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La Copertina Più Bella dell’Anno – FishbowlNY 2013

Mentre in Italia l’Espresso chiede ai propri lettori di votare la cover più bella del 2013, negli Stati Uniti è stata scelta da FishbowlNY la Miglior Copertina dell’Anno.

Vince Bloomberg Businessweek. La copertina realizza con mirabile sintesi grafica l’incontro di due epoche del giornalismo e dell’informazione: mette insieme Henry Luce, il magnate che ha fondato la casa di periodici Time Inc., e Twitter.

Nel sondaggio, seconda classificata la rivista Boston; terza, The Atlantic.

La copertina di Businessweek decretata miglior copertina del 2013 da FishbowlNY.

La copertina di Bloomberg Businessweek decretata miglior cover del 2013 da un sondaggio di FishbowlNY

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L’Editore da 500 Milioni di Utenti Unici

Il giornalismo del futuro appartiene a mass media digitali? Grandi editori nati nel web, capaci di raccogliere sotto un unico ombrello centinaia di siti e blog. Con l’obiettivo di 500 milioni di utenti unici. E una sola piattaforma, una sola tecnologia, una sola, grande vetrina pubblicitaria. L’utopia di un Internet libero sbiadisce un po’ di più

DIGITAL COMPANY CRESCONO Proprio mentre in Italia fa notizia l’intervista dell’Espresso a Wolfgang Blau (del Guardian) sul futuro del web dominato da grandi media company come The Guardian, The New York Times, BBC, negli Usa si discute di uno scenario simile. Però con protagonisti diversi. Non gli editori tradizionali, ma compagnie digitali che possono controllare l’informazione e la pubblicità su Internet.

Lo spunto: una grande società di siti web, Vox Media, con centinaia di titoli e giornalisti, sarebbe sul punto di comprare un’altra media company digitale, proprietaria di molti siti e blog, Curbed Network. Per un prezzo, pare, di 25/30 milioni di dollari (viene da sorridere, con “questi” americani, pensando che l’editore tedesco Axel Springer ha pagato nel 2011 oltre 600 milioni di euro per l’acquisto del portale francese di annunci immobiliari SeLoger).

Tanto è bastato per aprire un vivace confronto. Commentatori di primo piano del mondo digitale, come Mathew Ingram (è stato ospite d’onore al Festival internazionale del giornalismo, a Perugia) e voci del New York Times e di Reuters, hanno subito proiettato in avanti le conseguenze di questa acquisizione, immaginandola come il primo esempio di una serie di fusioni che porteranno alla nascita di giganti digitali del giornalismo.

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L’Espresso, Panorama e le prime E-single italiane

Arrivano le prime E-single italiane. Inchieste, video esclusivi, instant book proposti, con un prezzo a parte, dai siti dei giornali.

L’Espresso online permette di scaricare dalla sezione download, a 3,90 euro, il documovie Girlfriend in a Coma di Bill Emmott, ex direttore di Economist, e della giornalista Annalisa Piras. Opera criticata, un viaggio nell’Italia dei talenti bloccata da malaffare, criminalità, burocrazia e ottusità varie, considerata da qualcuno denigratoria per il paese, questa storia indipendente è uno dei primi esempi di prodotto aggiuntivo che un giornale può offrire ai lettori nella sua declinazione digitale. Se ne è parlato molto nelle scorse settimane, prendendo spunto dal successo delle prime E-single americane, e partendo da considerazioni sulla necessità, per i giornali di ampliare il ventaglio dei ricavi nel digitale con un’offerta di contenuti diversa da quella originaria (leggete l’ultima parte di questo articolo di Ken Doctor). In fondo non è niente di rivoluzionario: da sempre quotidiani e periodici vengono proposti con allegati, libri, cd, dvd. Guardate anche l’instant book Avevamo una banca, scritto da tre giornalisti di Panorama, scaricabile per 1,99 euro dal sito del settimanale.

Il Punto: più fonti di ricavo per i giornali nel digitale.

l’Espresso: e-single italiana

espresso

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Il primo mese di Huffington Post e la magra figura dei magazine nel web

I dati Audiweb di ottobre dicono che nel primo mese di attività l‘Huffington Post Italia ha portato a casa  49 mila utenti unici al giorno e 212 mila pagine viste.

Lucia Annunziata, direttore del giornale online, ha dichiarato di voler arrivare a 500 mila utenti unici al giorno entro il 2015.

Sui giornali è stato osservato che l’Huffington è dietro ad altri siti d’informazione, come Lettera43 (cresciuto in un anno del 246%) e Dagospia; ma precede Il Post, Blitzquotidiano.it e Linkiesta.

Guardo le tabelle con le testate e i dati di traffico.

Noto che l’Espresso, sito che appartiene allo stesso editoriale che pubblica l’Huffington, seppur in joint venture, ha 64 mila utenti unici giornalieri, non molti di più dell’altra testata, pur disponendo di una redazione con molte penne e firme.

Noto che nella classifica dei 100 siti per visitatori secondo Audiweb, non compare il concorrente de l’Espresso, Panorama.it. Osservo che TgCom24, quarto in classifica dopo Repubblica, Corriere e il Meteo, va evidentemente molto meglio di Panorama.it, testata online che appartiene alla stessa galassia editoriale, quella berlusconiana.

Ma le testate storiche, Espresso e Panorama, presenti da tempo nel web, hanno le armi per competere con Huffington e Tgcom24?

Altri magazine. Il primo nella classifica è Donna Moderna (Mondadori), con 327 mila utenti unici giornalieri, segue, a grande distanza, Leiweb (Rcs Mediagroup), con 160 mila utenti unici. Poi, lontani, Quattroruote, l’Espresso appunto ed Elle Network. I magazine non brillano, nel loro complesso.

M’interessa perché: 1) fotografa l’arretratezza della proposta sul digitale dei periodici; 2) non sarà che i periodici devono puntare sulle app e non sui siti?

Audiweb: su Huffington Post, l’Espresso e i magazine online.

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Che tempo che fa/ Gruppo l’Espresso -19% di pubblicità

Per capire l’aria che tira nei giornali italiani, e nei periodici, basta leggere questi lanci usciti ieri.

Partecipando al convegno «Europa: il nostro futuro», l’ingegnere Carlo De Benedetti, presidente onorario del gruppo Cir, ha detto che la raccoltà pubblicitaria della sua “azienda”, l’Espresso, segna in novembre un -19%, dato che, sommato ai mesi precedenti, porta il calo pubblicitario complessivo nel 2012 a -15%.

Ha aggiunto di prevedere, per i prossimi mesi, ristrutturazioni nei principali gruppi editoriali italiani ed europei. Stanno per arrivare, conclude De Benedetti: «Tagli, tagli e tagli».

Tanto per dire che la crisi durerà ancora. Ecco l’aria che tira. Nell’editoria.

radiocor: gruppo espresso perde in novembre 19% di pubblicità

radiocor: tagli, tagli, tagli prevede De Benedetti

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Giornalisti, crisi, esuberi, licenziamenti: un quadro completo

Questa volta non è necessario tradurre in italiano l’articolo: è un rapporto del sindacato dei giornalisti sulla crisi nell’editoria, e il taglio dei posti di lavoro, a tutto settembre 2012.

58 le aziende che hanno presentato un piano di stato di crisi, 1139 i giornalisti coinvolti tra prepensionamenti, pensionamenti anticipati, contratti di solidarietà e cassa integrazione. In Lombardia (l’articolo riguarda in particolare questa Regione) i giornalisti interessati sono 720.

Sono? No, erano. Perché da fine settembre a oggi si sono aggiunti altri stati di crisi, altri tagli.

Faccio riferimento al piano di crisi dell’editore di periodici Gruner und JahrMondadori, che, nelle dichiarazioni dell’azienda, vuole lasciare a casa 36 giornalisti, la metà dei dipendenti. Vedremo se le trattative porteranno a un numero più basso, numero di eseuberi che però rimane preoccupante perché non si vedono grandi possibilità di evitare il ricorso ad ammortizzatori sociali traumatici (cassa integrazione). Speriamo che non sia così.

Si sono poi aggiunti gli stati di crisi di Telelombardia (nel settore televisivo non sono previsti per legge i prepensionamenti) e l’agenzia giornalistica locale del Gruppo L’Espresso, Agl (crisi che però ha una dimensione nazionale, non regionale), dove sono stati individuati dall’azienda 9 esuberi.

M’interessa perché: 1) questa è la realtà, al di là di qualsiasi ragionamento su dove il mondo dell’editoria vuole andare; 2) tagliare per recuperare risorse e poi investire nel digitale, è questo il senso? 3) non converrebbe riqualificare i giornalisti già assunti? O, forse, gli editori dovrebbero porre in modo più trasparente il tema del costo del lavoro giornalistico in Italia? 4) si rischia un disastro sociale: i giornalisti che escono dalla professione non ci rientraranno più.

Il sindacato dei giornalisti: i numeri della crisi dell’editoria.

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