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Periodici/ The Atlantic torna al paywall, il sito a pagamento

The Atlantic, mensile americano con 155 anni di storia che è stato rifondato mettendo il digitale al primo posto, potrebbe chiedere ai proprio lettori di pagare per accedere ai contenuti on line. Sarebbe un rovesciamento di quella linea, adottata nel 2008, che ha permesso alla testata di fare per la prima volta utili nel 2010.

La notizia, che riprendo da Forbes (il link all’articolo in inglese è alla fine di questo post), è interessante non tanto per il giro d’affari di The Atlantic, che nel 2010 portò a casa un utile di appena un milione 800 mila dollari, ma per gli spunti di riflessione sul modo in cui carta e digitale pesano negli equilibri di una casa editrice di periodici e su come affrontare la spinosa questione dei contenuti giornalistici a pagamento nei magazine.

PERIODICI E DIGITALE. I siti di magazine e quotidiani hanno infatti caratteristiche molto diverse e quindi richiedono soluzioni ad hoc. Finora aveva senso parlare di sito a pagamento soprattutto per i quotidiani (e anche su questo ci sono scuole di pensiero contrapposte). Ha molto meno senso, si pensava, ha un paywall per i magazine. Ma le cose sembrano cambiate sulla scia della chiusura di Newsweek e delle trasformazioni del mercato, arrivo dei tablet incluso.

The Atlantic è un giornale che mi incuriosice, già il nome è altamente evocativo, e infatti questo blog ne ha raccontato la storia un paio di mesi fa. La casa editrice che pubblica questo periodico vecchio di 155 anni ha diffuso l’altro giorno dati sull’andamento delle attività digitali. Ricordo che fino al 2008 il magazine, che si occupa di politica, esteri, economia, cultura, aveva un sito a pagamento. Aver abbattuto il paywall e puntato sul digitale ha permesso di far tornare in attivo la testata.

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Non solo l’Edicola Italiana per diffondere quotidiani e riviste digitali

Nasce l’edicola online dei giornali italiani, si chiama Edicola Italiana, si possono acquistare, leggere, scaricare le versioni digitali dei quotidiani e delle riviste dei maggiori editori del nostro Paese. Sono sei gli editori consorziati: Caltagirone, Gruppo Espresso, Il Sole 24 Ore, La Stampa, Mondadori, Rcs Mediagroup. Altri potranno aggiungersi ed esporre i propri giornali, i settimanali, i mensili e le altre testate del portafoglio.

PER TABLET. L’atto costitutivo di Edicola Italiana, riferisce Il Sole 24 Ore (l’articolo è riportato in link alla fine di questo post), è stato firmato nei giorni scorsi a Milano. I lettori dei giornali e delle riviste degli editori che fanno parte di questo consorzio potranno acquistare le versioni per pc, tablet o smartphone. Si tratta di una manovra per sfuggire anche ai sistemi di prezzi imposti dalle edicole online esistenti, come Apple Newsstand (che trattiene il 30% dell’acquisto).

ALTRE AZIONI. L’Edicola Italiana fa parte di un’azione più ampia degli editori, così penso ma ormai mi sembra evidente, per incoraggiare e diffondere la lettura nel digitale, sviluppare prodotti specifici e mettersi al riparo da concorrenza scorretta, balzelli di mediatori, pirateria, come questo blog aveva tentato di approfondire in un post di qualche tempo fa. L’Edicola si aggiunge alla guerra per far pagare Google, all’uscita di tablet degli editori italiani, alla chiusura per azione della magistratura del sito pirata (che però ha riaperto nei giorni scorsi) Avaxhome, dal quale si possono scaricare gratuitamente, ma illegalmente, copie digitali complete dei giornali.

IL PUNTO: gli editori italiani si stanno muovendo nel digitale. Lo fanno anche con azioni coordinate, di difesa comune, come nel caso di Edicola Italiana.

Il Sole 24 Ore: edicola online di giornali italiani

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Francia/ Ecco quante copie digitali vendono i periodici

Date un’occhiata a queste tabelle, sono le diffusioni dei principali settimanali e mensili francesi. Riguardano il primo semestre del 2012. Il dato interessante è quello delle copie digitali, copie replica del giornale di carta vendute nell’edicola online. Fa meglio di tutti Le Monde Magazine, che supera le 16 mila copie digitali. Non molto, non molto.

Journal du net: diffusioni e copie digitali in Francia

M’interessa perché: 1) come per i dati sulle diffusioni Usa (guardate il mio post del 20 agosto 2011), anche in Francia s’iniziano a rendere pubblici quelli delle copie digitali; 2) anche in Francia, come negli Usa, è davvero difficile vedere per il momento nella “copia” digitale una offerta che possa in seppur minima misura compensare le perdite, rilevanti, dell’edicola, del newsstand.

Il punto: riflettiamo su cos’è lo sviluppo digitale dei priodici, se bisogna offrire “giornali” completi o invece puntare su altro, un bouquet di servizi, scambi di opinioni, iniziative e una spruzzata di contenuti giornalistici che alimentano un dialogo con il lettore e rafforzano il brand, allargandone il raggio d’azione al di fuori dell’ambito prettamente giornalistico.

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Australia/ Più tablet, più periodici

L’agitazione che c’è in questi giorni in Australia per l’arrivo del Gruppo Bauer, editori tedeschi, promuove riflessioni sui magazine e, guardate un po’, sul digitale. In questo pezzo del Canberra Times si dice, in sostanza, che aumenteranno i lettori di periodici, i lanci di nuove testate, e si diffonderà un fenomeno nuovo, reso possibile dal comparire delle edicole digitali: l’acquisto globale di testate un tempo confinate in mercati nazionali. Un solo dato per spiegare perché si fanno queste (facili?) previsioni: si prevede che nel 2016 metà della popolazione australiana avrà un tablet.

Canberra Times: tablet e periodici

 

M’interessa perché: 1) vede i tablet come amici dei periodici (ma addio al lato glossy); 2) descrive un nuovo fenomeno internazionale: l’edicola senza confini. Beati gli editori in lingua inglese. Pare che alcuni quotidiani britannici vendano bene negli Usa e forse non è un caso che l’ex direttore della Bbc sia approdato negli sates, al New York Times.

 

Il punto: le acque sono meno torbide, si inizia a vedere cosa c’è sotto e (ahi, qui son facili le ironie) pare che ci sia una strada per non affondare.

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