Archivi tag: editori americani

Le 10 Copertine Dell’Anno Nei Magazine

Gli editori americani di periodici della American Society of Magazine Editors hanno selezionato 10 copertine per il Best Cover of the Year contest, il premio per la miglior copertina dell’anno.

10 finalisti, ciascuno in rappresentanza di una differente categoria. 

Il vincitore sarà annunciato il 30 aprile.

Colpiscono 2 delle 10 copertine che vedete nel mio post. 

La prima è quella che mostra George Clooney per W Magazine: l’attore indossa un abito di Giorgio Armani interpretato da Yayoi Kusama, un’artista giapponese nota per la sua ossessione per i punti (in Italia ha esposto opere nel 2010 al Pac di Milano).

La seconda fa breccia, va da se, nel pubblico maschile: è il numero per i 100 anni di Vanity Fair con la modella Kate Upton, più sexy che mai.

Le 10 copertine per 10 categorie di periodici sono:

1) News, politica, business: Boston Magazine.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Annunci
Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , ,

Negli Usa Si Mettono Regole Alla Native Advertising

Negli Stati Uniti aumenta la preoccupazione sulla native advertising. E si è deciso che la nuova forma di pubblicità, simile ai contenuti giornalistici, dovrà essere etichettata. Per non danneggiare le testate e chi ci lavora

NUOVE REGOLE Qualsiasi cosa sia, la native advertising*, la nuova tendenza nella pubblicità sulla carta e nel digitale, deve essere segnalata al lettore. Lo si dice negli Stati Uniti, dove l’industria e il comune sentire sono allergici alle regolamentazioni ridondanti. In dicembre ci sarà un’audizione alla Federal Trade Commission sui contenuti sponsorizzati, categoria pubblicitaria che si stima possa avere un valore complessivo di 1,9 miliardi di dollari nel 2013. E l’American Society of Magazine Editors (Asme) ha diffuso una versione aggiornata delle linee guida editoriali con indicazione sulle best practices riguardanti la native advertising: prevedono che questa forma di comunicazione, simili ad articoli e contenuti giornalistici, sia sempre chiaramente etichettata sulle pagine e nei siti.

NELL’INTERESSE DI CHI? D’altra parte gli editori americani sanno difendere i loro interessi: si rendono conto che Stato (pubblicità) e Chiesa (giornalismo) devono restare separati proprio perché il lettore se ne accorge e assegna meno valore alle testate che mescolano le due forme di comunicazione. E i giornalisti americani non si fanno garanti del lettore (impostazione etica) ma della qualità del proprio lavoro (impostazione professionale).

Credo che due cose siano chiare.

Continua a leggere

Contrassegnato da tag , , , , , , , , ,

Ricerca negli Usa/ Perché i periodici sono ancora necessari

Dicono che alla gente i settimanali e i mensili non interessano più. Dicono che la pubblicità se ne va su altri media, da internet alle televisioni digitali. E non lo sapete che i ragazzi, come mio figlio di 16 anni, non leggono più i giornali? Mentre i newsmagazine sono formule informative morte e defunte.

C’è del vero in tutto questo, come il mio blog ha chiarito (innanzitutto a me stesso) attraverso 100 e più post con notizie, studi, commenti sulla crisi della carta stampata.

Ma quando alle considerazioni delle persone preparate si somma il coro di quelli che la sanno sempre più lunga (ma non sanno niente e sono solo dei pappagalli), pronti a bastonare il corpo caduto a terra, viene voglia di reagire. Non si lincia chi è in difficoltà. E state attenti alla reazione fiera di qualcuno che ha dato molto.

Veniamo al dunque. I magazine possiedono ancora una forza di attrazione per i lettori e per i pubblicitari. La natura di questo medium è unica e non ancora eguagliata dal nuovo che avanza.

Lo ricorda e spiega uno studio pubblicato nella prima parte del 2012 dall’Association of Magazine Media (Mpa), associazione degli editori di periodici statunitensi (175 editori, 900 pubblicazioni): Magazine Media 2012/2013. C’è una componente autopromozionale nei dati e nei commenti che sto per riportare. Ma aiutano a capire che i periodici sono un prodotto che conserva caratteristiche utili a molti. Sia i giornali di carta sia i “pidieffoni” (le copie in pdf dei giornali scaricabili online) sia le versioni digitali più o meno originali.

Perché i magazine sono efficaci?

Perché il lettore spende in media 41 minuti su ciascun numero di una rivista: strabiliante. I contenuti e la pubblicità vengono “assorbiti” più in profondità che su altri mezzi.

I consumatori si fidano dei periodici e la pubblicità pubblicata su questi giornali è ritenuta più credibile di quella televisiva, radiofonica o di internet.

I magazine sono un medium universale: il 92% degli americani legge periodici, inclusi i millennials, i giovani nati negli anni Novanta o subito dopo.

Legge periodici il 92% degli adulti.

Legge periodici il 95% degli under 35.

E, udite udite, legge periodici il 96% dei giovani sotto i 25 anni. LEGGE PERIODICI.

L’età media dei lettori di periodici è vicina all’età media degli americani (45.8 anni).

Utenti di Internet: 41,4 anni.

Radio: 44,4 anni.

Periodici: 44,8 anni.

Televisione: 46,6 anni.

Quotidiani: 48,2 anni.

Ancora sui giovani. Sono coloro che consumano con maggior frequenza i periodi.

Ai pubblicitari interesserà sapere che (ma lo sanno già, anche se fanno finta di no, in questo periodo in cui si possono pretendere sconti incredibili sulle tariffe):

i 25 periodici più letti e diffusi degli Usa raggiungono più adulti e teenager della televisione; quando esce un numero del giornale, il numero di lettori che lo sfoglia continua a crescere per molti giorni (l’esperienza di lettura, e la ricezione della pubblicità, non si ferma nei primi giorni ma va avanti per almeno 10 giorni, e il messaggio produce effetti su un arco di tempo lungo); i lettori non vanno mai in vacanza e il numero rimane nei 12 mesi più costante che per la televisione, la radio, internet (i cali stagionali sono contenuti).

M’interessa perché: 1) i periodici conservano una ragione d’essere; 2) facile sparare su chi sta male, ma tante presunte verità sui periodici, entrate nei discorsi di tutti i giorni, sono forse luoghi comuni.

Il punto: capire se i periodici sopravviveranno, e conserveranno un interesse e un’utilità, dopo la crisi economica e con la transizione al digitale.

Mpa: factbook 2012/2013

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,
Annunci