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«Good Corp, Crap Corp» – Parte buona e parte “cattiva” dei giornali

Un articolo dell’Economist riflette sul fenomeno delle media company, quelle con giornali, tv, cinema, che decidono di scorporare la carta stampata dalle altre attività. Isolandola, concentrandola, ipotizzando di venderla, tentando di rilanciarla.

Prima di dire cosa scrive l’Economist, vorrei riprendere un passaggio. Quello che riporta un pensiero fatto dagli analisti di Borsa quando si scorporano i giornali. Pensano che si formino due società:

(…) impending spin-offs of News Corp’s newspapers and Time Warner’s magazines have made journalists gloomy. The scribblers fret that they are being consigned to dead-end companies—a fear hardly soothed by analysts who refer in private to “Good Corp” (new media) and “Crap Corp” (print).

(…) gli spin-off dei quotidiani di News Corp’s e dei periodici di Time hanno depresso i giornalisti. Gli scribacchini temono di entrare in compagnie moribonde, per niente confortati in questo da analisti che, in privato, parlano di “Good Corp” (società buona: i New media digitali) e “Crap Corp” (società di cac..: la stampa).

Si tiene il cash, si butta il trash.

Ma l’articolo non è negativo. Anzi. Si racconta di come in altri ambiti la scissione dei business abbia fatto bene alle attività un tempo aggregate. Si racconta la storia di ITT, uno dei maggiori conglomerati al mondo, presente in aree diversissime, dal noleggio d’auto (Avis) alle banche (Wonder Bread) agli hotel (Sheraton). Di come la separazione abbia giovato a tutte le divisioni, con una maggiore valorizzazione del management, nuovi brand, più chiarezza nelle strategie. Anche la Borsa ha apprezzato, perché le attività sono più focalizzate.

Il Punto: come cambiano i grandi editori.

The Economist: l’arte dello spin-off.

.economist

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Perché proprio adesso negli Usa i giornali passano di mano

Se alcuni grandi editori americani vendono le loro testate non è solo perché c’è un fuggi fuggi dalla carta stampata, per qualcuno condannata al declino dai media digitali. Un’altra chiave di lettura può aiutare a capire perché proprio adesso molti giornali americani siano sul mercato. Se c’è chi vende, c’è anche chi compra.

L’articolo di Usa Today fa il punto sui casi aperti negli Stati Uniti.

Time Inc. vende 21 testate su 24, conservando soltanto Time, Fortune e Sport Illustrated. Le risorse della società vengono concentrate dunque sulle altre attività, quelle di Time Warner, il cinema su tutte.

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