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I giornali per tablet sono un flop? – Sondaggio di Hearst Uk

Un sondaggio di Hearst sulla lettura dei giornali su tablet dà indicazioni su questioni in questi giorni molto dibattute. Le edizioni digitali delle riviste hanno un futuro sui nuovi apparecchi mobili? Oppure le applicazioni di settimanali e mensili sono poco friendly, rendono difficile la lettura, impediscono la condivisione degli articoli e lo scambio di commenti e di “like”? E per questo sono un fallimento? Domande che sono state sollevate da un articolo su GigaOM, sito americano d’informazione sulle nuove tecnologie.

SONDAGGIO SUL TABLET Un sondaggio condotto in Gran Bretagna da Hearst, che nel Paese pubblica Harper’s Bazaar, Men’s Health, Cosmopolitan, Esquire, Elle, Red, aggiunge informazioni utili per chiarirsi le idee. L’indagine è in-app, ovvero è stata fatta coinvolgendo 500 lettori che si sono abbonati alle edizioni digitali delle riviste della casa, o le hanno acquistate nelle edicole digitali. Il valore scientifico non è quindi eccelso ma le conclusioni sono comunque utili in dispute in cui, a ben guardare, si mettono a confronto punti di vista e impressioni soggettive.

SI LEGGE COME SULLA CARTA Dal sondaggio, che riguarda copie arricchite e ridisegnate per tablet del giornale e non semplici Pdf, viene fuori che il 31,4% dei lettori legge l’edizione digitale dalla prima all’ultima pagina, in modo lineare.
Il 7,3% scorre il numero del giornale attraverso le miniature delle pagine.
Il 6,4% si muove tra i contenuti utilizzando gli strumenti di navigazione che si trovano all’inizio del giornale: ricerca mirata.

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Write, read, inspire, connect – Gli imperativi del giornalista digitale

Come li traduciamo questi verbi? Scrivi, leggi, stimola, stabilisci una relazione? L’imperativo è rivolto ai giornalisti del digitale, e a quelli dei giornali di carta che, come me, vogliono impadronirsi degli strumenti digitali per creare una relazione moderna con i lettori (utenti/consumatori).

Riprendo allora un passaggio di un’intervista a Troy Young, il direttore digital di Hearst Usa, il primo, nominato la scorsa settimana. C’è la frase con write, read, inspire, connect. Le parole chiave per fare i giornalisti, oggi.

Ma va letta anche la parte sul modo in cui si deve misurare il successo dei contenuti digitali. Nella carta stampata si contano le copie vendute. Nel web, fino a oggi, gli utenti unici. Un sistema superato, dice Troy Young.

Concetto analizzato ieri in un post de ilgiornalaio di Pier Luca Santoro, blog che ha l’inspire nel sangue.

Advertising Age: You mentioned that part of your job is changing the way Hearst builds relationships with consumers online. In that case, what does your hiring mean for readers?

Mr. Young: We’ll be very analytical about what they’re reacting to and what’s engaging them. Like everyone else in the industry, we’ll be looking for new measurements of engagement that go beyond uniques and pageviews. If you’re looking for a measurement of relationship quality, a unique and a pageview doesn’t describe that quality of the reader. That will be a big focus: recalibrating what success means.

Ad Age: Lei ha detto che parte del suo lavoro sarà cambiare il modo in cui Hearst costruisce la relazione con i consumatori online. Quali saranno le novità?

Mr.Young: Misureremo con precisione quel che coinvolge i lettori e li spinge a interagire. Come chiunque nell’industria, cercheremo nuovi modi di misurare il coinvolgimento che vadano oltre gli unique visitor e le pageview. Se cerchi un metro della qualità della relazione, gli unique e le pageview non descrivono il valore di un certo lettore. Questo sarà uno degli impegni principali: ridefinire cosa significa aver successo.

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