento della difesa del pluralismo e della completezza dell’informazione. Insomma, bisogna difende chi ci lavora perché è nell’interesse dei lettori. Nell’interesse generale.

Quando sulla graticola finiscono i giornalisti di altri settori, il tono è meno accorato.

Ma pensiamo anche ai nostri interessi, cari colleghi, e non vergognamoci di parlarne, via! Le pensioni e il welfare della categoria stanno in piedi perché ci sono i giornalisti dei quotidiani, dei periodici, della tv, delle radio, del digitale, degli uffici stampa. Se ci tenete ad avere una pensione, ad avere gli ammortizzatori sociali per il prossimo giro di valzer, ad avere un’assistenza sanitaria di categoria, dovete avere a cuore le sorti di tutti. Senza distinzioni.

Milano Finanza: vicina cessione 10 periodici Rcs Mediagroup.

Futuro dei Periodici

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Rcs Mediagroup in rosso e i periodici nell’incertezza

Riflessione minima sul bilancio di Rcs Mediagroup e il destino dei periodici del Gruppo.

Adesso sarà interessante scoprire quali investimenti Rcs Mediagroup vuole fare nel digitale nei prossimi tre anni. Difficilmente avverrà nei periodici, almeno non nelle dieci testate che la società ha messo in vendita e che, in alternativa, dice di voler chiudere. Sarà al Corriere e alla Gazzetta.

Il primo editore italiano della carta stampata, proprietario del Corriere e di decine tra settimanali e mensili, ha approvato il piano 2013-2015. Ma dai risultati preliminari del 2012 emerge che i ricavi sono in calo (1 miliardo 597 milioni di euro contro 1 miliardo 860 milioni del 2011) a causa della riduzione della pubblicità e delle copie vendute. Per tutti i dati guardate i link in fondo a questo post oppure leggete i mille articoli usciti sul web. A me basta aggiungere che l’Ebitda, quel che guadagna l’azienda (detto in modo grossolano), è sceso da 142 a 1,3 milioni. Insomma, nell’anno più difficile per la carta stampata si è guadagnato poco o nulla.

Ma quel che importa ai colleghi dei settimanali e dei periodici è che il Gruppo non ha sciolto le riserve sulla trattativa per la vendita di 10 testate che rimangono dunque in bilico tra l’ipotesi della cessione e della chiusura.

L’azienda dichiara, visto «l’aggravarsi della situazione di sfavorevole congiuntura generale e la profonda trasformazione dell’editoria che si riflettono significativamente sui risultati del gruppo», di voler implementare il piano approvato a dicembre.

Il piano punta a sviluppare le entrate da attività digitali, che dovrebbero passare dall’attuale 9% ad oltre il 21%. Gli investimenti totali nel triennio equivalgono a circa 160 milioni.

Il Punto: le incognite sul futuro del maggior gruppo editoriale (giornalistico) del Paese.

Corriere: Rcs, la situazione di bilancio, gli investimenti, i tagli

corriere-e1287477477835Futuro dei Periodici

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I periodici hanno ancora senso. Ma non sono più un grande affare

Frasi celebri.

Things have changed. “Magazines are still a great experience; they just haven’t been a great business,” said Michael Wolf, CEO of Activate, a consultancy that works with Condé Nast.

Le cose son cambiate. “I periodici hanno ancora un senso; è solo che non sono più un grande affare”, dice Michael Wolf, Ceo di Activate, società di consulenza che lavora per Condé Nast.

(A proposito del significato della vicenda Time Inc., il maggiore editore americano di riviste, che tre giorni fa ha deciso di scorporare le attività editoriali dalla società principale, Time Warner (centrata sul cinema e la tv), per farne una compagnia autonoma che corre da sola a Wall Street).

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