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Idee per cambiare i periodici (ma scordiamoci il passato) – Congresso Fipp a Roma

Copie e pubblicità non bastano più alle riviste. Bisogna trovare fonti aggiuntive di guadagno. Ma i periodici non moriranno. Se ne parla al Congresso della Fipp, l’associazione mondiale degli editori di periodici. A Roma, ieri e oggi.

IL PUNTO DI VISTA DEGLI EDITORI Ascolto chiunque parli di giornali. Ma l’attenzione raddoppia se a prendere la parola è chi guida un grande gruppo editoriale. Perché sicuramente sa fornire un quadro d’insieme in cui è possibile distinguere tra quel che è vitale e quel che è accessorio.

Riprendo parte del discorso fatto ieri da Ernesto Mauri, Ceo di Mondadori, alla apertura del Congresso mondiale di Fipp a Roma. Dove si ritrovano anche oggi i più grandi editori internazionali, in prima fila Hearst, Time Inc., Axel Springer. Dalle parole dei loro rappresentanti al convegno sono usciti innumerevoli esempi di strategie e scelte per lo sviluppo dei periodici.
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Congresso periodici americani /2

Flash e dichiarazioni sparse dal “congresso” della Association of Magazine Media, che si è tenuto a San Francisco.

I quotidiani non sono stati sufficientemente veloci nella transizione al digitale, visto che per ogni lettore del cartaceo che “se ne va” non ce n’è un altro che lo rimpiazzi (sul digitale). Quanto ai periodici, l’imminente collasso del servizio postale americano, i media social e online, e il cambiamento nelle abitudini di lettura sta colpendo l’ultimo sopravvissuto dell’era della stampa.

Hearst Usa ha oltre 700 mila abbonati digitali, per l’80 per cento nuovi. La partecipazione alle attività social e di dialogo su piattaforma digitale (engagement) è del 70 per cento, con punte del 90 per cento per alcune testate.

La nostra “piazza” principale era l’edicola, ora è un media multiplex con molti, differenti schermi. Dobbiamo cercare di capire cosa funziona meglio in ciascun canale.

Per aver successo, al di là della piattaforma presa in considerazione, gli editori di magazine devono crecare una soluzione digitale per i loro prodotti, senza però diventare essi stessi technology companies.

Non c’è miglior sfida di quella che ti vede schierato dalla parte del cambiamento. I lettori di magazine vengono coinvolti sempre più in uno scambio con gli editori, e gli editori sono in grado di dar loro contenuti attraverso un numero di piattaforme sempre maggiore. Tuttavia esiste una distanza economica tra le dimensioni degli utenti, l’intensità del loro coinvolgimento e il valore economico che gli inserzionisti al momento attribuiscono ai magazine, soprattutto nella versione cartacea, stampata.

Foliomag: parole dal congresso dei mag americani

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Cos’è un periodico? Flash dal congresso dei magazine americani

Flash e dichiarazioni sparse dal “congresso” della Association of Magazine Media, che si è appena concluso a San Francisco.

L’audience complessiva dei magazine è aumentata dal 2010 del 4 per cento (le persone che leggono i periodici, anche senza acquistarli) e il numero di marchi che hanno fatto pubblicità è cresciuto del 57 per cento sull’insieme delle piattaforme dei magazine (carta, online, tablet) dal 2010.

Si è insistito soprattutto sulla necessità di valorizzare, rafforzare, potenziare i brand. L’attenzione è andata sugli asset digitali (tablet, mobile, online, social… ) e su come queste piattaforme giocheranno una parte centrale nella crescita e sullo stato di salute dei magazine nel prossimo futuro.

Da novembre la rivista People proporrà una nuova app che consente ai lettori di accedere a contenuti speciali sulle loro star e celebrity preferite, aprendo un nuovo canale alla pubblicità.

Si fa un uso poco corretto di Twitter. I migliori periodici non fanno monologhi ma rispondono ai lettori con re-tweet e reply. «A follower is a subscriber».

Mediamente, il following su Twitter di un periodico corrisponde al 14 per cento della sua diffusione.

Twitter amplia il significato di giornalismo. Il momento in cui lo staff editoriale inizia a parlare con i lettori è un momento di verità, dove gli utenti si sentono accolti e ascoltati dal brand.

Che cos’è un periodico? è stato chiesto a Pamela Maffei McCarthy, deputy editor del New Yorker. «C’è un aspetto centrale che rimane presente in tutte le testate e in tutti i tempi. E’ una “critical mass” di scrittura e immagini, spesso su uno specifico soggetto, che ha una voce precisa. C’è stato un tempo in cui abbiamo messo assemblato tutto questo in un unico luogo e in un unico atto. Ma ora ci sono molti modi ed è 24 ore al giorno per 7 giorni. Era nostro dovere accogliere i lettori nel nostro mondo, ora è il nostro universo dove molte cose diverse avvengono».

L’originale: “There is a core that goes across all titles and all times,” she said. “It’s a critical mass of writing and pictures, very often subject specific, with a voice. There was a time we assembled it all in one place and in one time. But now there are a dozen ways and it’s 24/7. We used to welcome readers to our world, now it’s to our universe where all sorts of things are going on.”

 

La fonte: «FOLIO is the only magazine that serves the entire magazine publishing industry. Whether you’re on the front lines of editorial, sales, design, production, marketing, or emedia, our magazine keeps you up to date on the latest trends and news in the magazine publishing industry. From case studies, to interviews and articles, FOLIO magazine will provide you with the latest information and news regarding the audience development industry».

Folio Mag: il futuro dei periodici va costruito dai periodici

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