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Perché Tutti Creano Siti Di News

La corsa delle società nate del digitale verso i contenuti giornalistici. Il lancio di siti di news che fanno concorrenza a quotidiani e periodici. Un esperto di media analizza il fenomeno

E’ un post di Ken Doctor su Nieman Lab, punto di riferimento per chi tiene d’occhio le novità del giornalismo nel digitale.

Il superconsulente analizza in dettaglio la situazione. Le compagnie che hanno sviluppato piattaforme digitali fanno a gara nel lanciare iniziative editoriali. Creando nuovi brand e testate verticali. Assumendo giornalisti con un nome.

Ma un punto sottolineato da Ken Doctor è quello della sostenibilità economica: un sito di news può stare in piedi.

Può stare in piedi se trova un pubblico di lettori ben circoscritto, per quanto limitato nella dimensione: una nicchia.

Può nutrirsi di pubblicità nativa, diventata competitiva rispetto a quella dei banner.

Può creare redazioni piccole ma con possibilità di ampliarsi.

«Business models are maturing. New publishers are finding enough niches tolargely pay smaller-but-expanding staffs of journalists — if they can create large enough audiences. They are also seeing that native advertising, well done by BuzzFeed and Atlantic Media, for instance, offers a way to compete with programmatic advertising. Premium (Politico Pro) and events (Business Insider) strategies are giving the new publishers the sense they don’t have to wholly rely on advertising».

Futuro dei Periodici

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La Crisi di Identità di Time (e il Nuovo Sito del Giornale)

Come cambia Time nel digitale: breaking news, uscita di veterani, assunzione di giovani, riorganizzazione della redazione. Ma i critici dicono che il newsmagazine più prestigioso d’America sta sbagliando strada

Una testata resistente. A differenza di Newsweek e Us News & World Report, Time è ancora una voce ascoltata. Con 3 milioni di abbonati nel mondo. Evidentemente è utile qualcuno che sappia selezionare e approfondire le notizie della settimana. Ma le diffusioni sono in calo e la pubblicità è scesa del 4,7% nei 9 mesi del 2013. Non si sa se la testata sia ancora in attivo. Rispetto ai bei tempi andati, con internet la concorrenza è aumentata. Non c’è più il monopolio dell’informazione, sono cadute le alte barriere d’accesso al giornalismo,

Investimento nel digitale. Time si prepara a investire nel sito del giornale, considerato arretrato nel mondo dei periodici:  appena 13 milioni di utenti unici da desktop in ottobre; Huffington Post ne ha contati 61 milioni. Più foto di grandi dimensioni, video, storie.

Un direttore scafato. Un punto di forza è il nuovo direttore, nominato in settembre: Nancy Gibbs, giornalista di punta della testata, 100 storie di copertina alle spalle. Non schiava del narcisismo, ha grandi capacità manageriali e sa delegare ai capi delle sezioni, intervenendo solo con pochi cambiamenti e correzioni in fase di chiusura.

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La crisi delle riviste di attualità – Stati Uniti e Germania

Notizie sui newsmagazine, i settimanali d’attualità che si occupano di politica, cronaca e società, negli Stati Uniti e in Germania.

STATI UNITI. I dati di una ricerca del Pew Research Center registrano un pesante calo nella raccolta pubblicitaria dei newsmagazine americani nei primi sei mesi del 2013, confrontati con lo stesso periodo del 2012. Più in generale, il panorama sugli investimenti promozionali rimane preoccupante per tutte le pubblicazioni periodiche: -4,9%. Nel 2009 c’era stato una brusca riduzione nel numero di pagine pubblicitarie (l’indicatore più veritiero dello stato di salute dei giornali in rapporto alla pubblicità, più dei ricavi). Poi un lieve recupero. Il 2013 si sta rivelando, almeno nella prima parte, l’anno più difficile dopo il terribile 2009. Negli Usa il calo tra 2003 e 2012 è stato del 36%. Noi italiani ne sappiamo qualcosa. Quanto alla  raccolta pubblicitaria nelle riviste, il calo del 2013, nel nostro Paese, è tre volte più pesante del 2012.

Veniamo ai newsmagazine americani. La brutta notizia riguarda tutte le testate: Time -17%, The Week -23%, The Atlantic -10%, The New Yorker -9%, The Economist -24%. La media rivela una perdita del 18%. Due riflessioni attenuano l’amaro in bocca. Il digitale inizia a generare qualche utile. Alcune testate, The Atlantic e The Economist, stanno sviluppando nuove fonti di ricavo: conferenze, eventi, contenuti di nicchia. Non mancano i contenuti sponsorizzati.

GERMANIA. Un articolo di Italia Oggi descrive il momento di difficoltà delle tre principali riviste d’attualità tedesche: Focus, Stern, Spiegel. Hanno toccato, tutte, il punto più basso nelle vendite in edicola. Stern ha venduto 204 mila copie contro la media di 272 degli ultimi tre mesi (con gli abbonamenti, però, si arriva a 825 mila: in Italia ce lo sogniamo). Spiegel 237 mila contro la media di 291 nell’ultimo anno (con gli abbonamenti si superano le 900 mila).  Focus ha venduto di recente 64 mila copie, con un calo di 18 mila in una settimana (edicola e abbonamenti arrivano a 540 mila copie).

Anche i dati italiani di maggio, anno su anno, sollevano qualche perplessità.


Pew Research Center:
negli Usa forte calo nella pubblicità dei periodici.

Italia Oggi: crollano i periodici tedeschi.

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Il futuro digitale dei newsmagazine (e delle notizie a pagamento) – Reuters Institute Digital News Report 2013

Lettura consigliata a chi segue lo sviluppo dell’informazione giornalistica nel digitale: il Rapporto Digital News 2013 del Reuters Institute. Cito solo una parte dello studio, quella in cui si fa riferimento al futuro dei periodici che si occupano di public affairs, i cosiddetti newsmagazine, tipo l’Espresso, per intenderci. E le considerazioni sulla propensione degli utenti a pagare per il consumo di notizie sulle nuove piattaforme, alternative alla carta stampata.

Il capitolo che a me interessa di più del corposo Digital News Report 2013 del Reuters Institute s’intitola: The Bottom Line: Do and will Consumers Pay for Digital News? Fatturati: quanto i consumatori sono o saranno disposti a pagare per le news digitali?

C’è questa frase, dell’autore del capitolo, Robert G. Picard, direttore della ricerca al Reuters Institute:

Public-affairs magazines are also finding it easier to get the public to pay than newspapers, especially on tablets, because digital payments for magazines are becoming the norm and they offer news analysis and commentary in ways general news sources do not.

I newsmagazine stanno trovando più facile dei quotidiani farsi pagare dai lettori, soprattutto sul tablet, perché il pagamento digitale sta diventando la norma per i periodici, i quali offrono analisi e commento delle notizie in modi che le fonti di general news non praticano.

Una considerazione che definirei controintuitiva, viste le cose deprimenti scritte a proposito di Newsweek, il newsmagazine che a dicembre 2012 ha lasciato le edicole e che nelle ultime settimane è stato messo in vendita dopo i risultati poco incoraggianti nella dimensione solo digitale. Ma previsioni poco promettenti incombono anche sulla strada di Time.

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La copertina capolavoro di Time dell’artista dissidente cinese Ai Weiwei

La copertina di Time di questa settimana è stata realizzata dall’artista e dissidente politico cinese Ai Weiwei.

Un capolavoro creato con la tecnica tradizionale della carta ritagliata. Dove la cosa più importante è la simmetria, ottenuta anche piegando il foglio durante la lavorazione in cui s’impiegano forbici o speciali coltelli.

Il managing editor di Time ha spiegato che la copertina rappresenta l’idea della centralità della Cina nel mondo, e al tempo stesso è una sfida sulla libertà e la democrazia lanciata ai leader del Paese. Il numero della rivista è uscito in coincidenza con il vertice di Sunnylands, in California, in corso oggi, sabato 8 giugno, tra il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, e il suo omologo cinese, Xi Jinping, presidente della repubblica popolare cinese e segretario generale del partito comunista cinese.

Una copertina di questa qualità è un bel colpo di reni, una dimostrazione di orgoglio da parte di una rivista che, nella sua formula, appare bisognosa di un ripensamento.

Media Bistro: copertina di Time.

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Ripensando le riviste di attualità – Il declino di Newsweek

Le ipotesi di vendita di Newsweek, la testata americana che a fine 2012 ha chiuso l’edizione di carta. La parabola del giornale nei ricavi e nelle copie vendute. E le domande sul futuro di questa formula editoriale. Che ha bisogno di essere ripensata. In tutto il mondo.

Giorni fa un collega di un quotidiano mi parlava dei problemi dei periodici. Mi sono accorto che nella sua rappresentazione mentale i magazine coincidono con i settimanali di informazione politica. Insomma, aveva in mente l’Espresso. Ma i newsmagazine sono una componente assolutamente minoritaria delle riviste pubblicate in Italia e nel mondo. Non ci sono più l’Europeo, Epoca, e tanti altri titoli che hanno fatto la storia dell’informazione giornalistica.

Dico questo perché Newsweek, il newsmagazine per eccellenza insieme a Time, è tornato a navigare in cattivissime acque, dopo il passaggio traumatico dalla carta alla sola dimensione digitale, avvenuto lo scorso dicembre. Bisogna dare un giusto contorno a questa parabola giornalistica.

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Idee da copiare nel nuovo sito di Newsweek /2

È stato lanciato questa settimana il nuovo sito di Newsweek. Ne ho parlato qui. Torno sull’argomento perché ci sono concetti da esplorare, laggiù. Come il rifiuto della logica delle breaking news, per il sito di un newsmagazine. E la rilevanza di immagini e strumenti di condivisione.

La passione per come vengono disegnati i giornali mi fa tornare sull’argomento: c’è molto da dire sul restyling del sito di Newsweek. L’obiettivo, dicono gli autori dell’operazione, è ricreare sul digitale l’esperienza del long form content, gli articoli lunghi, un compito svolto non bene, finora. Si sostiene che sfuggire alla logica delle breaking news è, per una pubblicazione settimanale, una raison d’etre.

“We felt there was still a place in the media landscape for taking a step back, reflecting, and framing the week…this idea that there’s been a set of editorial decisions about what the most important things are to focus on.”Here he’s talking about the irritating, pageview-grabbing tactics like splitting long articles up into a dozen smaller chunks, hiding visual content behind endless, slow-moving slideshows, and throwing any and all news against your screen in the hope that some of it will stick.

Abbiamo pensato che c’era ancora uno spazio, nel panorama dell’informazione, per fare un passo indietro, riflettere, e sezionare la settimana… l’idea che una serie di valutazioni editoriali giustifichino la scelta di quali siano gli avvenimenti su cui concentrare l’attenzione. Superando le irritanti strategie che portano, per fare più pageview, a spezzare gli articoli, mortificare l’immagine con noiose foto gallery, trucchetti per far girare le news.

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Ridisegnando Newsweek – Come deve essere il sito web di una rivista

Ho iniziato a leggere l’articolo di Nieman Lab intitolato Shetty talks Newsweek’s relaunch, user-first design, magaziness, and the business model, sul rilancio della rivista d’attualità statunitense Newsweek e la presentazione della versione beta del sito, pensando che la cosa interessante fosse capire come un newsmagazine, tipo l’Espresso e Panorama, possa riproporsi come sito web leggibile e di successo.

Mi sono trovato invece davanti a cose, spiegate da Baba Shetty, amministratore delegato di The Newsweek Daily Beast Company, che edita appunto Newsweek, che possono avere una validità per qualsiasi rivista voglia affermarsi nel mondo digitale.

Di cosa parlo. Shetty spiega come è stato ridisegnato il sito di Newsweek, il newsmagazine americano che dal 2013 esce solo in digitale, avendo dato l’addio alle edicole e all’edizione cartacea.

Nell’articolo si parla di tante cose, dall’accesso a pagamento al sito di Newsweek (che scatterà più avanti: correte dunque a vedere com’è newsweek.com, fino a quando è free) a come fare pubblicità in modo intelligente nel web.

Ma all’inizio di questa intervista pubblicata da Nieman Lab, fondazione per il giornalismo dell’università di Harvard, Shetty elenca quali caratteristiche di un magazine devono essere conservate nel sito web della rivista.

Ecco che salta fuori il concetto di magazineness, l’essenza del magazine. Cos’è un periodico? Cosa di un periodico deve essere conservato nel digitale, per riprorre al lettore la stessa esperienza di lettura della carta?

Il concetto di magazine viene decostruito.

Non c’è imitazione del giornale cartaceo, ma si conservano i concetti.

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Periodici che hanno successo sul tablet

Quali periodici hanno successo sul tablet.

È uno dei temi che più mi appassionano: la possibilità di adattare i periodici al tablet. O la creazione di nuovi prodotti pensati per la lettura nel digitale.

Perché i giornali di carta sono in declino e nulla sembra indicare non dico un’inversione di tendenza ma un rallentamento della caduta. E i media digitali, che stanno rubando lettori alla carta, sono l’unica via di fuga.

Riprendo un pezzo uscito su Techvibes. Riguarda il Canada.

L’autore introduce l’argomento ricordando che l’orizzonte è grigio anche per i giornali concepiti per il tablet. The Daily, creatura di Rupert Murdoch, ha chiuso dopo neppure due anni di vita. Lo stesso Huffington Post, sito di successo, non è riuscito a decollare quando si è tentato di farne un magazine da scaricare a pagamento, ed è presto tornato a essere un prodotto gratuito.

Ma Techvibes spiega che in Canada lo scenario è più promettente. Le pubblicazioni per tablet stanno andando “ragionevolmente” bene.
I periodici, infatti, rappresentano la seconda categoria di app più acquistate dai possessori di iPad. Nella classifica delle 100 applicazioni più vendute nell’Apple Store ci sono dieci giornali. Tra le 200 app più vendute, il 15% è costituito da giornali. Di questi, il 77% sono periodici, il 20% quotidiani.
Ma di quali giornali parliamo? Il 30% sono femminili. Il 27% giornali di attualità. Il 13% riguarda l’intrattenimento. Il 10% cucina e viaggi.
Val la pena di guardare le slide di Techvibes.
Il punto: se i periodici hanno un futuro sul tablet. E quale tipo di periodici.

Chi lo dice: «Techvibes is Canada’s leading technology media property. Originally founded in 2002, Techvibes is dedicated to covering social, mobile, and startup news that impacts Canadians».

techvibes
 app di periodici
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Le copertine di The Atlantic e i newsmagazine

Non riesco a tenere per me l’entusiasmo di aver scoperto The Atlantic. Di questo mensile americano con 155 anni di storia, che dal 2008 ha fatto una svolta decisa verso il digitale, ho parlato nel post di ieri. Subito dopo mi sono guardato un po’ di numeri arretrati e sono rimasto colpito (folgorato) dalla forza delle copertine. Ho avuto l’impressione che, parlando di newsmagazine (periodici che si occupano dell’attualità nel campo della politica, degli esteri, della società, dell’economia, della cultura: l’Espresso e Panorama, due settimanali), solo un mensile abbia il respiro per approfondire come si deve i temi del momento. Lo so, sembra un’assurdità, nell’era dell’informazione aggiornata minuto per minuto. Abbiate la pazienza di scorrere alcune copertine di The Atlantic degli ultimi due anni. E poi ritorno sull’argomento. Eccole.

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