Archivi tag: giornalisti digitali

Consigli per verificare le notizie dei social network

Dopo le polemiche sulle notizie false o distorte riguardanti l’attentato alla maratona di Boston, si è aperto un confronto negli Stati uniti sui limiti del giornalismo nell’era di Twitter, sul ruolo dei giornalisti professionisti e sulla verifica delle informazioni che circolano nella dimensione digitale.

Riprendo da Mashable una lista di indicazioni e consigli elaborati dalla Bbc su cosa devono fare i giornalisti quando vogliono riprendere notizie, foto, filmati, commenti dai social network allo scopo di verificarne l’esattezza e la credibilità dei contenuti. In altre parole, per fare verifiche sullo user-generated content.

Avvertenza: quelle elencate sono regole di buon senso, adatte ai cronisti. Colleghi di cui avremmo bisogno, anziché pensionarli tutti. Se ne sconsiglia invece la lettura a coloro i quali dovevano fare i maître à penser ma, ingiustamente trascurati dal mondo che conta, hanno ripiegato sul giornalismo.

  • Puoi contattare chi ha postato il materiale, la fonte delle informazioni?
  • Le informazioni e le immagini sono troppo ben rifiniti per essere veri? I falsi sono più belli della realtà.
  • Dove il materiale è apparso per la prima volta online?
  • Puoi controllare la geo-localizzazione (la posizione geografica) della foto o del video? C’è corrispondenza con le mappe di Google Maps?
  • Le strade corrispondono a quelle che si vedono su Panoramio o Google Street View?
  • Le immagini assomigliano a quelle caricate da altri utenti dello stesso luogo?
  • Fai tutti i controlli, secondo la scuola dei vecchi reporter applicata ai nuovi media. Chiediti, tra l’altro: le condizioni meteo che si vedono nelle immagini sono compatibili con quelle descritte dai servizi meteo online per quel luogo e quel giorno? La segnaletica stradale e le targhe delle auto sono del luogo?

Il Punto: come fare i giornalisti in un mondo dell’informazione inondato dallo user-generated content.

Mashable: la verifica delle notizie dei social media.

mashable1-300x194

Annunci
Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , ,

Video: giornalista intellettuale, giornalista digitale

Ci ho pensato su molto prima di scrivere questo post. Distinguere tra giornalisti vecchi e giovani è, di questi tempi, argomento delicato. Ma è un tema che attraversa l’ambiente giornalistico.

Il video di questo post è stato pubblicato sul blog di Forbes. Parla Lewis DVorkin, Chief product officer della testata americana, prestigiosa, con una storia, ma molto cambiata in questi anni. Ne trovate una descrizione su «Breaking News» del professore Clayton M. Christensen della Harvard Business School (ampiamente ripreso da Futuro dei Periodici).

Forbes ha ancora una redazione, ma ogni giornalista coordina un gran numero di freelance, che fanno parte di una rete di 1000 contributors, tra scrittori, docenti universitari, giornalisti, esperti vari, businessmen, tutti specializzati in determinati soggetti. Postano le loro storie e rispondono dei risultati in termini di utenti e pagine viste (individual metrics). Il 25 per cento del budget della testata viene speso in collaboratori, i quali scrivono ogni anno circa 100 mila post.

Arrivo al dunque.

DVorkin descrive la differenza tra i giornalisti tradizionali, quelli che oggi hanno approssimativamente dai 50 anni in su, e la nuova ondata di giornalisti. Dice di aver partecipato qualche tempo fa a una rimpatriata tra ex colleghi di Newsweek, penne famose negli anni Ottanta, e di essere rimasto colpito come da uno schiaffo per la differenza tangibile tra questa generazione, che continua a lavorare come se nulla fosse cambiato, e i giovani di Forbes. 

«Very few “star” journalists of that time and space have made the trip to the digital world. Most of those I spoke with and saware pretty much doing what they did 20 and 30 years ago. They’re doing it for traditional media companies that haven’t changed much either, although executives at each have convinced themselves otherwise. Those no longer working romanticized about the past».

Parental advisory: questo video potrebbe essere ritenuto offensivo. I giovani potrebbero veder mascherato, sotto il tono elogiativo, lo sfruttamento che avviene in tante realtà giornalistiche. I «vecchi» potrebbero avvertire un implicito invito a farsi da parte. Condivido le preoccupazioni di entrambi.

Tutto questo e altro ancora emerge dal video di Lewis Dvorkin sulla nuova generazione di Forbes. Ma la sostanza è buona, anche se ampiamente irrorata di succo autopromozionale: il modo di lavorare in molte redazioni è cambiato.

Il Punto: com’è cambiato il mestiere di giornalista.

Forbes: la new wave di giornalisti

Forbes 2

Contrassegnato da tag , , , , , , , , ,

Il Gruppo Time crea una redazione video per i periodici

Time Inc crea una redazione che realizza video per i periodici del gruppo. I filmati arricchiscono l’offerta informativa giornalistica e sono un richiamo per gli investitori pubblicitari.

Il Gruppo Time, che come sapete pubblica l’omonimo newsmagazine ma anche settimanali e mensili come People, Fortune, Real Simple, Wallpaper, InStyle, Sports Illustrated, Life, ha annunciato la creazione di una unità dedicata alla produzione di video digitali per i brand della casa. Fino a oggi lavoravano alla produzione di video circa 20 giornalisti. Il Ceo (amministratore delegato) di Time Inc., Laura Lang, ha spiegato la decisione dicendo che la pubblicità è particolarmente interessata ai video.

L’importanza dei video, posti al centro dell’offerta giornalistica nel digitale, è ampiamente trattata nel Global Digital Media Trendbook 2012 di Fipp (la federazione mondiale degli editori di periodici), citato in un precedente post sul crollo della pubblicità nei magazine. Alcune tabelle del Trendbook dimostrano come guardare video sia l’attività più comune su internet.

Attività su tablet.

Cosa si fa su internet.

Cosa si fa su internet.

 

 

 

 

 

 

 

 

M’interessa perché: 1) cresce la fame di video nei periodici; 2) saltano sempre più i confini tra quotidiani, periodici, tv; 3) è la pubblicità a chiedere una maggiore articolazione delle piattaforme e dei canali; 4) quando la connessione a internet sarà più veloce e meno ingolfata, anche in Italia ci sarà il boom del video (ora vanno soprattutto le fotogalleries, i video hanno problemi di caricamento e fanno poco traffico nei siti).

adweek: Time Inc crea redazione video digitali

6a00e0099496db88330133f29b3a4d970b-250wi

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , ,
Annunci