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La Stampa Va Giù, I Media Vanno Su (Il Rilancio Dei Periodici In Francia)

Tutti a dire che la stampa è in crisi. Ma pochi marchi scompaiono dalle edicole. I giornali molto più spesso passano di mano. E c’è chi ha progetti di rilancio. Come in Francia

Alcune delle 10 riviste messe in vendita mesi fa dal (l’ex?) grande editore Lagardère son state comprate da Reworld Media, società finanziata da tre fondi d’investimento, uno dei quali asiatico. Brutto segnale? Non si direbbe, ad ascoltare le parole di Pascal Chevalier, presidente del gruppo, intervistato da Le Figaro.

Chevalier annuncia l’acquisizione di questi giornali: Be, Maison & Travaux, Mon jardin ma maison , Le Journal de la maison, Campagne décoration, Pariscope, Auto Moto e Union.

In passato, si spiega, ha ridato smalto ad altri acquisti: Marie France e Gourmand.

L’editore racconta che:

1) vuole creare un grande gruppo media da 300 milioni di euro entro il 2016. Oggi siamo a 80 grazie ai nuovi giornali. Per la serie: piccoli editori crescono, come in Italia.

2) la stampa ha ancora potenzialità e la forza risiede nei brand: è più facile rilanciare un marchio esistente che farne nascere uno nuovo. E si fa l’esempio di Marie France. Un titolo affermato ma con un pubblico che invecchia e non va su internet. Per cui l’operazione intrapresa dall’editore consiste nel fare un’estensione del brand andando nel web, lanciando applicazioni, facendo eventi con al centro il brand. Risultato: il vecchio lettorato è rimasto ma è raddoppiato con nuovi utenti, più giovani, attratti dal digitale. Il marchio diventa occasione di e-commerce e sono nati negozi in varie città francesi che lo valorizzano.

3) ma gli editori, per aver successo, devono muoversi rapidamente, riposizionare i brand e rilanciare, innanzitutto, la carta (da cui continuerà ad arrivare metà dei ricavi).

Un’intervista da leggere per intero sul sito di Le Figaro.
Futuro dei Periodici

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L’Editore Che Investe Sia Nella Carta Sia Nel Digitale – Prisma Media

Nuovi progetti, lancio di giornali e di allegati per i titoli esistenti, investimento nei video e nel digitale. In Francia Prisma Media va all’attacco

È l’editore di Geo, Capital, Voici, Télé Loisir: 25 titoli tra i più venduti in Francia. E da poco la versione transalpina dell’elitario Harvard Business Review (17.000 copie a 17,90 euro).

Ma Prisma Media, in questa intervista di Le Figaro al presidente Rolf Heinz (guida anche Gruner + Jahr International), dichiara soprattutto di credere ancora nei periodici, di voler investire nel corso dell’anno e di avere un piano di espansione in cui il digitale non si sostituisce ai giornali ma ne è un volano di diffusione.

(Una controffensiva mediatica per rispondere al colpaccio di una rivista della concorrenza, quel Closer che ha rivelato la relazione tra il presidente Hollande e l’attrice Julie Gayet?)

Per il 2014 si prepara il lancio di, almeno, una nuova testata, mentre sono 3 i progetti in cantiere.

Prisma ha acquisito una quota maggioritaria della più grande società di produzione di video in Francia (AdVideum).

Si costruisce un’offerta integrata, carta e digitale insieme, per le principali aree di interesse della società: economia, femminili, televisione e intrattenimento, scienze.

«La mia ambizione è di concepire un nuovo genere mediatico ibrido, consultabile sul tablet, che amplia la ricchezza del testo, delle foto, dei video, della community, del servizio, del gioco.

Futuro dei Periodici

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Mondadori France, Condé Nast e i periodici su tablet

In Francia cresce la vendita di tablet, che a Natale 2012 avrebbe superato per la prima volta quella degli smartphone. Le aspettative degli editori sono grandi, come dice Mondadori France: è alle porte una Rivoluzione copernicana dei periodici. C’è interesse per le edizioni dei giornali create appositamente per le tavolette, diverse dalle solite copie digitali che replicano il giornale di carta.

Alla luce di questi dati di vendita gli editori francesi sono in fermento. È noto infatti che i possessori di tablet cercano informazione con i loro apparecchi mobili: dopo la messaggistica e i giochi, le notizie sono la principale ragione d’uso dei tablet. Apparecchi che, si badi bene, vengono usati soprattutto a casa e da tutta la famiglia.

Inoltre le versioni dei giornali per tavoletta sono diverse dalle solite copie replica dei giornali, i pdf, o pidieffoni, come li chiamano i giornalisti tra simpatia e compatimento, e aprono spazio alla sperimentazione e alla vendita di pubblicità.

In Francia, si ricorda nell’articolo di Le Figaro (che potete leggere attraverso il link riportato alla fine di questo post), si prevede che per la fine del 2013 saranno in circolazione 4 milioni e mezzo di tablet, contro i 3 milioni venduti fino a questo momento.

Le Figaro

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2013, il crollo di Google e il boom dei media digitali

Previsioni della rivista Forbes sul 2013 dei media. Smartphone e tablet veicolo numero uno per le notizie. Crescita delle app che aggregano notizie. Battuta d’arresto delle app giornalistiche. Sconfitta di Google News nella guerra con gli editori di giornali. Crescita della pubblicità nel digitale. Trionfo del “Super Blog”.

Riprendo un intervento uscito ieri sul sito di Forbes. Ashley Harrison, Ceo della piattaforma editoriale Taptu, fa le previsioni sul 2013 dei media. Potete leggerlo andando al link in inglese riportato in fondo a questo post. Harrison indica cinque punti.

MOBILE FIRST. Ormai è chiaro, il futuro di Internet è sul mobile. Smartphone (ormai sono stati venduti nel mondo 1 miliardo di cellulari intelligenti, saranno 1 miliardo 200 milioni nel 2013) e tablet saranno la principale porta di accesso al digitale, visto che il pc ormai cresce lentamente o arretra. Il 30 per cento del traffico (digitale) di The Guardian proviene da mobile. Le Figaro, sito numero uno di informazione in Francia, arriva addirittura al 50 per cento. Quindi, dice la previsione, la pubblicità si sposterà sul mobile.

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Occhio alla Zeitungssterben, la «morte dei quotidiani». In Germania, Francia, Italia

Leggo sul Financial Times che in Germania la crisi dei quotidiana si è guadagnata un nome preciso: Zeitungssterben, «la morte dei quotidiani». Detto in tedesco ha un’icasticità che sarebbe vano tentare di riprodurre in italiano.
Naturalmente l’articolo (che potete leggere in inglese nel link riportato alla fine di questo post) racconta della chiusura del “cugino” Financial Times Deutschland, annunciata qualche giorno fa dall’editore Gruner und Jahr, divisione della stampa periodica del gruppo Bertelsmann, e riferisce della bancarotta della Frankfurter Rundschau.

Il discorso si allarga poi a Spagna e Italia. E si ricorda che l’Europa sta in realtà affrontando ora quella crisi che nel 2008 ha colpito i quotidiani negli Stati Uniti.

Ma quale è la responsabilità degli editori tedeschi? Con mia sorpresa si addita il ritardo nello sviluppo digitale (sorpresa perché tra gli editori tedeschi figura quell’Axel Springer considerato invece da molti un apripista e un modello di crescita nel digitale), ritardo rispetto alla Gran Bretagna, soprattutto quando si pensa alla diffusione dei tablet e alla possibilità di vendere i quotidiani in abbonamento sui nuovi device.

In Germania la diminuzione delle copie vendute dei quotidiani è stata del 17% tra 2005 e 2012. Meno di quanto accaduto in Gran Bretagna (cali tra il 40 e il 50 per cento).

Ma il problema vero è stata la flessione della pubblicità. Con il passaggio al web di molti inserzionisti, la raccolta complessiva in Germania ha perso in 12 anni il 45%. La pubblicità, tema su cui batte e ribatte questo blog come un tamburino sul suo tamburo.
Un passaggio del pezzo riporta delle voci in Italia di possibile fusione, smentita dagli editori, del Corriere della Sera con la Stampa. A me interessano soprattutto le considerazioni finali, non trascurabili da chi ha un occhio sui periodici.Un analista di Bernstein Research di Londra ritiene che il taglio dei costi non salverà gli editori tedeschi ed europei e ci saranno altre vittime.Per Claudio Aspesi, a livello globale probabilmente «solo una manciata di editori riuscirà a sviluppare modelli di business sostenibili e saranno, probabilmente, i grandi brand internazionali» come Financial Times o il New York Times. «Gli altri dovranno cercarsi un oligarca che li finanzi o trovare protezione sotto organizzazioni più grandi».Les Échos, in Francia, è di proprietà del gruppo del lusso LVMH: Le Monde è finanziato da un gruppo di businessmen vicini alla sinistra, Le Figaro è del gruppo Dassault.E l’Italia? We have run out of oligarcs.

M’interessa perché: spiega qual è l’impatto del digitale sui quotidiani tedeschi.

Financial Times: Zeitungssterben, la “morte dei giornali”

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