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L’inevitabile convergenza delle redazioni: digitale e cartacea

Può una sola redazione fare il giornale per l’edicola e il giornale digitale arricchito con video, streaming, un flusso ininterrotto di news? Vincere alle Olimpiadi sia la maratona sia i 100 metri piani? E’ la domanda dei redattori di Journalism.co.uk

Risponde Torry Pedersen, direttore del tabloid norvegese VG: un caso editoriale (perché ha successo e per la formula giornalistica a getto continuo di notizie, diversa dalla nuova home molto strutturata del Corriere: vedi il sito del giornale).

Fin dalla domanda di partenza si può capire che Pedersen è stato un fautore della divisione tra redazioni. Torna dunque il modello della separazione, almeno iniziale, predicata qualche anno fa dal Washington Post e ricordata dal professor Clayton Christensen nel suo studio Breaking News per il Nieman Lab dell’università americana di Harvard.

Il lavoro per il digitale, sostiene Pedersen, richiede un differente approccio mentale e un diverso modo di raccontare.

Il problema è poter innovare nel digitale conservando il business sulla carta, anzi, rafforzandolo. Ne ha parlato giorni fa anche un dirigente di Time Inc. citato da Futuro dei Periodici.

Il tabloid norvegese ha scelto la strada della separazione alla nascita, per evitare che la cultura della carta stampata, definita “conservatrice”, frenasse lo sviluppo digitale.

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Prescrizioni Per Sopravvivere Nel Digitale

Il transformation director del gruppo editoriale britannico Trinity Mirror, il maggiore del Paese, spiega le mosse per muoversi con successo nel giornalismo digitale.

Questo articolo di Journalism.co.uk aiuta a tirar fuori e rendere evidenti regole, concetti, princìpi che tutti noi abbiamo in qualche modo in testa. Il pregio sta nella chiarezza, non nella novità.

Si spiega che ogni sito deve essere mobile first. Non digital first. La notizia devi poterla leggere in modo agevole sul tablet e lo smartphone. Poi si passa alla lettura su computer (in declino).

Bisogna avere una strategia di crescita multipiattaforma: non sei più, soltanto, un giornale, una tv, una radio.

Ok, lo sappiamo, il contenuto è king: è quel che ci distingue e ci tiene in vita. Ma se non riesci a creare contenuti differenti per le diverse piattaforme sei morto.

E’ necessario avere un’organizzazione integrata: vietato tenere separati carta e digitale.

 

Futuro dei Periodici

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“La community è il contenuto” – Altre idee dal Congresso Fipp

I dieci editori più innovativi passati ai Raggi X. Per vedere quali sono le strade da seguire per mandare avanti i periodici. E sviluppare la dimensione digitale. Se ne è parlato al Congresso della associazione mondiale degli editori

I PIÙ INNOVATIVI Alcuni degli editori più innovativi, secondo il consulente media Peter Kreisky che ha parlato ieri al Congresso di Fipp a Roma, sono: Hearst, Axel Springer, Conde Nast, Atlantic Media e The Economist. Kreisky ha individuato sei lezioni da trarre dalle azioni di queste società.

Ne riporto una per esteso. Delle altre c’è solo il titolo. Ma le potete leggere nel link a fine post.

P.S. Ieri è uscito il rapporto di Fipp di cui avevo parlato qualche giorno fa, dando anticipazioni. Potete leggere qui l’estratto (il rapporto intero è a pagamento).

L’EDITORE AMERICANO MODELLO Il primo punto inizia con questo imperativo nel titolo:

1) “Strutturati intorno a un mercato, non intorno a un prodotto”.

Tradotto in italiano, scegli un pubblico, e affettalo, analizzalo, spremilo. Se capisci i bisogni di quella fascia di lettori, studiati con tutti i dati messi oggi a disposizione dal digitale, puoi proporre nuovi prodotti.

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