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Apriresti un sito di e-commerce del tuo giornale? – L’editore di Men’s Health lancia il negozio online

Rodale, l’editore di Men’s Health, si lancia nell’e-commerce con un sito web di prodotti naturali e molto fashion che portano il marchio della società. Per la prima volta i giornali non fanno da tramite tra venditori e lettori ma propongono una propria selezione, garantita dal brand. Il giornale apre il proprio negozio.

Ci sono l’asciugamano di microfibra per lo yoga, intessuto di strisce di cocco di riciclo, e un paio di jeans fatti con cotone non trattato chimicamente. Tazze di porcellana per noodle realizzate a mano con materiale “sostenibile” e articoli per il fitness, la bellezza, la piscina.

Rodale ha scelto 500 articoli che ritiene coerenti con la propria filosofia improntata al benessere, la salute, la forma fisica, incarnati dalle testate Men’s Health, Women’s Health, Prevention.

 

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La crisi dei periodici e la risposta di un editore in Gran Bretagna

Trainata dal mensile femminile Good Housekeeping, Hearst in Gran Bretagna regge bene alla crisi della carta stampata. Nel suo arco ci sono tre armi: giornali di gamma alta che non perdono pubblicità, un amministratore delegato “sgamato” e un uomo che viene da Microsoft, proprio come Pietro Scott Jovane.

L’articolo del Guardian, che ogni domenica fa l’esame del sangue a un editore britannico, parte dall’ottima performance di Good Housekeeping, il mensile femminile di servizio pubblicato in Gran Bretagna da Hearst, editore americano presente in tutto il mondo, Italia compresa.

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E-commerce, salvagente dei giornali in difficoltà

E-commerce: è la parola d’ordine tra gli editori di quotidiani e periodici. Vendere prodotti di ogni tipo, dai vestiti di marca ai viaggi, per compensare i bilanci in affanno soprattutto a causa del calo della pubblicità. Ne ha parlato Maria Rodale, editrice di Men’s Health. E il Sole24 Ore, in un pezzo dedicato agli acquisti da tablet e smartphone.

Maria Rodale, terza generazione degli editori che pubblicano Men’s Health e riviste sulla salute e il benessere, uno dei maggiori gruppi americani, dove si pretende che i giornalisti consumino solo prodotti biologici tra le pareti delle redazioni e che partecipino a lezioni di yoga per i dipendenti, ha parlato di e-commerce mentre si trovava in Australia per incontrare i partner locali. Iniziando da una provocazione: c’è un nuovo trend, piuttosto radicale, che si sta diffondendo tra gli editori di periodici, il trend del ritorno alla carta.

Significa che la transizione al digitale non sarà rapida come si pronosticava fino a pochissimo tempo fa.

Lo consiglia anche la situazione della pubblicità. «Le agenzie pubblicitarie» ha spiegato Maria Rodale «si sono tutte buttate sul digitale ma i risultati sono stati deludenti rispetto alle attese. Gli user digiali non sembrano così interessati alla pubblicità come quando sono coinvolti in un’esperienza di lettura del giornale di carta».

Al tempo stesso, la signora Rodale ha indicato nell’e-commerce la strada per compensare nel digitale il calo dei ricavi pubblicitari. Un motivo che spinge in questa direzione è l’alto livello di fiducia che i lettori hanno verso i periodici di loro scelta e, di conseguenza, verso la pubblicità e le esperienze di acquisto proposte dalle riviste. I periodici sono uno dei pochi media in cui la pubblicità non viene percepita come una fastidiosa distrazione ma come un’esperienza positiva. E i quotidiani hanno dimostrato che si possono vendere ai lettori pacchetti vacanze, assicurazioni, vino, libri. Lo fanno con successo gli editori tedeschi Burda e Axel Springer oltre agli americani di Condé Nast con il recente investimento di 20 milioni di dollari nel sito di e-commerce Farfetch.

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I periodici inglesi minacciati dal “mobile blinder”

I periodici in Gran Bretagna, nel secondo semestre del 2012, perdono in edicola anche il 30% delle copie.

Il settore del gossip sembra del tutto “bruciato” e reso insignificante dalla concorrenza dei website gratuiti sulle celebrity, come riportato in un recente post sul mercato americano.

Si sottolinea, nell’articolo dell’Indipendent che trovate in link alla fine di questo post, un nuovo fenomeno di allontanamento dai periodici inizialmente rilevato negli Stati Uniti: il “mobile blinder“, il disinteresse per i giornali causato dall’uso forsennato e ipnotico degli smartphone. Lo si vede alla fila per la cassa del supermercato (l’americano e l’inglese comprano lì i giornali): tutti se ne stanno con gli occhi incollati allo schermo del telefono, a leggere sms, scrivere su facebook e cercare news, e trascurano i periodici e i quotidiani messi in bella vista sugli stand. E’ qui, con un acquisto d’impulso, che fino a qualche anno fa si faceva incetta di testate cartacee. Oggi non più.

In Inghilterra la transizione al digitale, se si pensa alle versioni replica per iPad dei periodici, sembra promettente solo per i maschili, come Men’s Health e GQ. Maschi, di tendenza, portati per la tecnologia, edonisti e con soldi in tasca: ecco qual è, al momento, il lettorato dei giornali su tablet.

Ma è interessante un’osservazione del giornalista dell’Indipendent sui giornali che avranno un futuro nel digitale. Sono quelli che hanno contenuti unici e differenziati, ricchi di valore aggiunto, strutturati per la lettura sul mobile.

Il Punto: la crisi dei periodici in UK.

the indipendent: stato di salute dei periodici in UK

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I periodici che vendono più copie digitali in Uk

Non saranno molte. Ma le copie digitali dei periodici britannici vengono finalmente rilevate, ufficialmente. Da ieri.

And the winner is… Men’s Health. Seguito da GQ.

Men’s Health, il maschile più venduto, ha fatto 12 mila 676 copie digitali, pari al 6% delle copie vendute (carta e digitale). Merito della qualità visuale del giornale, ha spiegato il publishing editor inglese della testata, di proprietà della americana Rodale.

GQ di Condé Nast è il secondo più venduto con 11 mila 779 copie, equivalenti al 9% del venduto totale.

Le copie digitali, come sapete, vengono acquistate nelle edicole online, prima tra tutte l’Apple App Store.

Altri titoli con molte copie sono Cosmopolitan, che arriva a 10841, ed Esquire, 5900, pari a circa il 10% delle diffusioni. (vedete anche il mio post sulle copie digitali vendute negli Usa).

Il Ceo di PPA, associazione di oltre 200 editori britannici, ha spiegato che «la rapida diffusione dei tablet in questi anni ha cambiato dalle fondamenta il modo in cui vengono consumati i periodici. E il modo in cui vengono percepiti dal lettore. Per questo PPA, in occasione del suo centesimo compleanno, ha deciso di affiancare ai tradizionali rapporti sulle copie cartacee vendute, anche quello sul digitale». E da gennaio un’analoga misurazione viene eseguita anche in Italia da Ads.

Riporto i risultati di altre testate. Una goccia nel mare della stampa periodica britannica, la quale fattura annualmente 2,23 miliardi di sterline.

Condé Nast Traveller 1648, Elle 7070, Glamour, 4200, Harper’s Bazaar, 5524, Hello! 2860, Marie Claire 905, The Economist continental edition europe 11624 (vendono molto anche le altre edizioni del settimanale economico), Vanity  fair 7700, Vogue 3703, Wired 6961.

The Guardian: quante copie digitali vendono i periodici inglesi

Ppa: copie digitali vendite in UK.

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I periodici e il sito di Men’s Health

Segnalo l’intervista su Folio Mag al direttore di Men’s Health (Usa), Bill Phillips, fino a novembre era alla guida del sito web del giornale.

L’argomento: come Phillips sia riuscito a creare un sito che stia in piedi da solo, senza esaurire la sua funzione in un ruolo ancillare rispetto al giornale. La storia a mio parere ha un interesse per tutti coloro che lavorano nei periodici, è paradigmatica.

Più il sito è autonomo, dice il direttore, maggiori sono le possibilità di crescita e di successo, questo è il succo dell’esperienza di Phillips, una prospettiva che rovescia l’impostazione solitamente data ai siti nel mondo dei magazine. Un punto di vista tra tanti, certo, ma da tenere in conto.

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Mondadori chiude testate

Leggo su Lettera 43 che Mondadori chiuderà quattro mensili: Men’s Health, Casa Viva, Ville e Giardini, Travel. A questi si aggiunge la Uor televisiva: le unità organizzative redazionali sono una novità dell’ultimo contratto giornalistico e vengono equiparate a testate. Dunque Mondadori vuole chiudere 5 testate. Ma ho come l’impressione che Lettera 43 dia un numero sbagliato dei colleghi in eccedenza: loro dicono 28 ma a occhio e croce sono una quarantina (in casa ho una raccolta di giornali da fare invidia a Mr Magazine).

È dunque arrivato uno dei momenti di cui si parlava da tempo nel mondo dei periodici. Mondadori si aggiunge allo Stato di crisi in Gruner, in Hearst, in altre case editrici. Alle dimissioni incentivate di Condé Nast. E alla previsione di un nuovo Stato di crisi in Rcs Mediagroup.

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Stati Uniti/ Lascia Zinczenko, direttore di Men’s Health

Nella girandola di direttori che se ne vanno dai magazine americani (ieri riferivo dell’addio, dato per imminente, del direttore di Time), si aggiunge David Zinczenko di Men’s Health, testata del gruppo Rodale.

Il giornalista, famoso anche per le apparizioni in televisione e alcuni libri sul fitness in chiave maschile, era una colonna portante del giornale e della casa editrice, il suo passo indietro ha quindi colpito l’ambiente del giornalismo.

Commenti? Ragioni? «When the editor becomes bigger than the magazine, the owners will become concerned: Are we serving the brand or are we serving the editor? David has become bigger than the brand Men’s Health». Quanti scrupoli in the USA.

M’interessa perché: 1) la crisi accelera il ricambio di direttori.

Chi lo dice: «Minonline Media Job Center is the definitive career resource for the publishing community, serving job seekers and employers in all media».

minonline: Zinczenko lascia Men’s Health

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Rodale entra nell’e-commerce

Negli Stati Uniti l’editore Rodale, quello che pubblica (anche in Italia con Mondadori) Men’s Health, annuncia l’ingresso dalla prossima primavera nell’e-commerce come retailer. Il sito si chiamerà Rodale’s e venderà prodotti di qualità e alto prezzo, ma al tempo stesso ecosostenibili, per la casa e la bellezza. Di recente altre riviste ed editori hanno deciso di sviluppare l’e-commerce, da Lucky a Shopbazaar, il sito di Harper’s Bazar. Ma Rodale persegue una politica più aggressiva perché vuole fare tutto in casa, senza mediazione: venderà i prodotti ai propri lettori, mentre gli altri editori Usa si limitano ad aprire una vetrina virtuale e a mettere in contatto venditore e potenziale cliente. La differenza sta nei margini di guadagno: l’editore che si limita a fare da mediatore incassa il 7 per cento della transazione, chi diventa retailer trattiene per se il 50 per cento del prezzo pagato.

In Italia è stata Mondadori, finora, a spingersi più avanti su questa strada, ma l’esperienza del sito di e-commerce Easyshop.it non ha avuto successo ed è stata chiusa a pochi mesi dal lancio.

Ad Week: Rodale entra nell’e-commerce

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Men’s Health e l’offerta su Facebook

Rodale si allarga nel digitale su Facebook e da martedì utilizza il social network per offrire ai lettori delle sue testate di punta, Men’s Health e Women’s Health, contenuti del giornale, contenuti extra, programmi d’allenamento, diete, proposte d’esercizi per il week end, video, insomma una serie di proposte GIORNALISTICHE senza che il lettore debba lasciare Facebook, un arricchimento dell’offerta cartacea. Le app delle due riviste vanno sotto il nome di Get More.

Men’s Health e la proposta di Rodale per il digitale

 

M’interessa perché: 1) prima o poi sul digitale bisogna mettere contenuti, tutto il resto non basta.

 

Il punto: come crescere nel digitale.

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