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Stati Uniti/ Lascia Zinczenko, direttore di Men’s Health

Nella girandola di direttori che se ne vanno dai magazine americani (ieri riferivo dell’addio, dato per imminente, del direttore di Time), si aggiunge David Zinczenko di Men’s Health, testata del gruppo Rodale.

Il giornalista, famoso anche per le apparizioni in televisione e alcuni libri sul fitness in chiave maschile, era una colonna portante del giornale e della casa editrice, il suo passo indietro ha quindi colpito l’ambiente del giornalismo.

Commenti? Ragioni? «When the editor becomes bigger than the magazine, the owners will become concerned: Are we serving the brand or are we serving the editor? David has become bigger than the brand Men’s Health». Quanti scrupoli in the USA.

M’interessa perché: 1) la crisi accelera il ricambio di direttori.

Chi lo dice: «Minonline Media Job Center is the definitive career resource for the publishing community, serving job seekers and employers in all media».

minonline: Zinczenko lascia Men’s Health

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Quanto guadagnano i periodici con gli smartphone

Gli editori iniziano a fare qualche soldo con i contenuti per gli smartphone, ma devono ancora imparare e sperimentare. Lo racconta Minonline, citando il rapporto annuale di un importante provider americano.

I dati, relativi al mese di settembre, riguardano la capacità degli editori di incrementare i ricavi con le edizioni digitali, le app per i periodici, i siti web.

Ecco la tabella che accompagna l’articolo.

  • 88% degli editori vende pubblicità sulle proprie piattaforme digitali
  • 77% genera ricavi pubblicitari ma molti sottoutilizzano gli strumenti per incrementarli ancor di più
  • Gli editori sentiti nel sondaggio riconoscono l’importanza dei dati degli utenti ma il 75% non li usa correttamente
  • 3 editori su 5 registrano una crescita delle diffusioni e nella raccolta pubblicitaria
  • 38% pianifica di ridisegnare i siti o di intervenire sul software di gestione dei contenuti (CMS) per incrementare i ricavi
  • I grandi investitori pubblicitari vorrebbero essere presenti sulle varie piattaforme tuttavia i budget attuali sono ancora focalizzati sulla stampa (la carta),

Godengo+Texterity, il provider che ha condotto la ricerca (certificata da BPA audit) ha constatato che, per quanto le principali testate monitorate siano già attive su più piattaforme, il canale che ha la crescita più rilevante è il mobile. Gli editori, dal canto loro, stanno ancora lavorando per trovare un equilibrio tra contenuti gratuiti (free, liberi) e contenuti premium, a pagamento. E nella speranza di capire qual è il giusto rapporto tra le varie piattaforme.

Chi lo dice: «Min is the industry’s trusted source on the consumer and b2b magazine business, reaching thousands of media executives through print, online and in-person events. For more than 60 years, Min has been serving the magazine and media community».

M’interessa perché: 1) gli smartphone sono un’area di sviluppo per i contenuti digitali dei periodici (in Italia, un anno fa, si erano già venduti 20 milioni di smartphone).

Il punto: cosa possono dare i periodici sulle piattaforme digitali.

Minonline: come guadagnare dalle edizioni digitali

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Magazine Usa/ Pubblicità in calo almeno fino 2017

Non per esagerare con il pessimismo ma un’indagine di Pivotal Research sui periodici statunitensi, riguardante la raccolta pubblicitaria, dice che la discesa nella raccolta continuerà ininterrotta, ma a velocità meno marcata, fino al 2017, quando ai magazine andrà circa il 13,7 per cento del totale della spesa per pubblicità contro il 23 per cento del 2010. Lo riporta MinOnline.

Magazine Usa, la pubblicità in calo fino al 2017.

 

M’interessa perché: 1) fa capire che i periodici vivono un declino irreversibile e andranno incontro a un ridimensionamento drastico: minore diffusione e minore raccolta pubblicitaria (le due voci di ricavo, a cui si aggiunge, in Italia, il filone delle vendite congiunte, o quel che di queste rimane).

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Sviluppo digitale? I periodici americani sono lenti

Ok, ok: il futuro dei periodici (settimanali, mensili) è legato allo sviluppo sulle piattaforme digitali. Questo ammettono ormai tutti gli editori. Ma quale sia il loro reale investimento e l’efficacia delle mosse su tablet, twitter, facebook, è ancora da verificare. Si dice che non c’è un chiaro modello di business digitale per i periodici. Ma già con quello che offre la tecnologia e con i nuovi comportamenti dei lettori si possono muovere passi importanti. A giudicare da questa ricerca, però, gli editori non hanno ancora capito la logica della comunicazione nel digitale e non si stanno impegnando a fondo. Leggete questo articolo pubblicato da Minonline che parla del lavoro di L2, Think Tank newyorkese che misura la “competenza” digitale di 80 brand mondiali dei periodici. Il secondo link permette di accedere alla classifica sulla competenza digitale di L2. Al primo posto Wired (sorpresa!), Time è al sesto, Elle al settimo posto in classifica.

 

L2: I magazine americani indietro nell’evoluzione digitale.

La classifica sulla competenza digitale dei principali magazine mondiali.

 

M’interessa perché: 1) al di là delle dichiarazioni di principio, gli editori investono poco e male sul digitale; 2) c’è una classifica divertente.

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