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Il nuovo signore dei magazine in Francia

Ha acquisito Elle, il top dei magazine in Francia. E le testate del gruppo Lagardère. L’uomo d’affari ceco Daniel Kretinsky è il nuovo dominus dei periodici francesi. C’è un articolo su di lui su Le Monde (quotidiano direttamente interessato: il magnate è azionista al 49 per cento della holding che è co-azionista di maggioranza di Le Monde).

Nel pezzo si racconta dell’incontro tra Kretinsky e i giornalisti delle testate acquisite da alcuni mesi: rassicurazioni, aneddoti, una spruzzata di civismo. Perfino la smentita di essere un sovranista filo-russo.

Ma le domande sollevate da questo articolo sono più delle risposte. Riguardano il futuro dei periodici in Francia, in Italia, ovunque.

Se un imprenditore di successo, che si è affermato nel mondo dell’energia, e che ambisce a entrare nel mercato occidentale – ma che in Europa ha ancora un’immagina da outsider – decide di entrare nel mercato dei periodici, da anni in calo, che significato dobbiamo dare all’operazione?

Le domande sono più numerose delle risposte contenute nell’articolo.

  1. I periodici non iteressano più ai grandi editori nazionali?
  2. Gli editori tradizionali, ancorati con le azioni delle loro società all’andamento dei mercati finanziari, devono investire in altri settori, più redditizi?
  3. Eppure le edicole sono piene di periodici: il mercato può richiamare investitori nuovi perché dà uno strumento di pressione e, comunque, di prestigio, vista la natura editoriale del prodotto, dunque la possibilità di influenzare l’opinione pubblica e di avere peso politico?
  4. Per riuscirci bisogna però abbassare i costi di produzione esternalizzando la realizzazione dei contenuti editoriali?
  5. Quest’operazione di revisione dei costi impone interventi brutali dei quali gli editori tradizionali, società e volti noti, non vogliono assumersi la responsabilità?

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    L’uomo d’affari ceco Daniel Kretinsky nell’articolo di le Monde del 3 novembre 2018.

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La Stampa Va Giù, I Media Vanno Su (Il Rilancio Dei Periodici In Francia)

Tutti a dire che la stampa è in crisi. Ma pochi marchi scompaiono dalle edicole. I giornali molto più spesso passano di mano. E c’è chi ha progetti di rilancio. Come in Francia

Alcune delle 10 riviste messe in vendita mesi fa dal (l’ex?) grande editore Lagardère son state comprate da Reworld Media, società finanziata da tre fondi d’investimento, uno dei quali asiatico. Brutto segnale? Non si direbbe, ad ascoltare le parole di Pascal Chevalier, presidente del gruppo, intervistato da Le Figaro.

Chevalier annuncia l’acquisizione di questi giornali: Be, Maison & Travaux, Mon jardin ma maison , Le Journal de la maison, Campagne décoration, Pariscope, Auto Moto e Union.

In passato, si spiega, ha ridato smalto ad altri acquisti: Marie France e Gourmand.

L’editore racconta che:

1) vuole creare un grande gruppo media da 300 milioni di euro entro il 2016. Oggi siamo a 80 grazie ai nuovi giornali. Per la serie: piccoli editori crescono, come in Italia.

2) la stampa ha ancora potenzialità e la forza risiede nei brand: è più facile rilanciare un marchio esistente che farne nascere uno nuovo. E si fa l’esempio di Marie France. Un titolo affermato ma con un pubblico che invecchia e non va su internet. Per cui l’operazione intrapresa dall’editore consiste nel fare un’estensione del brand andando nel web, lanciando applicazioni, facendo eventi con al centro il brand. Risultato: il vecchio lettorato è rimasto ma è raddoppiato con nuovi utenti, più giovani, attratti dal digitale. Il marchio diventa occasione di e-commerce e sono nati negozi in varie città francesi che lo valorizzano.

3) ma gli editori, per aver successo, devono muoversi rapidamente, riposizionare i brand e rilanciare, innanzitutto, la carta (da cui continuerà ad arrivare metà dei ricavi).

Un’intervista da leggere per intero sul sito di Le Figaro.
Futuro dei Periodici

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Editore Piccolo Mangia Editore Grosso – Cosa ci insegnano i magazine francesi

Editori grandi mettono in vendita una parte delle loro riviste. Piccoli editori si propongono di comprarle. Altrimenti c’è la chiusura. Ma il piccolo compra. E il grande non deve licenziare. Una storia francese

EDITORE GROSSO VENDE La storia la conoscete: alcuni giorni fa l’editore Lagardère, colosso francese dei media, ha messo sul mercato 10 testate: Be, Psychologies magazine, Auto moto, Campagne et décoration, Le journal de la maison, Maison & travaux, Mon jardin ma maison, Union e la versione cartacea di Première e di Pariscope. Una riduzione non da poco su un patrimonio di 39 titoli. C’è dunque Psychologies, che proprio in questi giorni verrà lanciato in Germania: vedete i paradossi del momento? Ma proseguiamo.

Se la vendita non dovesse aver luogo, 350 dipendenti, tra cui molti giornalisti, resterebbero senza testata e lavoro.

La crisi della carta stampata colpisce duramente anche nell’Esagono. Il calo delle copie vendute e di pubblicità sono la diretta conseguenza del diffondersi dei nuovi media.

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Francia, l’Editore di “Elle” Vende 10 Giornali – Lagardère ristruttura

Ancora crisi dei periodici, testate che chiudono, ancora riduzione dei posti di lavoro. Succede in Francia, dove il gruppo Lagardère, gigante dei media, che pubblica Elle, ristruttura la divisione periodici. Saranno cedute 10 testate tra cui Psychologies

VISIONE COMUNE Ricordate cosa diceva l’altro ieri l’ingegner Carlo de Benedetti a proposito della decisione del New York Times di chiudere The International Herald Tribune dopo 126 anni di storia? Diceva che gli editori devono concentrarsi su poche testate, investire su queste e rinunciare a prodotti secondari che rischiano di far ombra a quelle che hanno un potenziale di sviluppo nell’era digitale.

Proprio quello che è stato annunciato oggi dal gruppo francese Lagardère, gigante dei media, che fa un quinto del fatturato con i periodici.

I TAGLI Una prima sforbiciata, grande, era arrivata nel 2011, quando il gruppo ha ceduto le attività internazionali, dagli Stati Uniti all’Italia, per 900 milioni di dollari al gruppo americano Hearst. Nel nostro Paese, come conseguenza, Hachette-Rusconi è diventato Hearst Magazines (pubblica Cosmopolitan, Elle, Marie Claire…).

Ora il secondo colpo. Saranno vendute 10 testate su 39. Parte una ristrutturazione dell’intera area. 350 posti sono a rischio.

CRISI DELLA STAMPA Lagardère Active, questo il nome della divisione periodici, ha preso questa strada per almeno 2 ragioni. La prima è la crisi: una forte contrazione delle copie e degli abbonamenti venduti, una riduzione della pubblicità (del 7% quest’anno), anche per la concorrenza di Internet.

POWER BRAND La seconda ragione dell’operazione sta nelle prospettive di rilancio. Il mercato è cambiato, un editore non può più portare avanti un portafoglio di riviste ricco, che copra ogni segmento, dal bambino alla terza età, dalla caccia al cucito, alle notizie d’attualità, ma deve concentrarsi su alcune attività. Quali? La spiegazione del capo di Lagardère Active, Denis Olivennes, è la seguente:

«My strategy is to focus our investments on around 10 titles which are leaders in their segment and where there is a strong potential to develop them online».

«Unfortunately, this means we have to dispose of around 10 others».

«La mia strategia è di focalizzare gli investimenti su circa 10 titoli che sono leader nel loro segmento e dove c’è un potenziale di crescita online. Purtroppo questo significa rinunciare a circa 10 giornali».

GIÀ SENTITO Forse conviene rileggersi la serie di post iniziati con questo e proseguiti con questo (e altri 3): un rapporto della società di consulenza Boston Consulting, uscito un anno fa, su come ristrutturare e riorganizzare il mondo di giornali e periodici. È tutto qui.

Reuters: Lagardère cede 10 testate (su 39).

 

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Perdere copie ma conquistare mercato – Riflessioni su un editore francese

Il principale editore di periodici francese, Lagardère, punta a guadagnare quote di mercato. A prendere il posto dei suoi concorrenti. Anche se per il momento perde copie e pubblicità. Come tutti

I PERIODICI HANNO FUTURO La notizia su Lagardère aiuta a fare un confronto con l’Italia, a capire che le difficoltà della stampa nel nostro Paese non sono un unicum. Al tempo stesso, l’editore francese fa vedere che si può portare avanti una politica di lanci mirati. Un segnale che il settore, seppur ridimensionato, non sarà smantellato.

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Hearst, Elle e l’espansione internazionale

Hearst lancia Elle in Australia. L’ultima mossa dell’editore americano con il più grande impero internazionale di periodici. Il presidente e Ceo Duncan Edwards spiega la logica e gli obiettivi dell’espansione nei mercati esteri, l’insolita alleanza di tre editori per portare Elle in Australia (sono coinvolte Hearst, Lagardère e Bauer Media), i prossimi obiettivi, tra cui la crescita in Europa Occidentale, nonostante il mercato dei periodici sia maturo e la crisi metta in difficoltà la carta stampata.

Duncan conclude con la frase con cui voglio iniziare: la presenza di Hearst in Europa Occidentale, Australia, Bric e altri Paesi (tra cui Pakistan, Egitto, Iran, Indonesia) non è solo una questione di carta stampata. L’investimento riguarda il business tradizionale ma anche il digitale.

It will be a mixture of print but also digital businesses that we’re engaged in—it’s not going to just be a print business that we’re building around the world.

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La Francia si regala tablet ed edicole online per Natale

In Francia gli editori si aspettano il boom dei tablet per Natale. Intanto hanno aperto la strada al digitale. Gli editori transalpini hanno investito nelle edicole virtuali, promuovono le versioni digitali dei giornali e si svincolano dall’abbraccio asfissiante del Newsstand di Apple. Proprio come stanno facendo gli editori italiani, alleati con i francesi nella guerra a Google e all’informazione piratata e gratuita su Internet.

TABLET PER NATALE. Siamo cugini in tutto, anche nella battaglia per tenere in vita la carta stampata. In Francia, come racconta un articolo uscito su La Croix (è riportato nel link in fondo a questo post), il diffondersi dei tablet, fenomeno che si prevede possa avere una accelerazione grazie ai regali di Natale, sta diventando la base per una strategia degli editori in difesa dei giornali e per lo sviluppo di un digitale che contribuisca ad arrestare il declino dell’editoria giornalistica, compensi con nuovi ricavi le perdite della carta e dia un futuro a quotidiani e periodici.

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I tedeschi di Bauer fanno razzia di magazine in Australia

Il gruppo Bauer, che nel mondo pubblica oltre 400 magazine, ha acquistato per 500 milioni di dollari ACP Magazines, il maggiore editore di periodici australiano. Bauer, fondata nel 1875, dichiara fiducia nel futuro dei magazine. E crede che i magazine asutraliani e neozelandesi di ACP siano una “piattaforma perfetta” per l’espansione in area digitale. Leggete bene: magazine piattaforma ideale per l’espansione in area digitale. Bauer possiede 100 website e 50 tra radio e tv in 15 paesi, inclusi Uk, Stati Uniti, Messico, Russia, Cina. Buona lettura.

Bauer fa shopping di periodici in Australia

M’interessa perché: 1) fa vedere come grossi gruppi editoriali si muovano sul mercato globale (do you remember Hearst e Lagardère?); 2) c’è chi investe nei periodici, ci crede; 3) i periodici vengono visti (lo dico per la terza volta, sarà vero?) come una perfetta posizione di partenza per la creazione di un business digitale.

Il punto: i periodici hanno (forse) un futuro ed è in atto un processo di concentrazione a livello globale (ma non è successo anche con le auto, le banche etc etc?).

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