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Il Digitale Ha Ucciso L’Edicola

Le ultime ore di un’edicola famosa di Washington. One Stop, con i suoi spazi stracarichi di giornali, chiude. Schiacciata dalla concorrenza del digitale. Che sta cancellando il principale motivo per frequentare posti come questo

Non dobbiamo più scendere in strada per comprare l’ultima edizione del Corriere della Sera.

Sul tablet possiamo leggere a nostro piacere giornali di ogni parte del mondo. Time e Le nouvel observateur sono a portata di dito: hanno perso il loro sapore esotico.

E così le edicole chiudono. Come nella storia emblematica raccontata nel sito di Washington Post. Vi invito a leggerla.

Estraggo però un passaggio che va al punto. Per me è importante cogliere il succo del discorso, senza perdere tempo.

He looks at his shop, and this is about as emotional as he lets himself be: «No one comes here because they have to. They come here because they want to».

«Non c’è più nessuno che venga nella mia edicola perché DEVE farlo. Ci viene perché VUOLE».

Siamo passati dalla urgenza di essere informati al piacere di frequentare un luogo stimolante. Ma i piaceri possono essere rinviati. L’urgenza, quella no: e per soddisfarla oggi c’è il digitale.

Aggiungo altri passaggi dell’articolo, suggestivi.

Un vecchio frequentatore di One Stop dice: il bello è che quando entro in un’edicola non so cosa sto cercando (sulla possibilità di scoprire nuovi giornali).

Oggi la gente va di fretta, e su Internet c’è abbondanza di contenuti gratuiti.

La copertina di una rivista sullo schermo di un iPhone non sarà mai bella come in edicola.

Edicola One Stop di Washington

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I Periodici Vanno Alla Grande Nell’iTunes Store

I periodici americani sono in testa nelle classifiche delle app più vendute nell’iTunes Store di Apple. Una buona notizia per chi spera che lo sviluppo digitale dei brand possa dare un futuro a queste pubblicazioni

I dati sono contenuti in uno studio della Mpa, l’associazione dei magazine media, Stati Uniti.

Tutte le 15 app di lifestyle più vendute nell’iTunes Store sono brand dei periodici.

6 delle 10 app di news più vendute sono di periodici.

6 delle 10 app di fitness più redditizie sono di periodici.

7 su 10 app sulla cucina più vendute sono dei periodici.

7 su 10 delle app di viaggi che vendono di più sono di brand dei periodici.

Vi consiglio di leggere tutto l’articolo di technologytell.com.

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I giornali di Hearst escono in anticipo sull’iPad

Negli Stati Uniti i possessori di iPad potranno leggere prima di altri le edizioni digitali dei periodici con il marchio Hearst. In altre parole, Apple offre a chi ha comprato il suo tablet il benefit di poter acquistare 20 testate, tra cui Cosmopolitan, Harper’s Bazaar, Elle, Marie Claire, Esquire, prima che queste vengano messe in vendita in altre edicole online. E prima che i giornali escano in edicola.

Il vantaggio è per l’edicola di Apple, il famoso Newsstand, che anticipa la concorrenza: Zino, Google, Amazon. E per Hearst, che riceve maggiore visibilità nell’edicola digitale. Come per le edicole tradizionali, infatti, avere una posizione di favore, in prima fila, sotto gli occhi dell’acquirente, rappresenta un vantaggio competitivo. Io che vado a comprare il giornale, magari compro anche un altro titolo, ma lo devo poter vedere e apprezzare. E i giornali messi sotto il naso vendono di più. Lo stesso problema si presenta nelle edicole virtuali. I giornali posizionati in alto, vendono. Gli altri, vai a trovarli.

Sono strategie commerciali che, dal punto di vista degli editori, dovrebbero aiutare a incrementare le vendite delle copie digitali. Hearst, negli Usa, afferma di avere circa 800 mila abbonati ai giornali digitali. Ma Cosmopolitan vende oltre 3 milioni di copie cartacee, nell’edicola vera. Ce n’è ancora molta di strada da fare.

Ma c’è un aspetto che merita un maggiore approfondimento: far uscire le versioni digitali in anticipo rispetto alla carta. Su questo ho scritto oggi un altro post. Buona lettura.

Mashable: i giornali di Hearst escono prima nell’edicola di Apple

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La Francia si regala tablet ed edicole online per Natale

In Francia gli editori si aspettano il boom dei tablet per Natale. Intanto hanno aperto la strada al digitale. Gli editori transalpini hanno investito nelle edicole virtuali, promuovono le versioni digitali dei giornali e si svincolano dall’abbraccio asfissiante del Newsstand di Apple. Proprio come stanno facendo gli editori italiani, alleati con i francesi nella guerra a Google e all’informazione piratata e gratuita su Internet.

TABLET PER NATALE. Siamo cugini in tutto, anche nella battaglia per tenere in vita la carta stampata. In Francia, come racconta un articolo uscito su La Croix (è riportato nel link in fondo a questo post), il diffondersi dei tablet, fenomeno che si prevede possa avere una accelerazione grazie ai regali di Natale, sta diventando la base per una strategia degli editori in difesa dei giornali e per lo sviluppo di un digitale che contribuisca ad arrestare il declino dell’editoria giornalistica, compensi con nuovi ricavi le perdite della carta e dia un futuro a quotidiani e periodici.

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Con il tablet ci si abbona ai giornali digitali

Una ricerca degli editori americani di periodici rivela l’interesse dei possessori di tablet per l’informazione giornalistica, l’acquisto di giornali, la sottoscrizione di abbonamenti alle riviste digitali.

Al MPA Digital’s Social Media Summit (Mpa è l’associazione degli editori americani di magazine), che si è tenuto ieri (questa notte) a New York, sono stati anticipati parte dei risultati di una ricerca sui tablet che sarà pubblicata in gennaio.

L’indagine, condotta in collaborazione con Gfk MRI su un campione di 796 adulti che possiede un tablet, rivela che i proprietari di questi device (connessi a internet: i tablet sono dei mobile, come gli smartphone) preferiscono sottoscrivere abbonamenti annuali ai periodici digitali. Circa il 56 per cento degli intervistati preferisce acquistare una sottoscrizione annuale, il 31 per cento propende per un abbonamento mensile, l’11 per cento si abbona per sei mesi, appena il 2 per cento si impegna per più di un anno.

Una risposta sorprendente riguarda i contenuti preferiti: il 55 % dice di leggere sia i numeri della rivista appena usciti sia gli arretrati; il 45% invece si limita all’edizione più recente. Si apre uno spazio interessante per sfruttare economicamente i vecchi numeri (mi viene in mente questo articolo su Gramophone, rivista di musica classica, che ha deciso di mettere a disposizione on line, a pagamento, i 1000 numeri arretrati).

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The Daily chiude: dal 15 dicembre stop al quotidiano digitale di Murdoch

The Daily chiude. Ora ci chiederemo come interpretare questa decisione di News Corp, il gigante dell’editoria di proprietà di Rupert Murdoch.

E’ l’ennesimo fallimento nella ricerca di un modello di business per i giornali nel digitale? Traduco per i non esperti: la ciusura di The Daily significa che i giornali digitali non possono sopravvivere perché non guadagnano abbastanza dagli abbonamenti e dalla pubblicita?

Oppure la chiusura del quotidiano newyorkese, nato tra mille aspettative, con puntati addosso gli occhi degli editori di tutto il mondo, è solo il fallimento di un giornale puramente digitale, una testata nuova, senza un nome forte, che non è già presente nelle edicole? Il contrario del fallimento di Newsweek?

Ma andiamo alla notizia. The Daily è stato lanciato all’inizio del 2011 come testata quotidiana ambiziosa, di qualità, destinata a vivere solo nella dimensione digitale. Lunedì, oggi, l’editore ha comunicato che il giornale cesserà di esistere il 15 dicembre come pubblicazione “stand alone”, giornale che si tiene in piedi da solo, autonomo (diventerà un allegato?). Da luglio di quest’anno circolavano voci di chiusura anticipata e l’organico era stata tagliato per un terzo.

Il giornale, lo sappiamo, voleva proporre una grafica di alta qualità, ed era ricco di contenuti video, foto straordinarie, contributi audio, grafica interattiva.

Cos’è cambiato in questi due anni, dal lancio a oggi? C’è stata l’esplosione delle app dei giornali, che si possono scaricare dagli store digitali, e sono nate le edicole sul web, prima tra tutte il Newsstand di Apple, una edicola virtuale dove un lettore può prendere dagli scaffali e acquistare moltissime testate esistenti. Ecco perché mi chiedo se la precoce fine di The Daily non sia la rivincita dei giornali già esisternti, quelli che hanno un marchio forte, quelle che i lettori amano già e vogliono ritrovare negli App Store.

Da questo punto di vista fa riflettere la dichiarazione rilasciata oggi dall’editore: «Sfortunatamente non siamo riusciti a trovare una audience sufficientemente estesa in un tempo sufficientemente rapido da convincerci che avevamo un modello di business sostenibile nel lungo periodo. Prenderemo quel che di buono ci ha insegnato questa esperienza e l’applicheremo alle nostre properties» (agli altri prodotti editoriali della casa).

M’interessa perché: 1) finisce il più ambizioso progetto di testata digitale nata sul digitale per il digitale; 2) dimostra che è difficile sostenere un giornale costoso, con una redazione grande e di alta caratura, con gli abbonamenti online e la pubblicità digitale; 3) c’è un modello di business per il digitale?

Chi lo dice: «The Mac Observer, daily news, opinions, editorials, reviews, tips, help, forums, comments, and podcasts all relating to the Mac, Apple, the iPod, the iPhone, the iPad…».

Chiude The Daily

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Time: direttore in uscita, licenziamenti in arrivo

Il potentissimo direttore periodici di Time Inc., John Huey, dovrebbe, stando a voci che trovano conferma nella società di periodici americana, lasciare a fine anno l’incarico.

La decisione cade nel momento in cui il principale rivale di Time, Newsweek, lascia l’edicola e sopravvive solo come  testata digitale (dal primo gennaio 2013). Ma anche Time Inc, principale editore statunitense di periodici, con 130 titoli in portafoglio, si trova in difficoltà: a conclusione dell’anno si prevede un risultato fortemente negativo nella raccolta pubblicitaria. I primi nove mesi del 2012 hanno segnato un -6,2% (un dramma negli Usa; nulla per l’Italia, dove quest’anno i cali dei ricavi pubblicitari sono a due cifre).

Tempi ancor più duri sono all’orizzonte e si teme un altro “giro” di licenziamenti, in numero rilevante, nei prossimi due mesi, sempre secondo una persona bene informata, sentita dal Wall Street Journal.

M’interessa perché: 1) anche negli Stati Uniti ci sono difficoltà; 2) anche negli Stati Uniti avviene un ricambio ai vertici.

Il punto: come saranno i periodici tra tre, cinque anni, dopo la crisi e con l’affermarsi del digitale.

wall street journal: in uscita direttore periodici di Time

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Australia/ Più tablet, più periodici

L’agitazione che c’è in questi giorni in Australia per l’arrivo del Gruppo Bauer, editori tedeschi, promuove riflessioni sui magazine e, guardate un po’, sul digitale. In questo pezzo del Canberra Times si dice, in sostanza, che aumenteranno i lettori di periodici, i lanci di nuove testate, e si diffonderà un fenomeno nuovo, reso possibile dal comparire delle edicole digitali: l’acquisto globale di testate un tempo confinate in mercati nazionali. Un solo dato per spiegare perché si fanno queste (facili?) previsioni: si prevede che nel 2016 metà della popolazione australiana avrà un tablet.

Canberra Times: tablet e periodici

 

M’interessa perché: 1) vede i tablet come amici dei periodici (ma addio al lato glossy); 2) descrive un nuovo fenomeno internazionale: l’edicola senza confini. Beati gli editori in lingua inglese. Pare che alcuni quotidiani britannici vendano bene negli Usa e forse non è un caso che l’ex direttore della Bbc sia approdato negli sates, al New York Times.

 

Il punto: le acque sono meno torbide, si inizia a vedere cosa c’è sotto e (ahi, qui son facili le ironie) pare che ci sia una strada per non affondare.

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