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L’Editore Che Investe Sia Nella Carta Sia Nel Digitale – Prisma Media

Nuovi progetti, lancio di giornali e di allegati per i titoli esistenti, investimento nei video e nel digitale. In Francia Prisma Media va all’attacco

È l’editore di Geo, Capital, Voici, Télé Loisir: 25 titoli tra i più venduti in Francia. E da poco la versione transalpina dell’elitario Harvard Business Review (17.000 copie a 17,90 euro).

Ma Prisma Media, in questa intervista di Le Figaro al presidente Rolf Heinz (guida anche Gruner + Jahr International), dichiara soprattutto di credere ancora nei periodici, di voler investire nel corso dell’anno e di avere un piano di espansione in cui il digitale non si sostituisce ai giornali ma ne è un volano di diffusione.

(Una controffensiva mediatica per rispondere al colpaccio di una rivista della concorrenza, quel Closer che ha rivelato la relazione tra il presidente Hollande e l’attrice Julie Gayet?)

Per il 2014 si prepara il lancio di, almeno, una nuova testata, mentre sono 3 i progetti in cantiere.

Prisma ha acquisito una quota maggioritaria della più grande società di produzione di video in Francia (AdVideum).

Si costruisce un’offerta integrata, carta e digitale insieme, per le principali aree di interesse della società: economia, femminili, televisione e intrattenimento, scienze.

«La mia ambizione è di concepire un nuovo genere mediatico ibrido, consultabile sul tablet, che amplia la ricchezza del testo, delle foto, dei video, della community, del servizio, del gioco.

Futuro dei Periodici

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La svolta digitale di Gruner und Jahr (e degli altri)

Un altro grande editore tedesco dalle dimensioni internazionali si prepara a investire centinaia di milioni di euro nel digitale. Una strada seguita da altre media company in Italia, Europa, Stati Uniti.

L’EDITORE CAMBIA ROTTA Gruner und Jahr, controllato dal gruppo  Bertelsmann, editore del settimanale Stern e del femminile Brigitte, ha annunciato di essere pronto a investire centinaia di milioni di euro nello sviluppo digitale e in acquisizioni in questo mercato.

L’investimento avverrà in un periodo dai 3 ai 5 anni. E, si legge nel lancio di Reuters che cita un comunicato di Gruner, non ci saranno tagli secchi di posti di lavoro ma un “allineamento” della forza lavoro progressivo, settore per settore, rispetto agli obiettivi. In altre parole, saranno create anche nuove posizioni nelle aree di sviluppo.

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Chicche di digital: cos’è la redazione social?

1) Tweet tweet: cos’è la redazione social della Gazzetta dello Sport?

Italia Oggi ne fa cenno in un trafiletto.

La costituzione della redazione social rientrerebbe nell’accordo che i giornalisti della Gazzetta starebbero per siglare con l’editore per garantire maggiore efficienza e contenimento dei costi redazionali.

2) Tweet tweet: Gruner / Mondadori, dopo aver chiuso con il sindacato dei giornalisti un accordo biennale di stato di crisi, annuncia, per bocca dell’amministratore delegato, di voler investire nello sviluppo multimediale dei propri brand.

Il Punto: gli editori italiani investono finalmente nel digital, ne fanno uno dei punti qualificanti per l’immediato futuro (insieme al tagli dei costi e dei giornalisti). Se ne era parlato un mese fa commentando il piano industriale di Rcs Mediagroup.

ItaliaOggiTestata

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Donna Moderna: il nuovo direttore sarà Annalisa Monfreda

Leggo che il nuovo direttore di Donna Moderna e Confidenze sarà Annalisa Monfreda, oggi alla guida di Cosmopolitan. È un direttore giovane, di 34 anni. La società italiana penalizza i trentenni? Lei lo spazio se l’è creato con i risultati. È già stata direttore di Top Girl, Geo, Cosmopolitan, le prime due testate in Gruner und Jahr, Cosmo in Mondadori e poi in Hearst, la casa editrice americana di periodici, la più grande a livello planetario, che nel 2011 è arrivata in Italia, acquisendo i periodici di Hachette Rusconi, ovvero Lagardere, e riprendendo il pieno controllo del suo gioiello editoriale, Cosmopolitan appunto.

Con Monfreda, Cosmopolitan si è risollevato, il mensile vende 116 mila copie in edicola e in abbonamento, dunque più di due anni fa, quando la crisi economica e dell’editoria non flagellavano come oggi i giornali.

Corriere.it: Annalisa Monfreda direttore di Donna Moderna e Confidenze

annalisa monfredaCosmopolitan

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Periodici / Non solo tagli e chiusure: si fa la guerra a Google e alle edicole pirata per lanciare il digitale

L’ingegnere Carlo De Benedetti, presidente onorario del Gruppo Editoriale Espresso, ha confermato ieri sera in tv che nel 2013 Repubblica.it diventerà un sito a pagamento. Sarà introdotto un paywall, cioè un sistema di accesso alle notizie online che costringe ad abbonarsi per leggere i contenuti o a pagare per i singoli articoli (il più famoso esempio di paywall è del New York Times, un sistema “poroso” che permette di leggere gratuitamente un numero massimo di articoli per utente: poi si paga). «Penso che il futuro sia la carta e il digitale. Le due cose. Indubbiamente la crescita avviene sul digitale, non certo sulla carta. Repubblica.it è il primo sito di news in Italia ed ormai il 20% della pubblicità di Repubblica è sul sito. Quindi per noi è una fonte di profitto» ha detto De Benedetti a La7.

Pagare per l’informazione online. Gli editori italiani, per quanto divisi negli affari e in politica, sembrano aver imboccato tutti insieme, in modo concorde e spesso concordato, la strada della guerra ai contenuti free.
Gli editori in queste ultime settimane hanno detto basta a Google e alle edicole pirata. E’ una controffensiva che mira a contrastare la diffusione gratuita su internet di contenuti giornalistici copiati da testate cartacee (spesso riprodotte per intero in pdf) e da siti d’informazione. Non si vuole fare la fine dell’industria musicale, le case discografiche messe in ginocchio dalla pirateria e dagli mp3.A parte un articolo di Repubblica, dal quale si riceve quasi l’impressione che qualche editore voglia limitare la libertà di espressione sul web (un colpo partito per sbaglio), tutti concordano sul fatto che l’informazione giornalistica sia il prodotto di una attività che richiede impegno, fatica, esperienza, tempo, investimenti, un prodotto che merita quindi di essere protetto e valorizzato. Pagato. Stiamo parlando non delle notizie diffuse dal servizio pubblico, ma di un settore industriale che dà lavoro a migliaia di italiani (dei quali solo una piccola parte ha stipendi stellari, gli altri percepiscono retribuzioni ben al di sotto di quelle di altre professioni con iscrizione all’albo).

Ma non mi voglio limitare a notizie come la denuncia presentata da Mondadori contro il portale russo Avaxhome, dal quale si può accedere gratuitamente ai pdf di quotidiani e periodici italiani e non. La denuncia ha poi portato al sequestro d’urgenza del portale.

Non mi voglio neppure limitare alla notizia della guerra dichiarata a Google dagli editori francesi e italiani e alla proposta di legge in discussione al Parlamento tedesco che propone di introdurre l’obbligo per Google di pagare specifici diritti di copyright per le notizie dei giornali riprese dal servizio Google News.

Osservo un quadro più ampio. Vedo editori che lanciano versioni interattive dei loro giornali da leggere con i tablet, come ha fatto ieri Condé Nast Italia. C’è Mondadori che presenta e promuove un tablet con il marchio Kobo per la lettura su “tavoletta” dei periodici della casa. Più in generale ho l’impressione che l’industria dei periodici abbia deciso finalmente di muoversi verso il digitale e stia preparando il terreno a investimenti in prodotti da distribuire magari nelle edicole virtuali legali come il Newsstand Apple ed Lekiosk, l’edicola virtuale nata in Francia e arrivata qualche mese fa in Italia (tra i primi periodici italiani a essere distribuiti in formato digitale c’è Focus di Gruner und Jahr / Mondadori). Aggiungo infine la notizia che anche il Corriere.it, oltre a Repubblica.it, si starebbe preparando ad adottare un accesso a pagamento ai contenuti giornalistici del sito.

M’interessa perché: 1) si inizia a intravedere una strada per lo sviluppo digitale nei periodici; 2) ipotesi su quel che accadrà nei prossimi mesi.

International Business Times: Repubblica.it a pagamento

Il Sole 24 Ore: guerra alle edicole pirata

s24o

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Occhio alla Zeitungssterben, la «morte dei quotidiani». In Germania, Francia, Italia

Leggo sul Financial Times che in Germania la crisi dei quotidiana si è guadagnata un nome preciso: Zeitungssterben, «la morte dei quotidiani». Detto in tedesco ha un’icasticità che sarebbe vano tentare di riprodurre in italiano.
Naturalmente l’articolo (che potete leggere in inglese nel link riportato alla fine di questo post) racconta della chiusura del “cugino” Financial Times Deutschland, annunciata qualche giorno fa dall’editore Gruner und Jahr, divisione della stampa periodica del gruppo Bertelsmann, e riferisce della bancarotta della Frankfurter Rundschau.

Il discorso si allarga poi a Spagna e Italia. E si ricorda che l’Europa sta in realtà affrontando ora quella crisi che nel 2008 ha colpito i quotidiani negli Stati Uniti.

Ma quale è la responsabilità degli editori tedeschi? Con mia sorpresa si addita il ritardo nello sviluppo digitale (sorpresa perché tra gli editori tedeschi figura quell’Axel Springer considerato invece da molti un apripista e un modello di crescita nel digitale), ritardo rispetto alla Gran Bretagna, soprattutto quando si pensa alla diffusione dei tablet e alla possibilità di vendere i quotidiani in abbonamento sui nuovi device.

In Germania la diminuzione delle copie vendute dei quotidiani è stata del 17% tra 2005 e 2012. Meno di quanto accaduto in Gran Bretagna (cali tra il 40 e il 50 per cento).

Ma il problema vero è stata la flessione della pubblicità. Con il passaggio al web di molti inserzionisti, la raccolta complessiva in Germania ha perso in 12 anni il 45%. La pubblicità, tema su cui batte e ribatte questo blog come un tamburino sul suo tamburo.
Un passaggio del pezzo riporta delle voci in Italia di possibile fusione, smentita dagli editori, del Corriere della Sera con la Stampa. A me interessano soprattutto le considerazioni finali, non trascurabili da chi ha un occhio sui periodici.Un analista di Bernstein Research di Londra ritiene che il taglio dei costi non salverà gli editori tedeschi ed europei e ci saranno altre vittime.Per Claudio Aspesi, a livello globale probabilmente «solo una manciata di editori riuscirà a sviluppare modelli di business sostenibili e saranno, probabilmente, i grandi brand internazionali» come Financial Times o il New York Times. «Gli altri dovranno cercarsi un oligarca che li finanzi o trovare protezione sotto organizzazioni più grandi».Les Échos, in Francia, è di proprietà del gruppo del lusso LVMH: Le Monde è finanziato da un gruppo di businessmen vicini alla sinistra, Le Figaro è del gruppo Dassault.E l’Italia? We have run out of oligarcs.

M’interessa perché: spiega qual è l’impatto del digitale sui quotidiani tedeschi.

Financial Times: Zeitungssterben, la “morte dei giornali”

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Pacchetto di 24 giorni di sciopero in Gruner und Jahr / Mondadori

I giornalisti di Gruner und Jahr / Mondadori, leggo su affaritaliani.it, hanno approvato un pacchetto di 24 giorni di sciopero, uno per ciascun giornalista considerato in esubero nel piano di crisi esaminato in questi giorni da azienda e sindacato.

Come molti di voi ricorderanno, Gruner ha annunciato a inizio ottobre di voler chiudere 8 delle 13 testate pubblicate in Italia e ha pertanto definito un certo numero di esuberi tra i dipendenti, suddivisi tra personale amministrativo e giornalisti. Per questi ultimi si dichiaravano 36 eccedenze. Un’enormità, se si considera che i giornalisti di Gruner / Mondadori sono in tutto 72.

Le trattative sono state avviate e ora Gruner è scesa a 24 giornalisti in esubero. Di questi, come si dice nella notizia riportata in link, una parte in realtà rientrerebbe al lavoro, ma in forme non ritenute soddisfacenti dall’assemblea dei giornalisti (cassa integrazione a rotazione: si rimane a casa a turno, subendo una riduzione proporzionale della retribuzione). Un’altra parte dei giornalisti verrebbe invece esclusa dal parziale recupero e finirebbe in cassa integrazione a zero ore (e zero stipendio, ma con un’indennità mensile per tutta la durata della cassa integrazione) se la trattativa non portasse a un diverso risultato. Anche la volontà dell’azienda di escludere dalla cassa integrazione a rotazione i giornalisti con qualifiche alte ha spinto l’assemblea dei giornalisti a respingere le offerte della controparte e affidare al sindacato il pacchetto di giorni di sciopero.

M’interessa perché: molti considerano questa vertenza come una prova generale di successivi stati di crisi che potrebbero riguardare grandi case editrici di periodici.

affaritaliani: 24 giorni di sciopero in gruner und jahr/mondadori

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Piano di stato di crisi ed esuberi a Metro?

Leggo su Italia Oggi che a Metro, il quotidiano distribuito gratuitamente, nato in Svezia nel 1995 e arrivato nel 2000 in Italia, starebbero per aprire uno stato di crisi. Il 35% dell’organico, che conta 18 giornalisti incluso il direttore, sarebbe in esubero. Ma lo strumento, l’ammortizzatore sociale, per affrontare il momento difficile non pare essere la cassa integrazione, come si rischia purtroppo in Gruner und Jahr (vedi il post di Futuro dei PeriodiciFuturo dei Periodici: Gruner ), ma un contratto di solidarietà al 20%. La durata, stando a quel che leggo sul sito dell’Inpgi (l’istituto previdenziale dei giornalisti) è di un anno, allungabile di un altro anno.

Significa che ogni giornalista di Metro lavorerebbe il 20% per cento in meno (1 giorno su 5 a casa) e perderebbe il 20% della retribuzione lorda. Sul netto, la riduzione è inferiore, perché l’Inpgi paga in questi casi il 60% della parte mancante. Insomma, i giornalisti lavorano il 20% in meno ma perdono l’8% del netto.

 

M’interessa perché: 1) si allarga la crisi dell’editoria in Italia, arrivano gli stati di crisi.

Il punto: bisogna ripensare giornali e periodici per non soccombere.

Metro: stato di crisi in vista?

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Focus entra nell’edicola digitale lekiosk

Questa è una notizia che riporto perché, oltre che interessante, è un omaggio e una forma di incoraggiamento verso i colleghi di Gruner und Jahr/Mondadori, alle prese da inizio ottobre con un piano di stato di crisi, presentato dall’azienda, che ipotizza il taglio di 36 giornalisti su 72.

In questi giorni  il “mondo” di Focus è entrato in lekiosk, edicola digitale per iPad, iPhone e iPod Touch, lanciata da poche ore sul mercato italiano.

Scaricando la app gratuita si possono leggere le testate di Gruner a prezzi molto buoni.

Sono Focus, Focus Storia, Focus Extra, Focus Storia Biografie, Geo e Jack. Ma di queste testate, cinque sono destinate alla chiusura, stando alle dichiarazioni dell’azienda.

lekiosk è nata in Francia nel 2007 ed è stata scaricata da oltre 500 mila persone e installata sul 25% degli iPad francesi.

Buona lettura!

M’interessa perché: 1) le app permettono di proteggere i contenuti dei periodici dall’azione di pirateria di internet e ristabiliscono il concetto che, per leggere degli articoli ben scritti e ben documentati, bisogna pagare. Ben scritti e documentati come quelli di Focus.

Il punto: trasformare le piattaforme digitali in alleate della “stampa”: non più nemici.

Focus: le riviste di Gruner su lekiosk

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Tagli e chiusure di testate in Rizzoli (Rcs)

L’autunno caldo della stampa è appena iniziato. La vicenda dei 36 esuberi in Gruner und Jahr, su 72 giornalisti, è, purtroppo, solo l’antipasto. Oggi Milano Finanza ha pubblicato un breve articolo sul piano di ristrutturazione che circolerebbe, in questi giorni, nelle stanze che contano di Rcs Mediagroup.

Solo indiscrezioni, sia chiaro, non notizie su decisioni già prese.

Ma l’eco che il trafiletto di MF ha avuto nelle redazioni dà l’idea di quanto siano tesi i nervi.

La bozza, stesa dal presidente Angelo Provasoli e dall’amministratore delegato Pietro Scott Jovane, da sottoporre ai soci e al sindacato, pare preveda un taglio del 10% della forza lavoro (giornalisti e non) e chiusure di testate. Tra i giornali a rischio, A (Anna) e Novella 2000. Ma prende consistenza anche l’ipotesi che ci siano esuberi nei quotidiani di Rizzoli, il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport, per decine di giornalisti, fino a 100, complessivamente.

M’interessa perché: 1) la crisi è gravissima, tra cali di diffusioni e collasso della raccolta pubblicitaria.

Il punto: al momento non c’è transizione al digitale ma distruzione di posti di lavoro giornalistici. Il giornalismo è stato, oltre che informazione, intrattenimento, e questo “servizio”, nel mondo della comunicazione digitale, sarà fornito da produttori di contenuti non giornalistici. L’informazione vera, quella che dà notizie e approfondimenti, resterà, sia sulla carta sia sul digitale, ma sarà una piccola isola, non il continente che finora abbiamo conosciuto. O no?

Milano Finanza: i tagli di Rizzoli

Tagli Rcs e minaccia di scioperi, aggiornamento 31/10/2012

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36 giornalisti in esubero a Focus (Gruner und Jahr / Mondadori)

36 giornalisti in esubero, dunque destinati alla cassa integrazione: è questa la richiesta presentata ai sindacati dall’editore di Focus, Geo e Jack, la società Gruner und Jahr Mondadori, joint venture dell’editore tedesco Bertelsmann e del marchio di Segrate.

Il piano di Stato di crisi è stato presentato ai dipendenti mercoledì 3 ottobre e prevede la chiusura di tutte le testate dell’editore tranne Focus, Focus Storia, Focus Junior, Focus Pico. Addio a Jack, Geo, e a molti spin off di Focus, da Wars a Domande e risposte e Brain Trainer.

L’articolo del Corriere della Sera, che vi invito a leggere usando il link qui sotto, è più ricco di dettagli e racconta la manifestazione di protesta dei giornalisti che si è svolta sabato 6 ottobre davanti al Museo nazionale della scienza e della tecnologia di Milano.

Ma perché riportare questa notizia in questo blog?

M’interessa perché: 1) spiega qual è l’impatto sugli editori della crisi del mercato editoriale; 2) mette in evidenza l’imbarazzo di editori che non hanno investito con decisione nel digitale.

Il punto: il digitale distrugge lavoro giornalistico? La frantumazione dell’offerta (penso alle mille letture e ricerche possibili online) elimina la necessità dei marchi editoriali tradizionali, fino a oggi garanti della selezione delle notizie e della loro accuratezza?

Corriere della Sera: 36 licenziamenti a Focus (Gruner und Jahr Mondadori).

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