Archivi tag: giornalisti

29 Giornali Che Hanno Cambiato Sede

Quotidiani che cambiano sede, che traslocano, che lasciano palazzi storici. O che danno in affitto il luogo dove si lavora. Negli Stati Uniti se ne contano 29

SUCCEDE NEGLI USA Come in un racconto di Thomas Pynchon, la realtà presenta, in contesti diversi, singolari coincidenze che lasciano disorientati. Ma c’è una ragione: i cambiamenti cui assistiamo sono universali. Un articolo uscito sul sito di Nieman Lab (legato all’università di Harvard: si pone l’obiettivo di aiutare i giornalisti a capire il loro futuro nell’epoca di Internet), scritto da una docente della School of Media and Public Affairs alla George Washington University, racconta alcune storie emblematiche.

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Anche Condé Nast fa i conti con la crisi dei giornali

Per quanto abbia imparato che è meglio tacere quando si parla di editori che chiedono stati di crisi, perché fino all’ultimo non si sa che piega prenderanno gli eventi, non posso non riportare che, leggendo su Italia Oggi e qualche sito web, anche la prestigiosa Condé Nast Italia sta affrontando un momento difficile.

Se nei mesi scorsi si diceva che questo editore non avrebbe mai chiesto uno stato di crisi, per non danneggiare la propria immagine patinata, pare che invece adesso ci si prepari a trattare con i giornalisti per arrivare alla applicazione di un contratto di solidarietà.

Probabilmente non serve spiegare di cosa si tratta, visto che mezza Italia lo applica e l’altra parte è in cassa integrazione. In sostanza, ai dipendenti si chiede di lavorare meno ore al mese e anche la retribuzione viene ridotta (ma poi in parte colmata da fondi pubblici). Ma questa ipotesi sarà presa in considerazione dall’azienda, a leggere Italia Oggi, solo dopo aver valutato i risultati di una politica di incentivazione (tre anni di stipendio per chi se ne va volontariamente).

Tempi duri, dunque, anche per Vogue, Glamour, Vanity Fair, Myself. Ma si attendono interventi del Governo italiano per ridare ossigeno a tutto il settore dell’editoria, più che mai sotto pressione.

Italia Oggi: Condé Nast pensa alla solidarietà.

Pambianconews: anche Condé Nast in crisi.

Vanity

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Com’è la redazione giornalistica digitale (e il Feedback Loop)

Se siete giornalisti digitali, saltate questo post. Lo stesso se lavorate alla Stampa o al Sole24 Ore.

Lo schema che vedete qui sotto, infatti, per voi è vecchio.

Ma se siete dei comuni mortali, e il vostro tran tran si svolge in un qualsiasi periodico italiano, forse questo schema, tracciato prima del 2010 da Lewis DVorkin, mefistofelico e stimolante capo dei contenuti di Forbes, potrebbe farvi riflettere.

Come cambia il flusso del lavoro nelle redazioni, i processi, quali nuove figure devono affiancare i giornalisti, come viene valutato il nostro lavoro?

A tutte queste domande risponde Lewis DVorkin nell’articolo riportato in link.

Per ingrandire l’immagine basta cliccare sopra.

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È chiaro che il giornalista, oltre a scrivere in modo efficace e preciso, deve anche pagare grande attenzione alla scelta degli argomenti e all’interazione con il lettore. Per meglio centrare gli obiettivi di traffico nello staff giornalistico vengono inserite figure di specialisti di social media, analisti del traffico. A Forbes, anche figure del marketing.

E il giornalista, nel crescere come professionista, deve tenere conto del feed back di lettori e analisti. Ma, specifica DVorkin, la pioggia di dati, la visualizzazione dei risultati di traffico, aggiornati secondo per secondo, devono spingere a far meglio, non sono la legge del giornalista.

The data is to help inform their journalism, not rule it.

Forbes: come cambiano le redazioni dei giornali.

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Le vere tendenze del giornalismo 2013

Leggo nel sito di Franco Abruzzo, ex presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia e insostituibile, infaticabile macinatore di notizie sul nostro mondo, un articolo de Il Post sulle tendenze del giornalismo del 2013, nel quale vengono riproposti i contenuti di un pezzo di Pandodaily, a firma Hamish McKenzie, sulle tendenze del giornalismo nel 2013. E ci sta che Futuro dei Periodici esca con un pezzo sulle tendenze del giornalismo nel 2013. Gioco di specchi del mondo digitale.

Ma…

Non credo che le tendenze indicate dal Post siano qualcosa di più che novità stuzzicanti del giornalismo digitale americano. Per carità, spaccio anch’io di questa merce. Ma bisogna fare attenzione a non confondere le tendenze del giornalismo in campo espressivo, i nuovi strumenti, le potenzialità con…

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Giornalisti, crisi, esuberi, licenziamenti: un quadro completo

Questa volta non è necessario tradurre in italiano l’articolo: è un rapporto del sindacato dei giornalisti sulla crisi nell’editoria, e il taglio dei posti di lavoro, a tutto settembre 2012.

58 le aziende che hanno presentato un piano di stato di crisi, 1139 i giornalisti coinvolti tra prepensionamenti, pensionamenti anticipati, contratti di solidarietà e cassa integrazione. In Lombardia (l’articolo riguarda in particolare questa Regione) i giornalisti interessati sono 720.

Sono? No, erano. Perché da fine settembre a oggi si sono aggiunti altri stati di crisi, altri tagli.

Faccio riferimento al piano di crisi dell’editore di periodici Gruner und JahrMondadori, che, nelle dichiarazioni dell’azienda, vuole lasciare a casa 36 giornalisti, la metà dei dipendenti. Vedremo se le trattative porteranno a un numero più basso, numero di eseuberi che però rimane preoccupante perché non si vedono grandi possibilità di evitare il ricorso ad ammortizzatori sociali traumatici (cassa integrazione). Speriamo che non sia così.

Si sono poi aggiunti gli stati di crisi di Telelombardia (nel settore televisivo non sono previsti per legge i prepensionamenti) e l’agenzia giornalistica locale del Gruppo L’Espresso, Agl (crisi che però ha una dimensione nazionale, non regionale), dove sono stati individuati dall’azienda 9 esuberi.

M’interessa perché: 1) questa è la realtà, al di là di qualsiasi ragionamento su dove il mondo dell’editoria vuole andare; 2) tagliare per recuperare risorse e poi investire nel digitale, è questo il senso? 3) non converrebbe riqualificare i giornalisti già assunti? O, forse, gli editori dovrebbero porre in modo più trasparente il tema del costo del lavoro giornalistico in Italia? 4) si rischia un disastro sociale: i giornalisti che escono dalla professione non ci rientraranno più.

Il sindacato dei giornalisti: i numeri della crisi dell’editoria.

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The Guardian: licenziamento di 100 giornalisti

Si racconta di come al Guardian, prestigioso quotidiano britannico, si debbano tagliare 100 teste di giornalisti, e di come se ne siano presentati volontariamente al capestro solo 30 (non vi fa venire in mente lo Stato di crisi non dichiarato ma strisciante di Condé Nast Italia?). Qui si narra di come il gruppo editoriale abbia dato mandato a una società di tagliatori di teste di individuare quali siano i costi da eliminare, per contenere perdite pesanti. E di quali riflessioni siano state avviate con il sindacato inglese dei giornalisti. Intanto si ricorda che un senior manager del gruppo Guardian ha dichiarato pubblicamente, alcuni mesi fa, che la strategia per il prossimo futuro è quella del digital first e del coinvolgimento di giornalisti non professionisti, reporter dilettanti, fotografi non professionali nella fattura del giornale. Digital firt, la parola d’ordine che risuona ovunque in questi mesi.

Telegraph: The Guardian deve licenziare 100 giornalisti

 

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36 giornalisti in esubero a Focus (Gruner und Jahr / Mondadori)

36 giornalisti in esubero, dunque destinati alla cassa integrazione: è questa la richiesta presentata ai sindacati dall’editore di Focus, Geo e Jack, la società Gruner und Jahr Mondadori, joint venture dell’editore tedesco Bertelsmann e del marchio di Segrate.

Il piano di Stato di crisi è stato presentato ai dipendenti mercoledì 3 ottobre e prevede la chiusura di tutte le testate dell’editore tranne Focus, Focus Storia, Focus Junior, Focus Pico. Addio a Jack, Geo, e a molti spin off di Focus, da Wars a Domande e risposte e Brain Trainer.

L’articolo del Corriere della Sera, che vi invito a leggere usando il link qui sotto, è più ricco di dettagli e racconta la manifestazione di protesta dei giornalisti che si è svolta sabato 6 ottobre davanti al Museo nazionale della scienza e della tecnologia di Milano.

Ma perché riportare questa notizia in questo blog?

M’interessa perché: 1) spiega qual è l’impatto sugli editori della crisi del mercato editoriale; 2) mette in evidenza l’imbarazzo di editori che non hanno investito con decisione nel digitale.

Il punto: il digitale distrugge lavoro giornalistico? La frantumazione dell’offerta (penso alle mille letture e ricerche possibili online) elimina la necessità dei marchi editoriali tradizionali, fino a oggi garanti della selezione delle notizie e della loro accuratezza?

Corriere della Sera: 36 licenziamenti a Focus (Gruner und Jahr Mondadori).

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