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Giornali gay a Singapore: digitali per forza

Singapore è una società conservatrice in cui i rapporti tra persone dello stesso sesso possono essere puniti con il carcere fino a due anni. E la stampa è soggetta a un esame governativo per la licenza prima della pubblicazione. Due ragioni che hanno spinto la rivista bimestrale Element, che si occupa di moda, spettacolo, fitness e argomenti di interesse per i lettori omosessuali, al primo numero, a scegliere la strada del digitale. Lo si acquista su Apple Store o Android Marketing (come spiega l’articolo di Atlantic, in link alla fine di questo post). Chiaramente l’host server si trova all’estero, negli Stati Uniti, ma il lettorato è distribuito nei paesi asiatici limitrofi, tra cui la Malesia, dove essere gay può costare la galera per molti anni. Ma anche in Asia, come nel resto del mondo, la comunità gay viene considerata un mercato remunerativo per la pubblicità, non a caso tra gli inserzionisti di Element c’è Paul Smith, e poi catene di hotel di lusso, cibo di qualità, tecnologia, nightlife, viaggi. Inutile dire che a Singapore tutto quel che è digitale ha una grande presa. L’Asia sta superando l’Europa, l’Italia di sicuro.

M’interessa perché: 1) tra i vantaggi del digitale c’è la libertà per le minoranze e la riservatezza (date un’occhiata al precedente post su Playboy); 2) l’Asia sta superando il Vecchio Continente nella conversione al digitale;

The Atlantic: Element, rivista digitale gay di Singapore.

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Pubblicità: mentre l’Italia sprofonda, nei giornali Usa c’è un miglioramento

Segnali di ripresa per la pubblicità nei settori del lusso, bellezza, arredamento, perfino nelle auto. C’è un’inversione di tendenza nella raccolta di pagine di inserzionisti sui mensili americani. Rimane grigio lo scenario per l’Europa.

Chi segue questo blog lo sa: la crisi dei giornali è legata a un pauroso calo della pubblicità. Con i rovesci nell’economia reale e l’esplosione dei media digitali, ai quotidiani e alle riviste della carta stampata arrivano solo le briciole dei grandi investimenti in comunicazione di aziende e grandi società.

Ma l’inizio del 2013 sembra promettente negli Stati Uniti. Nel periodo da gennaio ad aprile 2013 la raccolta è scesa, ma solo dello 0,9%, secondo i dati di Media Industry Newsletter, con un indubbio miglioramento rispetto al calo del 5.6% dello stesso periodo del 2012.

I marchi globali del lusso e i brand della bellezza e cosmesi hanno ripreso a investire nel mercato americano mentre l’Europa rimane avvolta nell’incertezza e l’Asia, terreno di forte crescita negli ultimi anni, potrebbe essere alla vigilia di un ridimensionamento. Negli Usa anche la pubblicità delle auto sembra regalare qualche soddisfazione agli editori.

Certo, non bisogna dimenticare che la schiarita arriva dopo che l’industria dei periodici americani ha perso più di un quarto delle pagine pubblicitarie nel 2009.

Nell’articolo riportato qui sotto in link ci sono dati sulle pagine pubblicitarie nelle testate americane di Condé Nast e Hearst Magazines. Alcuni periodici hanno aumentato in aprile 2013 la raccolta di oltre il 6 % (con i mensili si conosce già ora il dato).

Adage.com: pubblicità in ripresa nei periodici Usa

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Wall Street Journal lancia Money, rivista per ricchi

Il Wall Street Journal lancerà il 9 marzo un trimestrale di lifestyle pensato per i ricchi e la pubblicità del lusso. Si chiamerà Money, avrà 50 pagine, di cui 30 di articoli e 20 di pubblicità, e sarà distribuita negli Stati Uniti con l’edizione del weekend del Journal, che fa 2 milioni 300 mila copie. La testata è uno spinoff del Wall Street Journal Magazine.

Money non parlerà di finanza e investimenti, non avrà un taglio di servizio, seppur alto, ma racconterà storie di businessman che hanno raggiunto il successo, le loro idee vincenti, i loro più grandi errori.

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M’interessa perché: 1) si fanno ancora lanci di periodici; 2) hanno grande successo gli allegati; 3) il lusso rimane una nicchia interessante per la raccolta di pubblicità. Anche su carta.

Ad Week: Wall Street Journal lancia rivista per i ricchi

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Nel 2012 pubblicati 870 nuovi periodici negli Usa. Quasi tutti di nicchia.

Per gli editori statunitensi quello che abbiamo lasciato alle spalle è stato un anno di lanci. Complessivamente si contano 870 nuovi periodici. Per trovare un’annata altrettanto prolifica bisogna tornare al 2007. Ma si tratta di pubblicazioni spesso di nicchia. E i grandi editori sono rimasti ai margini del gioco.

Questo post è anche l’occasione per presentare un personaggio interessante e curioso, il professore Samir Husni, direttore del Magazine Innovation Center della School of Journalism all’Università del Mississipi. Il professor Husni, bizzarro e simpatico perché si vanta di possedere 28 mila prime edizioni di periodici e mille cravatte, è l’autore del popolare sito Mr. Magazine, e da 24 anni si occupa di lanci di periodici. Viene spesso intervistato, citato e invitato a eventi dai maggiori editori americani.

Nel 2012 il numero complessivo è stato di 870 lanci. Parliamo di settimanali, quindicinali, mensili, bimestrali, speciali, prodotti dalla periodicità più dilatata, irregolare, o di book-a-zine, libri realizzati utilizzando in parte articoli già usciti. Sono prodotti editoriali tutti rigorosamente di carta e distribuiti in edicola. Delle 870 pubblicazioni, 242 escono con frequenza regolare.

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Condé Nast annuncia il lancio di Vanity Fair in Francia

La domanda è quando, esattamente. E perché annunciarlo ora, molti mesi in anticipo rispetto all’estate, stagione prima della quale (un po’, molto…) dovrebbe avvenire, dunque, alfine, il lancio di Vanity Fair in Francia.

Ma sono domande che forse interessano meno di tutte le altre considerazioni fatte dal New York Times. Si riflette sull’andamento del mercato francese dei magazine (che quest’anno cresce lievemente, ma cresce, mentre i quotidiani perdono pesantemente), sul perché Condé Nast abbia atteso anni prima di pianificare il lancio di Vanity in Francia, su come è cambiato il rapporto dei politici con la stampa e come gli inserzionisti non ritirino più la pubblicità da quei giornali che frugano nella vita privata dei politici (un mutamento avvenuto sotto la presidenza di Nicolas Sarkozy e balzato all’occhio un anno fa, con lo scandalo di Dominique Strauss-Kahn), del perché ci sia preoccupazione nel settore editoriale del lusso sulla tenuta di una raccolta pubblicitaria finora non anticiclica ma quasi.

M’interessa perché: 1) permette un confronto indiretto con il mercato italiano, molto più in difficoltà di quello francese.

Il punto: anche nel mezzo di una crisi si può lanciare un prodotto editoriale forte?

(leggete qui l’articolo) The New York Times: Condé Nast lancerà la versione francese di Vanity

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In Uk Hello! non sarà più un magazine gossipparo ma…

… ma un femminile di lifestyle e moda. Così l’editore di Hello! ha chiesto che venga rivisitato il magazine, spin-off dello spagnolo !Hola!, e questo viene chiesto a chi gestisce i newsstand, le edicole: mettere la rivista accanto a Grazia, Elle, Marie Claire. Ricorda analoghe operazioni tentate in Italia, seppur in modo non così deciso (Chi di Mondadori). E la corsa verso i femminili di fascia alta che sta avvenendo un po’ ovunque.

Hello!, celebrity mag, dice addio ai vip e diventa un women’s lifestyle mag

M’interessa perché: 1) anche all’estero sono in crisi i giornali sulle celebrity, dopo 10 anni di indigestione di personaggi.

Il punto: la celebrity è chip, il lusso hot. Per i periodici dei grandi editori, chiaro, non per i piccoli che puntano sul pubblico popolare e il prezzo di copertina contenuto.

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Il mensile Flair (Mondadori) esce con un’edizione tedesca

In attesa della rinascita di Flair in Italia (il mensile di Mondadori ha interrotto le pubblicazioni in marzo e tornerà presto in edicola con cadenza bi o trimestrale) il brand femminile dell’alta moda e del lusso sbarca in Germania grazie a un accordo di licensing tra editore italiano e teutonico, Mediengruppe Klambt.

Flair (Mondadori) arriva in Germania

M’interessa perché: 1) fa vedere che continua l’espansione di un editore italiano sul mercato globale; 2) conferma l’interesse degli editori per i femminili e il lusso: ci credono.

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Rodale e Best Life/ Perché i periodici sul lusso hanno futuro

L’editore americano Rodale, che in Italia è presente con la testata Men’s Health, pubblicata in licenza da Mondadori, rilancia Best Life, testata maschile up-market che era stata chiusa alcuni anni fa. Ora ritorna, come per altre pubblicazioni della stessa fascia di lettorato (Condé Nast Usa ha dato altri esempi). Torna perché era un giornale che aveva un lettorato ben definito, e ora paga avere un lettorato definito intorno a una testata dall’identità messa bene a fuoco. Prima era venuta a mancare la pubblicità ma durante la crisi il settore del lusso si è dimostrato anticiclico e le riviste maschili di alta gamma hanno ritrovato un senso nel generale declino dei periodici. Buona lettura.

 

Rodale riporta in edicola Best Life, rivista patinata sul lusso per l’uomo.

 

M’interessa perché: 1) spiega come in questo momento abbiano maggiori chance di sopravvivenza le testate con un lettorato ben definito; 2) spiega l’interesse per i magazine sul lusso; 3) fa capire in quale area i periodici possono ancora avere un futuro.

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