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Perché preoccupa l’aumento dell’Iva sui collaterali delle riviste

Confermo che la decisione del Governo di aumentare l’Iva sui prodotti collaterali, venduti insieme ai giornali, portandola dal 4 al 21 %, è un grosso problema.

Dissento da chi minimizza, ignora, irride, trova scandaloso il problema dei collaterali, problema che riguarda, per chi non è dell’ambiente, i cd, dvd, libri, borsette, collane, «bamboline», venduti in edicola insieme alle riviste e ai quotidiani. Un equivoco, il pensare che si tratti di una faccenda secondaria e priva di conseguenze, in cui cade anche chi conosce a fondo il mondo dei giornali.

LA NOTIZIA. Gli editori hanno lanciato al Governo, l’altro giorno, un appello affinché l’Esecutivo torni sui suoi passi e non proceda con l’aumento dell’Iva, con un’incidenza che, su una parte di questi prodotti, dovrebbe passare dal 4 al 21%. Una iattura per editori ed edicolanti, questi ultimi convinti di perdere, se la misura non dovesse essere rivista, il 35% dei ricavi (non proprio nei ricavi, ma questa è la sostanza).

No, non è il solito pianto del commerciante.

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Il declino della pubblicità sui quotidiani americani: in cinque anni perso il 60%.

Guardate la tabella. Indica il declino della pubblicità sui quotidiani americani. Dal 2005 a oggi il calo è stato del 60%. Sette anni, un’altra epoca.

Newspaper and ad

Nel 2012 la raccolta pubblicitaria è calata dell’8,5%, a 18,9 miliardi di dollari. Il picco era stato raggiunto nel 2005 con 47,4 miliardi di dollari. Il bello è che nel 2012 la spesa complessiva in pubblicità negli Stati Uniti è cresciuta del 3%, a 139,5 miliardi di dollari. In altre parole, la pubblicità cresce ma la carta stampata è stata superata da altri media.

E i periodici, cui questo blog è votato? Nel 2012 sono state raccolte 150.699 pagine di pubblicità contro un totale di 243.305 pagine nel 2005. In sette anni il calo è stato del 38%.

Il Punto: il crollo di una delle due grandi voci di ricavo della carta stampata.

Media Daily News: il calo della pubblicità nella carta stampata americana.

Media_Daily_News

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Apriresti un sito di e-commerce del tuo giornale? – L’editore di Men’s Health lancia il negozio online

Rodale, l’editore di Men’s Health, si lancia nell’e-commerce con un sito web di prodotti naturali e molto fashion che portano il marchio della società. Per la prima volta i giornali non fanno da tramite tra venditori e lettori ma propongono una propria selezione, garantita dal brand. Il giornale apre il proprio negozio.

Ci sono l’asciugamano di microfibra per lo yoga, intessuto di strisce di cocco di riciclo, e un paio di jeans fatti con cotone non trattato chimicamente. Tazze di porcellana per noodle realizzate a mano con materiale “sostenibile” e articoli per il fitness, la bellezza, la piscina.

Rodale ha scelto 500 articoli che ritiene coerenti con la propria filosofia improntata al benessere, la salute, la forma fisica, incarnati dalle testate Men’s Health, Women’s Health, Prevention.

 

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Il boom del digitale in Germania

In Germania le piattaforme digitali continuano a guadagnare terreno e la crescita è trainata dagli smartphone e dalla pubblicità su internet.

Il numero di persone che si collegano alla rete con apparecchi wireless è cresciuto del 35% nel 2012, raggiungendo i 29 milioni, e dovrebbe salire a 60 milioni nel 2016.

Nello stesso periodo i ricavi dei quotidiani di carta, ora equivalenti a 8,6 miliardi di euro, dovrebbero scendere dello 0,5% ogni anno. I periodici, che oggi valgono 5,8 miliardi di euro, scenderanno dello 0,3% l’anno.

Smartphone e tablet, uniti al progressivo passaggio degli investimenti pubblicitari sulle piattaforme digitali, sono gli elementi che spiegano questi cambiamenti.

La spesa per la pubblicità online è cresciuta del 12,3% nel 2011, le tariffe dell’11,2%. Risultato, la quota di ricavi pubblcitari nell’area media ed entertainment di internet è salita al 23 % e ha superato per la prima volta quella della televisione, ferma al 20,8%.

La quota di mercato della pubblicità su internet salirà al 37% entro il 2016.

Werner Ballhaus, responsabile tecnologia, media e telecomunicazioni di PwC (società tedesca di auditing e consulenza), commenta: «Per il mercato dei media e dell’entertainment, il motto ora è: “Il digitale è la nuova norma”. La domanda non è più se includere il digitale nel modello di business, ma piuttosto come integrarlo nei processi e nelle strutture organizzative».

M’interessa perché: 1) descrive il cambiamento in atto in un paese più avanzato dell’Italia, ma simile; 2) spiega che il digitale, nel settore dei media e del giornalismo, è ormai una realtà consolidata.

Il punto: si sta componendo il puzzle.

La fonte: «WARC is a marketing information service that organises events, publishes magazines and journals, provides data (including forecasting of trends and expenditure etc)».

Gerrmania, il boom dei media digitali

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