Archivi tag: multimedia storytelling

Top Football Stories You Can’t Miss In Multimedia Journalism: England, Italy and Mr Balotelli

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7 Grandi Storie Multimediali di Calcio

 

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Giornalismo Multimediale: la Storia degli Attentatori di Boston

Si intitola The Fall of the House of Tsarnaev. Racconta con testo, foto, disegni, video la storia della “caduta” della famiglia Tsarnaev, da cui provengono i 2 uomini ceceni accusati dell’attacco terroristico alla maratona di Boston. Il racconto, frutto di 5 mesi d’indagine sul campo, è stato pubblicato dal Boston Globe. E ha dato vita a un fitto dibattito su Twitter sulla utilità e attualità di storie multimediali in stile Snow Fall, il primo esempio del genere, uscito un anno fa. È già diventato un verbo: to Snowfall

The fall of the house of Tsarnaev  viene commentata nel blog di Mario Garcia, il maestro di design giornalistico che insegna alla Columbia University.

Piace al designer la sobria ed essenziale veste grafica del prodotto, che lascia molto spazio bianco per entrare senza ansia nel racconto. Anche senza leggere tutto dall’inizio si può cogliere il filo della narrazione, la ricostruzione di un ambiente familiare altamente disfunzionale, di una migrazione negli Stati Uniti, da zone remote dell’ex impero sovietico, risoltasi in un fallimento sociale ed esistenziale.

I video ci portano nell’ambiente d’origine dei due presunti attentatori.

Le fotografie, viste allo schermo e non sulla pagina stampata, creano, a mio parere, un maggiore coinvolgimento.

Penso che lo scroll aggiunga un pizzico di drammaticità alla storia (come un libro?), a differenza della pagina del giornale, che si apre davanti a noi mostrando tutto nella sua interezza.

Ma Mario Garcia riporta nel suo blog gli scambi di tweet di una discussione sull’utilità di prodotti come questo, risalendo indietro al capostipite: Snow Fall del New York Times.

C’è chi ritiene efficace questo modo di raccontare storie. Chi lo trova noioso. Chi chiede di aver pazienza perché siamo solo all’infanzia dello storytelling. Chi invece vuole fare piazza pulita delle novità e tornare al… giornalismo.

Altri esempi:

The Russia Left Behind. La New York sotterranea e Vita e sogni dei campioni del football australiano. Multimedia storytelling sul DataGate. Vita delle attrici pornolesbo.

The Fall of the House of Tsarnaev

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Quella Cosa Chiamata Long-Form Journalism

Long-form journalism, giornalismo multimediale, nuovi strumenti per raccontare: qualche notizia, un pizzico di polemica, 3 articoli

C’è una espressione che gode di un certo successo nel giornalismo digitale: long-form journalism (qui qualche esempio di pregio).

Indica gli articoli che hanno una certa estensione, come fa capire la formula inglese, e un andamento narrativo che a volte porta al reportage altre all’approfondimento e scavo nei fatti.

In molti suscita ilarità o sarcasmo. Il long-form journalism non sarebbe, ai loro occhi, che una etichetta di moda per indicare… un articolo.

Qualcuno ci vede riflessa la pochezza di tanta informazione ripetitiva, moltiplicata, copiata, cui ci si è abituati con il digitale.

Altri ancora ci trovano un nuovo modo di raccontare che permette ai giornalisti di utilizzare per la prima volta tutti gli strumenti espressivi a disposizione grazie alla tecnologia: scrittura, fotografia, video, audio, grafica.

Salvo poi osservare che tale profusione di mezzi porta, anche nei casi più celebrati, a prodotti ridondanti, inutilmente ricchi, sostanzialmente noiosi (come Snow Fall?).

Nell’attesa di chiarirmi le idee, segnalo questi pezzi sull’argomento (in inglese):

Uno sguardo disincantato sul fenomeno uscito ieri su The Atlantic.

Un pezzo di Mathew Ingram per Gigaom.

Il sito di long-form storytelling: Beautiful Stories.

Futuro dei Periodici

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Come si Costruisce una Storia Multimediale

Cos’è il giornalismo multimediale, come si costruisce una storia nel digitale, come e perché assegnare a media diversi le varie parti del racconto. Lo spiega l’università di Berkeley

GIORNALISMO DIGITALE Oltre a The Russia Left Behind e ad altri esempi di multimedia storytelling di cui si è parlato in questo blog, penso alle storie di giocatori di football di un quotidiano australiano e al racconto della New York sotterranea di Vanity Fair: sono nel blog del designer Mario Garcia. Per la gioia dei nostri occhi. Mi è venuta voglia di capire più a fondo come si racconta una storia nel digitale. E mi sono imbattuto in uno strumento utilissimo, in lingua inglese.

COS’È MULTIMEDIALE Riprendo un tutorial della UC Berkeley Graduate School of Journalism. Consiglio a tutti di visitare il sito, ricco di strumenti pratici e teorici sul giornalismo digitale.

Una storia giornalistica multimediale non è solo un racconto a più dimensioni: testo, video, audio, foto, grafica, animazione, mappe, interattività.
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Il Racconto Multimediale del Datagate (E Altro Storytelling Digitale)

Quattro esempi di racconto multimediale. Recenti. Proposti da giornali di carta: The Guardian, The New York Times, L’Equipe, il norvegese Aftenposten. Ripresi dal blog di Mario Garcia, designer di quotidiani, periodici, media. La nuova frontiera del racconto giornalistico. Con tecniche che tutti devono conoscere

STRETTA ATTUALITÀ Il primo novembre è stato pubblicato dal Guardian, quotidiano inglese con diffusione e rilevanza planetaria (il superamento dei confini nazionali è uno dei fenomeni resi possibili dal digitale), un racconto multimediale dello scandalo Datagate (Snowden/Nsa). Straordinario. Nelle interviste video le persone sono “scontornate” e iniziano a parlare non appena il lettore, facendo scroll sul racconto, arriva al punto. Ci sono documenti da sfogliare come se fossero fascicoli che ti vengono messi in mano. Grafiche sofisticate, animazioni. Giornalismo orientato a spiegare, passo a passo, una vicenda di spionaggio di massa che ha implicazioni sulla privacy di ciascuno di noi.

SUCCESSO NEL WEB  Il quotidiano norvegese Aftenposten ha pubblicato il 2 novembre un racconto multimediale, Hooked on Yoga, di grande successo nel Paese: la quarta “notizia” più letta, la più condivisa nel giorno dell’uscita. È la storia di un ex tossicodipendente tornato a una vita normale grazie allo yoga. Un esempio seguito da un gruppo di persone, tutte con la stessa dipendenza. Tre giorni per girarlo, tre per scriverlo, cinque per documentarsi, cinque per fare il montaggio e l’editing video.

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Tecniche di Giornalismo Digitale del New York Times: “The Russia Left Behind”

Il Punto: una grande lezione di giornalismo multimediale del New York Times. Che ha raccontato un viaggio nella Russia dimenticata, quella rimasta indietro nello sviluppo economico, spazzata via dal fenomeno dell’inurbamento delle campagne. Un reportage che utilizza in modo suggestivo, e magistrale, testo scritto, fotografia, video, interviste filmate, grafica. Una lezione da studiare punto per punto. Come a scuola di storytelling digitale

REPORTAGE MULTIMEDIALE Il 13 ottobre il New York Times ha pubblicato The Russia Left Behind, racconto della giornalista Ellen Barry di un viaggio in treno da San Pietroburgo a Mosca (durata: 12 ore), attraverso le campagne e i piccoli centri dimenticati. Villaggi diventati invivibili per il passaggio delle nuove vie di collegamento tra metropoli, paesi che si spopolano per la fuga della gente verso la capitale, tracce di una Russia del passato, tra monasteri ortodossi, icone e vita ai margini delle foreste.

È un esercizio giornalistico d’avanguardia che si inserisce nella scia del racconto multimediale del NYT pubblicato un anno fa, quel Snow Fall, premiato con il Pulitzer, che ha aperto la strada a nuove possibilità narrative nel giornalismo della transizione al digitale.

Il nuovo racconto offre spunti su due versanti. Quello dello sviluppo industriale ed economico dei giornali. E quello più strettamente giornalistico: le tecniche narrative, che a me interessano di più.

EVOLUZIONE DEL PRODOTTO Il primo punto è presto spiegato: a un pubblico di lettori che non chiede multimedialità a ogni costo, trovando più facile leggere articoli tradizionali anche nel digitale, bisogna però offrire alcuni prodotti “fuori serie” che appaghino la sete di novità rese possibili dal digitale. L’arricchimento multimediale, costoso per le redazioni in termini di tempo e di denaro, è comprensibile nel caso di Snow Fall e The Russia Left Behind, su cui gli utenti sono disposti a spendere più tempo. Nel secondo, c’è un’economia di mezzi che fa dire: è un passo avanti rispetto a Snow Fall.

TECNICHE NARRATIVE Il secondo punto riguarda invece la sete dei giornalisti di raccontare in modo nuovo, moderno, potenziato le proprie storie. L’ultimo reportage del NYT è istruttivo. La storia viene prima della scelta dei mezzi con cui costruirla. E il racconto parla a tutti i sensi.

COSA COPIARE Segnalo: 1) filmati brevi massimo di un minuto, centrati su interviste o scene d’ambiente, con pochi movimenti, quasi niente zoom, alta standardizzazione nel montaggio secondo la scuola anglosassone, audio perfetto sia nelle parole degli intervistati sia nel cogliere il suono d’ambiente, che aiuta a coinvolgere nel racconto. 2) Utilizzo di bellissime fotografie, in photo gallery di pochi scatti, facili da caricare, dimensioni a tutta pagina. 3) Si fa ricorso a una tecnica molto di moda che consiste nell’inserire nei video alcuni scatti fotografici: danno corpo al racconto, fissano protagonisti e situazioni. 4) Una grafica essenziale, che esalta le foto e gli snodi del racconto. 5) L’articolo è ben scandito, diviso in paragrafi brevi. Tutto è misurato: paragrafi scritti, video di pochi secondi, poche immagini ma valorizzate. Il segreto è questo?

 

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The Turning Point/ Consigli per la Riconversione Digitale dei Giornalisti

Il punto di svolta. Dal Financial Times al Corriere della Sera, il mondo del giornalismo è al Turning Point. Ai redattori si chiede di diventare giornalisti digitali. Il compito principale è lavorare su articoli e racconti che possano essere diffusi su tutte le piattaforme, non solo sulla carta. Ma come convertire le redazioni ai nuovi media?

RICONVERSIONE POSSIBILE Consigli pratici e di metodo vengono dati nel blog di Mario Garcia, uno dei più noti esperti di grafica giornalistica e media. Sono elencati in un post in cui si riferiscono le novità emerse alla Expo dell’industria giornalistica a Berlino, evento organizzato da Wan Ifra (è l’associazione mondiale dei quotidiani e media), evento puntualmente coperto da Futuro dei Periodici.

A Garcia hanno chiesto come deve avvenire la riconversione digitale. Lui risponde che:

«È più facile imparare a usare le nuove tecnologie che cambiare gli abiti mentali. Ma si tratta di obiettivi che si possono raggiungere. Senza ombra di dubbio (“it’s definitely something that can be accomplished”)». Con buona pace di quella fazione radicale che nel giornalismo italiano ha teorizzato, chissà perché, che questa operazione è impossibile.
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Come cambia il giornalismo: il fenomeno E-Single

Il fenomeno E-Single, reportage, ricostruzioni, indagini multimediali, pubblicati anche come e-book, fa discutere l’America. Nasce una nuova forma di giornalismo, si allargano le possibilità espressive. Ma quale spazio ci sarà in Italia?

Immaginate articoli dalle dimensioni di brevi saggi. Arricchiti con foto, video delle interviste, infografiche, ricostruzioni animate di quel che è accaduto. Inchieste, reportage, lunghi più di 5 mila battute ma non oltre le 10 mila, come non ce ne sono più nei periodici di carta. Da leggere in più di 10 minuti ma meno di un’ora. Da scaricare come applicazioni, guardare dal sito di un giornale online o acquistare come e-book con contenuti aggiuntivi.

È la descrizione di qualcosa che esiste già. Sono gli E-Single, fenomeno editoriale di cui l’America discute con entusiasmo.

Il caso del momento è questo, un esempio di giornalismo narrativo, un docudrama, pubblicato dal New York Times, che parla di un grave episodio di cronaca, una valanga di neve di cui si sono occupati a lungo i giornali: Snow Fall – The Avalanche at Tunnel Creek

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Intermezzo/ Splendori del giornalismo multimediale

Non ci sono solo le incognite e i rischi della trasformazione dell’editoria nell’era digitale. C’è anche l’eccitazione per le modalità espressive, nuove e solo in parte esplorate, che la convergenza dei media permette. Testi, video, foto, grafica allargano il ventaglio delle tecniche a disposizione del giornalista.

Un bellissimo prodotto è questo esempio di racconto multimediale, di multimedia storytelling, del New York Times, la storia «A Year At War» (NYT: la storia multimediale premiata al duPont Award), che ci fa seguire un battaglione di militari statunitensi nella loro missione in Afghanistan.

Video, voice over, fotografie, interviste, presentano i soldati, seguono quel che accade loro, ci fa entrare nella vita quotidiana di una base militare, mostra il combattimento, la preghiera, l’incontro con la morte, i contatti con i familiari a casa, e piccoli episodi anche divertenti che punteggiano la vita in un paese ignoto ed esotico, come i mezzi di trasporto degli afghani e i cani che scorazzano in ogni angolo del paese.

Il raconto ha vinto in gennaio il duPont Award.

Minteressa perché: 1) si allargano, con il digitale, le possibilità espressive dei giornalisti; 2) viviamo in un’epoca per certi versi entusiasmante; 3) non ci sono solo i problemi d’occupazione e conti in rosso.

Il punto: transizione al digitale significa anche acquisire nuove competenze. Chi dorme non piglia pesci.

NYT: la storia multimediale premiata al duPont Award

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