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Le video serie nel web: è il trend dei periodici nel 2013

Se il vostro editore lancia serie web sui siti delle vostre testate ricordatevi che non è l’unico, ma si sta muovendo sulla strada tracciata dai periodici negli Stati Uniti. O magari ci si muove in contemporanea con i giornali americani, perché ormai è chiaro che gli editori della carta stampata hanno deciso di puntare su questi prodotti per attrarre visitatori nei loro spazi web e inserzionisti. Spiega l’articolo del New York Times riportato in link alla fine di questo post: l’anno scorso il trend nei periodici era il lancio di una versione per iPad. Quest’anno sono i video.

Lo dimostra la presentazione fatta mercoledì 1 maggio a New York da Condé Nast, l’editore dei giornali patinati di fascia alta come GQ, Vogue e Glamour. Sono stati mostrati 30 clip dimostrativi come assaggio di 30 nuovi show (potete vedere i trailer  nell’articolo di Ad Age alla fine di questo post). Le serie web sono simili, come concetto, alle serie televisive, magari perché compaiono gli stessi attori, nelle stesse situazioni, con sketch ogni volta nuovi. O perché viene trattato sempre lo stesso argomento. Esempi. Condé Nast ha presentato la serie Angry Nerd per la rivista Wired, quella di tecnologia. Single Life è per i lettori di Glamour. Casualties of the Gridiron è un documentario di GQ molto serie che parla delle lesioni fisiche dei giocatori di football americano della NFL. Elevator Makeover fa vedere come può cambiare il look di una ragazza nel tempo di una corsa in ascensore. In questo blog ne avevo già parlato a inizio marzo raccontando il lancio di serie video in Glamour e GQ.

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Video e canali digitali per GQ e Glamour di Condé Nast

I periodici scoprono la forza dei Web video. Due testate di punta di Condé Nast, Glamour e GQ, hanno presentato negli Usa serie e format video, webisodes, sui loro siti e nei canali dedicati su YouTube. Sono il frutto del lavoro, iniziato un anno e mezzo fa, di una nuova divisione voluta dall’editore specializzato in giornali patinati e di fascia alta. Una tendenza seguita da altri editori.

L’articolo di Ad Week descrive i video delle due riviste.

GQ presenta alcune serie decicate, naturalmente, al pubblico maschile. The Ten spiega quali sono i 10 oggetti cui non possono rinunciare uomini di successo come lo chef Rocco DiSpirito o personaggi della finanza. Jogging with James è sulla preparazione di una maratona. Car Collectors sono video sui gioielli a quattro ruote delle celebrity.

Glamour è orientato invece sulla moda, la cosmesi, il sesso (i pensieri segreti dei maschi).

La qualità, si spiega nel pezzo, non è quella incerta dei video realizzati da giornalisti della carta stampata senza esperienza televisiva, ma assolutamente patinata e professionale. Degna di Condé Nast.

I video garantiscono margini (guadagno) più alti nella pubblicità, per questa ragione le media company sono interessate ad arricchire i siti delle testate giornalistiche di clip e brevi filmati concepiti per il web. Si prevede che la raccolta pubblicitaria associata a questa formula aumenti dagli attuali 4,1 a 8 miliardi di dollari entro il 2016, stando a quanto afferma la società di ricerca eMarketer.
Il Punto: i video saranno una delle forze trainanti, e un’importante fonte di ricavo, per i giornali che svilupperanno una dimensione digitale, che siano quotidiani o, come in questo caso, periodici.

Adweek: canali digitali di condé nast

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Condé Nast annuncia investimento in e-commerce

Condé Nast annuncia oggi un accordo da 20 milioni di dollari con il sito di e-commerce Farfetch. Borse, abiti, gioielli, scarpe e tutti i prodotti esposti nelle vetrine del lusso entrano in rapporto diretto con uno dei più grandi editori di periodici. Appare questo per una media company l’unico modo per far soldi nel digitale. E sorgono le inevitabili discussioni sull’indipendenza di chi pubblica giornali.

Il digitale è il futuro dell’editoria, si dice. E subito si pensa a siti web e tablet.

Ma l’unico digitale buono, capace di generare nel breve periodo ricavi veri per gli editori, è legato all’e-commerce. Alla vendita di prodotti online. Questa sembra essere la regola per tutti gli editori che hanno successo in questo campo, sia che si parli di editori americani, i più entusiasti per tablet e contenuti giornalistici da diffondere nel digitale, sia tra gli editori tedeschi, quelli più attratti dalla possibilità di far soldi vendendo servizi e prodotti online. Tra i primi, Burda e Axel Springer.

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I periodici inglesi minacciati dal “mobile blinder”

I periodici in Gran Bretagna, nel secondo semestre del 2012, perdono in edicola anche il 30% delle copie.

Il settore del gossip sembra del tutto “bruciato” e reso insignificante dalla concorrenza dei website gratuiti sulle celebrity, come riportato in un recente post sul mercato americano.

Si sottolinea, nell’articolo dell’Indipendent che trovate in link alla fine di questo post, un nuovo fenomeno di allontanamento dai periodici inizialmente rilevato negli Stati Uniti: il “mobile blinder“, il disinteresse per i giornali causato dall’uso forsennato e ipnotico degli smartphone. Lo si vede alla fila per la cassa del supermercato (l’americano e l’inglese comprano lì i giornali): tutti se ne stanno con gli occhi incollati allo schermo del telefono, a leggere sms, scrivere su facebook e cercare news, e trascurano i periodici e i quotidiani messi in bella vista sugli stand. E’ qui, con un acquisto d’impulso, che fino a qualche anno fa si faceva incetta di testate cartacee. Oggi non più.

In Inghilterra la transizione al digitale, se si pensa alle versioni replica per iPad dei periodici, sembra promettente solo per i maschili, come Men’s Health e GQ. Maschi, di tendenza, portati per la tecnologia, edonisti e con soldi in tasca: ecco qual è, al momento, il lettorato dei giornali su tablet.

Ma è interessante un’osservazione del giornalista dell’Indipendent sui giornali che avranno un futuro nel digitale. Sono quelli che hanno contenuti unici e differenziati, ricchi di valore aggiunto, strutturati per la lettura sul mobile.

Il Punto: la crisi dei periodici in UK.

the indipendent: stato di salute dei periodici in UK

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I periodici che vendono più copie digitali in Uk

Non saranno molte. Ma le copie digitali dei periodici britannici vengono finalmente rilevate, ufficialmente. Da ieri.

And the winner is… Men’s Health. Seguito da GQ.

Men’s Health, il maschile più venduto, ha fatto 12 mila 676 copie digitali, pari al 6% delle copie vendute (carta e digitale). Merito della qualità visuale del giornale, ha spiegato il publishing editor inglese della testata, di proprietà della americana Rodale.

GQ di Condé Nast è il secondo più venduto con 11 mila 779 copie, equivalenti al 9% del venduto totale.

Le copie digitali, come sapete, vengono acquistate nelle edicole online, prima tra tutte l’Apple App Store.

Altri titoli con molte copie sono Cosmopolitan, che arriva a 10841, ed Esquire, 5900, pari a circa il 10% delle diffusioni. (vedete anche il mio post sulle copie digitali vendute negli Usa).

Il Ceo di PPA, associazione di oltre 200 editori britannici, ha spiegato che «la rapida diffusione dei tablet in questi anni ha cambiato dalle fondamenta il modo in cui vengono consumati i periodici. E il modo in cui vengono percepiti dal lettore. Per questo PPA, in occasione del suo centesimo compleanno, ha deciso di affiancare ai tradizionali rapporti sulle copie cartacee vendute, anche quello sul digitale». E da gennaio un’analoga misurazione viene eseguita anche in Italia da Ads.

Riporto i risultati di altre testate. Una goccia nel mare della stampa periodica britannica, la quale fattura annualmente 2,23 miliardi di sterline.

Condé Nast Traveller 1648, Elle 7070, Glamour, 4200, Harper’s Bazaar, 5524, Hello! 2860, Marie Claire 905, The Economist continental edition europe 11624 (vendono molto anche le altre edizioni del settimanale economico), Vanity  fair 7700, Vogue 3703, Wired 6961.

The Guardian: quante copie digitali vendono i periodici inglesi

Ppa: copie digitali vendite in UK.

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Qual è il tablet che fa per voi, lettori di giornali

In questo utile articolo del New York Times, un pezzo di servizio sulla scelta del tablet, c’è un paragrafo dedicato a chi usa questo apparecchio (un device mobile) per leggere giornali e periodici. Si spiega che la maggior parte delle testate ha versioni digitali che sono l’esatta copia del prodotto di carta. È dunque impossibile leggerli con agio senza usare in continuazione lo zoom.

Quindi il consiglio è di comprare un tablet con lo schermo grande. L’eccezione è data da Condé Nast che ha ridisegnato le edizioni digitali delle proprie riviste, come GQ e Traveler, in modo da avere, sulle pagine da scorrere, testi con caratteri più grandi.

New York Times: quale tablet comprare

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Periodici/ Non solo tagli e chiusure di testate: Condé Nast investe nel digitale

Anche in Italia Condé Nast entra con decisione nel mercato digitale dei periodici.

Leggo su Italia Oggi e alcuni siti che la casa editrice americana lancia edizioni digitali interattive (interactive replica) di due testate, Gq e Wired.

Non della solita replica del giornale di carta si tratta, ma di un prodotto ideato per il tablet.

Non un pdf ma articoli e foto con didascalie interattive, condivisione su social network e contatto tra i lettori e le firme del giornale. Oltre il 60% delle pagine sarà interattivo.

Nel 2013 altre testate dell’editore saranno pronte per le tavolette.

I prezzi sono ribassati per conquistare i lettori italiani, non abituati a questa novità.

L’abbonamento annuale costa 11,99 euro, la singola copia 2,99 euro oppure 1,69 euro se si acquista il giornale per tre mesi.

Ma la notizia che più mi colpisce è la previsione di Condé Nast sulla diffusione dei tablet in Italia. L’editore conta di raggiungere nel medio-lungo periodo un 5-10% di copie diffuse sul nuovo canale. Nel nostro paese si prevede che saranno venduti 3 milioni di device entro il 2012, per poi balzare a 6 milioni nel 2013.

Ma il giornale nativo digitale (nativo nella formula, la testata è invece un brand straconosciuto) oltre a puntare sui lettori strizza l’occhio alla pubblicità. Una serie di post di questo blog hanno sottolineato le difficoltà nella raccolta pubblicitaria dei periodici sia nel presente sia nelle previsioni fino al 2015. Scrivevo, a intuito e non per conoscenza, che per non farsi scappare gli investitori, gli editori di periodici dovrebbero avere più progettualità nel digitale, per dare agli inserzionisti (anzi, per suggerire e ispirare) la possibilità di fare campagne in un nuovo modo, moderno, completo, articolato su più piattaforme. Ecco, Condé Nast, non a caso un editore americano, arriva per primo in Italia. Fin dal primo numero di Gq e Wired per tablet sarà possibile fare inserzioni e campagne pubblicitarie interattive, arricchite con video, grafica animata e modalità di coinvolgimento del lettore.

M’interessa perché: 1) un editore punta per la prima volta in Italia con decisione su testate periodiche pensate per tablet; 2) si apre una strada interessante per il lettore, che è incoraggiato a consumare sul web contenuti giornalistici a pagamento; 3) si offre agli inserzionisti un modo moderno di fare pubblicità, capace di raggiungere il pubblico là dove si trova (il digitale) e non solo là dove il lettore si trova sempre di meno (carta stampata).

Italia Oggi: giornali per tablet di Condé Nast

Pubblicità Italia: giornali interattivi di Condé Nast

Gq interactive replica, copia interattiva

Gq interactive replica, copia interattiva

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Votate la copertina digitale più bella ai Digital Magazine Awards 2012

Vi invito a partecipare, con il vostro voto, a The Digital Magazine Awards, il premio internazionale per le migliori copertine digitali dei periodici. Cliccate il link sotto ed entrate nella pagina del concorso che ha quest’anno come media partner The Huffington Post Uk.

Potete esprimere una preferenza entro l’1 dicembre 2012. Sono arrivati in finale, tra gli altri, GQ, National Geographic Traveler, Newsweek (nessuna ironia per favore: dall’1 gennaio 2013 questo giornale lascia le edicole e sopravvive solo in digitale), O – The Oprah Magazine.

L’anno scorso ha vinto Wired (edizione del Regno Unito).

Al premio partecipano giornali da 31 paesi, come Usa, Regno Unito, Germania, Olanda, Sud Corea.

Digital Magazine Awards 2012: votate entro l’1 dicembre

Ecco, come esempio, la copertina digitale di GQ in gara.

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