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Piace la pubblicità interattiva dei periodici

Sondaggio sull’efficacia della pubblicità nelle edizioni per tablet dei periodici americani. Per la prima volta uno studio rivela un’alta partecipazione dei lettori, che cliccano sulle inserzioni, aprono siti, scaricano applicazioni. Un risultato che dovrebbe fare piacere ai giornalisti: come sappiamo, ci sono testate che ricevono metà o due terzi dei ricavi dalla pubblicità.

La ricerca è stata fatta da Starch Digital su piú di 13 mila inserzioni pubblicitarie nelle edizioni per tablet delle riviste nella seconda metà del 2012. Circa 9.500 pubblicità avevano elementi di interattività. Metà dei lettori che hanno letto o notato queste inserzioni hanno poi interagito con le stesse. L’interesse maggiore è stato riscosso dalla comunicazione riguardante auto, moto, scooter.

Il Punto: trovare fonti di ricavo, e un modello di business, per i periodici del futuro.

Adage: successo della pubblicità interattiva sul tablet
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I lettori di giornali su tablet non vogliono interattività

I lettori di giornali su tablet non vogliono l’interattività: video, animazioni, grafica innovativa. Lo ha detto ieri il presidente di Hearst, David Carey, al Media Summit di Mashable, a New York.

“Dovevamo capire se i lettori delle nostre testate volevano qualcosa di completamente nuovo e interattivo o se invece desideravano semplicemente leggere i giornali su smartphone e tablet” ha detto Carey. “L’industria, inizialmente, si è data da fare con l’interattività. Quel che abbiamo scoperto è che la maggior parte della gente vuole soltanto il prodotto in sé”.

L’articolo di Mashable ricorda che nel 2010 Hearst ha fatto uno sforzo speciale per dare ai lettori contenuti coinvolgenti e interattivi. Esquire e O: The Oprah Magazine erano usciti con video, grafiche animate che ruotavano di 360 gradi, illustrazioni che si animavano con un tocco, contenuti audio supplementari.

Ma c’è stato un passo indietro. I contenuti multimediali sono stati ridotti. Le app non funzionavano bene, erano instabili, i lettori scrivevano pessime recensioni.

Il presidente di Hearst è intervenuto su altri aspetti cruciali dell’editoria moderna.

Non è mancata la professione di fede sul futuro dei periodici. Fiducia dimostrata con i fatti. L’editore americano, presente in decine di paesi inclusa l’Italia, ha continuato in questi mesi nella politica dei lanci con l’uscita di Food Network Magazine, che vende 1 milione e mezzo di copie, e HGTV Magazine, con un milione di abbonati.

Infine un’osservazione sulla capacità dei giornali di vendere prodotti. Di fare e-commerce.

Ricorderete le vendite congiunte, i giornali accompagnati da dvd, cd, collane e borsette, le edicole trasformate in bancarelle sulla spiaggia. Il mondo digitale apre nuove strade per compensare questa fonte di ricavo ormai esaurita.

“E’ proprio quello su cui stiamo lavorando” conclude Carey. “Un’occasione da non perdere per i lettori. E per gli editori, che potranno aumentare i ricavi. Faremo in modo che voi possiate toccare quel che c’è sullo schermo e comprarlo. Deve avvenire in modo fluido: senza attrito”.

 

M’interessa perché: 1) come saranno i periodici del futuro, su tablet? 2) trovare un modello di business: come fare ricavi con i giornali sul digitale.

 

Chi lo dice: “Mashable, social Media news blog covering cool new websites and social networks: Facebook, Google, Twitter, MySpace and YouTube. The latest web technology news …”.

 

I lettori non vogliono interattività

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