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Timeline: I 10 Anni Che Cambiarono I Giornali (Cronologia Multimediale)

Un racconto con testi, foto e video dei 10 anni di cambiamenti nei giornali degli Stati Uniti. Una timeline, una cronologia multimediale. Per ricevere chiavi di lettura sul presente di quotidiani, riviste, media digitali. Valide anche per l’Italia

Ho realizzato una timeline, una cronologia multimediale sugli ultimi 10 (14) anni di cambiamenti nei periodici e nei media americani. Date, foto, video per raccontare le chiusure di Life e Gourmet, il ritorno in edicola di Newsweek, la vendita di Washington Post al padre di Amazon e l’avventura giornalistica del fondatore di eBay. Con tante chiavi di lettura uscite in 20 mesi di Futuro dei Periodici.

Ecco la schermata della timeline. Ma per vederla in funzione dovete andare a questo linkI 10 anni che cambiarono i giornali (purtroppo il programma non può essere inserito in un post di WordPress). Date un’occhiata e sappiatemi dire. E’ una cavalcata tra 22 fatti, una storia dei giornali vista dal mondo dei periodici.

Timeline: I 10 anni che cambiarono i giornali.

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In Uk la Pubblicità Torna ai Livelli Pre-Crisi

La pubblicità in Gran Bretagna è tornata a livelli di prima del 2007. Quando la crisi non era ancora esplosa. Ne beneficia anche la carta stampata. Che però deve fare innovazione

Sì, in Gran Bretagna c’è il boom della pubblicità. I dati del Rapporto This Year, Next Year UK di GroupM, società che si occupa di investimenti nei media, dicono che nel 2013 la spesa dovrebbe essere del 7%, il doppio di quanto previsto a maggio.

Complessivamente, la somma spesa dovrebbe raggiungere 13,9 miliardi di sterline, superando il picco raggiunto nel 2007, prima della crisi. Ben oltre quel che si registra in altri paesi europei. Nel 2014 si prevede che gli investimenti arrivino a 14,8 miliardi: +6%. Spettacolare ma non fenomenale, è il commento di GroupM, se si considera che il prodotto interno lordo della Gran Bretagna è cresciuto del 9% dal 2008.

Il digitale pesa ormai per il 44% sugli investimenti pubblicitari nel paese. E la carta stampata? Tra crescita della tv e del digitale, i giornali lottano per ridurre le perdite temute e contenere i danni sotto il 10%: perdite in investimenti pubblicitari a una sola cifra.

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La crisi della pubblicità: Publikompass, Prs, Visibilia e Guido Veneziani

Concessionarie di pubblicità che comprano giornali, altre che licenziano e si ridimensionano. Queste società che sono delle protagoniste dell’editoria stanno seguendo la strada dei giornali: acquisizioni, ristrutturazioni, ripensamento del business.

(Aggiornamento: sono usciti i dati sulla racconta pubblicitaria nei giornali nei primi 8 mesi del 2013. I quotidiani fanno, a fatturato, -22,4%, i periodici -25,3).

Vi siete chiesti perché una concessionaria di pubblicità compra le riviste di RCS? Perché Visibilia di Daniela Santanchè fa offerte per lo stesso pacchetto di giornali e poi si consola provando a comprare i giornali di Guido Veneziani e una rivista specializzata chiusa da Mondadori? E perché Publikompass, leader in Italia su carta e web, annuncia la chiusura di sedi e la mobilità di oltre 80 agenti?

Domande che si fanno i giornalisti. Si accorgono che la tempesta dell’editoria ha investito non solo le loro testate, comportando dal 2008 a oggi centinaia di pensionamenti e licenziamenti, ma anche il mondo contiguo della pubblicità. Per questo me ne occupo.

Leggendo in giro, e parlandone con un lettore di questo blog che conosce bene questo mondo (grazie del confronto!), mi sono fatto queste idee, tutte suscettibili di aggiustamenti.

1) La pubblicità, come sappiamo, è in crisi tanto quanto se non più dei giornali. Il calo degli investimenti è stato, dal 2008 a tutto il 2012, solo nei periodici, pari a quasi 500 milioni di euro. Nel 2008 gli investimenti di pubblicità nei magazine erano 1.149 milioni, nel 2012 sono stati 650 milioni, nel 2017 si prevede possano essere 524 milioni di euro.
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Che tempo che fa/ Gruppo l’Espresso -19% di pubblicità

Per capire l’aria che tira nei giornali italiani, e nei periodici, basta leggere questi lanci usciti ieri.

Partecipando al convegno «Europa: il nostro futuro», l’ingegnere Carlo De Benedetti, presidente onorario del gruppo Cir, ha detto che la raccoltà pubblicitaria della sua “azienda”, l’Espresso, segna in novembre un -19%, dato che, sommato ai mesi precedenti, porta il calo pubblicitario complessivo nel 2012 a -15%.

Ha aggiunto di prevedere, per i prossimi mesi, ristrutturazioni nei principali gruppi editoriali italiani ed europei. Stanno per arrivare, conclude De Benedetti: «Tagli, tagli e tagli».

Tanto per dire che la crisi durerà ancora. Ecco l’aria che tira. Nell’editoria.

radiocor: gruppo espresso perde in novembre 19% di pubblicità

radiocor: tagli, tagli, tagli prevede De Benedetti

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Condé Nast annuncia il lancio di Vanity Fair in Francia

La domanda è quando, esattamente. E perché annunciarlo ora, molti mesi in anticipo rispetto all’estate, stagione prima della quale (un po’, molto…) dovrebbe avvenire, dunque, alfine, il lancio di Vanity Fair in Francia.

Ma sono domande che forse interessano meno di tutte le altre considerazioni fatte dal New York Times. Si riflette sull’andamento del mercato francese dei magazine (che quest’anno cresce lievemente, ma cresce, mentre i quotidiani perdono pesantemente), sul perché Condé Nast abbia atteso anni prima di pianificare il lancio di Vanity in Francia, su come è cambiato il rapporto dei politici con la stampa e come gli inserzionisti non ritirino più la pubblicità da quei giornali che frugano nella vita privata dei politici (un mutamento avvenuto sotto la presidenza di Nicolas Sarkozy e balzato all’occhio un anno fa, con lo scandalo di Dominique Strauss-Kahn), del perché ci sia preoccupazione nel settore editoriale del lusso sulla tenuta di una raccolta pubblicitaria finora non anticiclica ma quasi.

M’interessa perché: 1) permette un confronto indiretto con il mercato italiano, molto più in difficoltà di quello francese.

Il punto: anche nel mezzo di una crisi si può lanciare un prodotto editoriale forte?

(leggete qui l’articolo) The New York Times: Condé Nast lancerà la versione francese di Vanity

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Condé Nast e alcune buone notizie per i giornali

Condé Nast torna a fare i muscoli esibendo i risultati in Gran Bretagna e nel Vecchio Continente. L’articolo del London Evening Standard riporta che l’anno scorso nel Regno Unito Condé Nast ha visto crescere i ricavi del 5,2 per cento a 117,9 milioni di sterline e gli utili prima delle tasse del 14 per cento a 17,3 milioni. In Europa, Condé Nast International ha fatto ancora meglio con un incremento del fatturato del 7,7 per cento a 460,2 milioni di sterline e con un margine di 43,5 milioni di sterline, incluso, BADATE BENE, un buon risultato in Spagna e Italia.

Condé Nast continua a far soldi con copie e pubblicità in Uk.

 

M’interessa perché: 1) i glossy magazines, è confermato, reggono meglio la crisi; 2) forse hanno anche un futuro.

 

Il punto è: ci sono magazine che rispondono meglio alla crisi.

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