Archivi tag: Fieg

Perché preoccupa l’aumento dell’Iva sui collaterali delle riviste

Confermo che la decisione del Governo di aumentare l’Iva sui prodotti collaterali, venduti insieme ai giornali, portandola dal 4 al 21 %, è un grosso problema.

Dissento da chi minimizza, ignora, irride, trova scandaloso il problema dei collaterali, problema che riguarda, per chi non è dell’ambiente, i cd, dvd, libri, borsette, collane, «bamboline», venduti in edicola insieme alle riviste e ai quotidiani. Un equivoco, il pensare che si tratti di una faccenda secondaria e priva di conseguenze, in cui cade anche chi conosce a fondo il mondo dei giornali.

LA NOTIZIA. Gli editori hanno lanciato al Governo, l’altro giorno, un appello affinché l’Esecutivo torni sui suoi passi e non proceda con l’aumento dell’Iva, con un’incidenza che, su una parte di questi prodotti, dovrebbe passare dal 4 al 21%. Una iattura per editori ed edicolanti, questi ultimi convinti di perdere, se la misura non dovesse essere rivista, il 35% dei ricavi (non proprio nei ricavi, ma questa è la sostanza).

No, non è il solito pianto del commerciante.

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Crisi dei giornali e Croce Rossa – Ironia involontaria

Ieri, rileggendo in serata il mio ultimo post, quello sulla crisi dei giornali in Italia, mi sono accorto che WordPress aveva caricato nella mia pagina una pubblicità (non ho ancora attivato l’opzione per avere un blog libero da inserzioni). Era uno spot della… Croce Rossa americana. Giuro che l’accostamento con lo stato dell’editoria italiana, piuttosto preoccupante, è stato puramente casuale.

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L’online è il futuro dei giornali, ma oggi la carta resta il nostro cuore

Il 90 per cento dei ricavi dell’editoria proviene dalla carta, nonostante la transizione al digitale sia in atto. Lo dice il presidente dellla Federazione italiana editori di giornali, Giulio Anselmi (un giornalista).

Questo è uno dei punti che mi sono diventati chiari scrivendo questo blog, mese dopo mese. All’inizio avevo le idee confuse e credevo fosse necessario investire a più non posso nel digitale. Ho sentito persone dire che è necessario trasferire il più rapidamente i nostri giornali di carta nella nuova dimensione.

Non è così. Lo dicono mille notizie, ricerche, segnali.

L’ultimo, per noi italiani, è stato il convegno «Carta e Web: l’integrazione tra scelte strategiche e tecnologie» che si è tenuto il 10 aprile in Senato, a Roma.

Leggete l’articolo, uno dei tanti, del Corriere delle Comunicazioni, riportato in link alla fine del post.

Riporto solo le frasi di Giulio Anselmi, presidente di Fieg.

La carta rappresenta sempre il 90% dei ricavi del settore editoria. L’editoria nel 2012 presenta dati in rosso per il quinto anno consecutivo nonostante l’integrazione in atto con il digitale, che dà segnali positivi. La filiera della carta occupa 213mila addetti, pari al 5% dell’occupazione nel settore manifatturiero, che diventano 740mila con i 527mila addetti dell’indotto. Serve un sostegno forte per un settore stragico per l’informazione e per l’economia del paese”.

Il Web “rappresenta il nostro naturale interlocutore come via d’uscita da questa situazione ma la carta resta il nostro punto di riferimento. Non lo dico da nostalgico e non nativo digitale, ma lo dico guardando i numeri. L’online è il futuro, ma oggi la carta resta il nostro cuore”.

M’interessa perché 1) stabilisce le priorità d’intervento e di spesa per gli editori: sostenere la carta, sviluppare poi il digitale; 2) evita che l’entusiasmo digitale faccia danni; 3) leva l’allarme sull’impatto sociale della crisi della stampa in Italia.

http://www.corrierecomunicazioni.it/it-world/20693_anselmi-fieg-editoria-il-90-dei-ricavi-dalla-carta-solo-il-10-dal-web.htm

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Edicole, abbonamenti dei periodici e lo US Postal Service

Con la consegna degli abbonamenti nelle edicole e l’informatizzazione dei punti vendita gli editori e i giornalai cercano di conservare la rilevanza dei prodotti di carta. Da cui si continua a fare il 90% del fatturato. La carta rimane un’àncora di salvezza anche per le Poste degli Stati Uniti. Nell’attesa che si compia il passaggio dei giornali al digitale.

È naturale parlar molto delle edicole virtuali, dei newsstand, ma nel corso di questa incerta transizione al digitale dei giornali, fase dalla durata indefinibile, il luogo dove si continua a vendere il numero di gran lunga più grande di quotidiani e periodici rimane l’edicola sotto casa.

A metà novembre gli editori italiani aderenti alla Fieg (la federazione che raccoglie i principali gruppi) hanno concluso un accordo con alcune delle principali associzioni sindacali dei giornalai (accordo, dico subito, contestato da una parte degli edicolanti) che prevede la distribuzione degli abbonamenti in edicola. I lettori che si abbonano alle testate italiane dovranno raggiungere l’edicola di riferimento per ritirare la loro copia del giornale. Il piano prevede una sperimentazione di un anno, poi si valuteranno i risultati. In Italia vengono distribuiti 230 milioni di copie in abbonamento per un valore, dicono gli editori Fieg, di 400 milioni di euro.

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La Francia si regala tablet ed edicole online per Natale

In Francia gli editori si aspettano il boom dei tablet per Natale. Intanto hanno aperto la strada al digitale. Gli editori transalpini hanno investito nelle edicole virtuali, promuovono le versioni digitali dei giornali e si svincolano dall’abbraccio asfissiante del Newsstand di Apple. Proprio come stanno facendo gli editori italiani, alleati con i francesi nella guerra a Google e all’informazione piratata e gratuita su Internet.

TABLET PER NATALE. Siamo cugini in tutto, anche nella battaglia per tenere in vita la carta stampata. In Francia, come racconta un articolo uscito su La Croix (è riportato nel link in fondo a questo post), il diffondersi dei tablet, fenomeno che si prevede possa avere una accelerazione grazie ai regali di Natale, sta diventando la base per una strategia degli editori in difesa dei giornali e per lo sviluppo di un digitale che contribuisca ad arrestare il declino dell’editoria giornalistica, compensi con nuovi ricavi le perdite della carta e dia un futuro a quotidiani e periodici.

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Gli editori italiani vogliono far pagare Google

Ovvero, ritornare al concetto che le notizie sui giornali sono frutto del lavoro di qualcuno e, in quanto tali, prodotti che vanno pagati da chi li consuma. Come un romanzo. Come la musica registrata. Al servizio pubblico pensa, o dovrebbe pensare, la Rai. Nelle biblioteche, luoghi bellissimi dove vorrei passare le giornate, si può leggere gratuitamente, e anche nei bar, pagando un caffè per sfogliare i giornali e accedere alle notizie intese come commodity, «ovvero un bene che può essere fruito, senza differenze sostanziali, da più fonti informative» (news come commodity).

E’ sempre stato così (con l’eccezione delle tv generaliste e della radio). Ma internet ha distrutto questa semplice verità

Grazie ai motiri di ricerca possiamo accedere alle notizie dei giornali senza pagar nulla. Possiamo leggere estratti dei principali articoli pubblicati online dai quotidiani. I motori di ricerca, Google in testa, aggregano notizie e traggono enormi profitti dal lavoro di editori e giornalisti, grazie alla pubblicità.

In Italia Google ha superato quest’anno in settembre la Rai nella raccolta pubblicitaria. Già due anni fa internet, nel nostro paese, faceva ricavi pubblicitari equivalenti a quelli dell’intero settore dei periodici, e la metà veniva intascata da Google. Se Fabio Vaccarono ha lasciato lo scorso luglio Manzoni advertising, concessionaria di pubblicità de L’Espresso, per diventare country manager di Google Italia, un motivo c’è. Ed il motivo è che il gigante dei motori di ricerca vuole crescere ancora e raggiungere in pochi anni un fatturato pubblicitario equivalente a quello di Mediaset. In altre parole, Google vuole diventare Mediaset, quel che il principale gruppo televisivo privato italiano è stato nei passati 30 anni.

Non deve quindi stupire (arriviamo alla notizia di questo post, ci arriviamo dopo una lunga introduzione, trasgredendo alla regola numero uno del giornalismo: notizia nell’attacco) la richiesta avanzata in questi giorni dalla Fieg, la Federazione italiana editori giornali, che chiede una legge per tutelare il diritto d’autore verso Google, gli aggregatori di news online e internet nel suo complesso.

Gli editori italiani della Fieg annunciano che la loro azione averrà di concerto con gli editori francesi, i quali, bisogna dire, sono più avanti, perché hanno già ottenuto l’appoggio del ministro francese all’Innovazione e all’Economia digitale, Fleur Pellerin. Italiani e francesi si coordineranno con i tedeschi. In Germania la Federazione dedli editori di quotidiani e l’Associazione degli editori di periodici hanno lanciato un’iniziativa giudiziaria contro Google, ottenendo l’appoggio del cancelliere Angela Merkel.

Questa “guerra” per il diritto d’autore sta assumendo contorni globali. In Gran Bretagna la Newspaper licensing agency già chiede somme agli aggregatori di notizie online. Ed è notizia di questi giorni che gli editori di quotidiani brasiliani hanno deciso di abbandonare Google. A qualcuno farà ridere il fatto che siano brasiliani, ma Google non ride: si tratta di decine di milioni di lettori/utenti.

M’interessa perché: 1) si ristabilisce il principio che l’informazione industriale è un prodotto di processi lavorativi e sudor della fronte, da tutelare e remunerare; 2) sta prendendo forma uno scenario in cui internet viene scavalcato e si accede direttamente a siti e piattaforme digitali che hanno notizie, con l’url o attraverso applicazioni; 3) in altre parole, l’accesso potrebbe in futuro diventare controllato e sottoposto a condizioni, non più libero; 4) non a caso l’articolo di Lettera43 riporta un’indiscrezione, secondo cui Repubblica e Corriere della Sera vorrebbero far pagare dal gennaio 2013 l’accesso ai loro siti di new, con un sistema paywall forse simile al New York Times.

Il punto: dare una prospettiva di sopravvivenza e, si spera, sviluppo all’industria delle notizie, anche con la modernizzazione e innovazione di contenuti, modalità di fruizione, tecnologie.

Fieg: ditirro d’autore e aggregatori di news su internet

Lettera43: news online a pagamento

Wall Street Italia: Google supera la Rai nella pubblicità

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