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Il power brand, Rcs Mediagroup e altri stati di crisi nei periodici

Non è facile discutere dei periodici di Rcs e di altri giornali in crisi senza urtare la sensibilità di chi ci lavora.

Provo a fare una riflessione limitata, per mettere in luce qualche aspetto che penso valga per tutti.

Non mi soffermo sulle situazioni specifiche, come le ragioni che in Rcs hanno portato alla decisione di cedere o vendere dieci testate, limitandomi a notare che comunicare da subito l’intenzione di vendere o chiudere è il miglior strumento per bruciare i ponti: un giornale perde all’istante pubblicità.

Lo abbiamo sentito:

Rizzoli intende rinunciare a una decina di testate, tra cui A – Anna, Bravacasa, Max, Novella 2000.

Continuerà le pubblicazioni, tra gli altri, di Oggi e Amica.

Rizzoli, soprattutto, è un editore che ha la proprietà di due quotidiani leader, Il Corriere dela Sera e la Gazzetta dello Sport.

Alla luce di questo assetto è possibile provare a capire il senso del piano dell’Ad Pietro Scott Jovane, nella parte che riguarda i periodici.

Gli editori devono investire nel sostegno dei giornali e nello sviluppo del digitale, ma le risorse a disposizione sono limitate: la tentazione di ridurre il numero di giornali per concentrare gli investimenti è fortissima.

C’è poi una parola chiave: powerbrand. Nella dimensione digitale i marchi più forti prendono tutta la posta. Chi arriva, non dico secondo, ma terzo, ha perso. Il lettore cerca la voce più conosciuta. Il divario tra i titoli più forti e quelli di media caratura, di conseguenza, si allarga, rispetto al mondo della carta stampata. Per dire: La Stampa, in edicola, ha retto per anni alla potenza di fuoco di Corriere e Repubblica. Nel digitale, invece, il quotidiano di Torino rischia di perdere terreno e di essere più vicino, per risultati, a Messaggero e Giornale. In altre parole, un editore è portato a investire sui marchi forti, sacrificando le testate che non sono leader nel loro segmento di mercato.

Infine, la crisi ha lasciato il segno. Nella pubblicità è cambiata la mappa degli investimenti e l’arredamento, per dire, non è un settore che possa più alimentare il numero di riviste che si sono viste fino a oggi in edicola. Un discorso simile vale per la pubblicità e le riviste di turismo (ne ho parlato in post su Condé Nast Traveller e sulla crisi in Mondadori). L’affermarsi invece dei media digitali ha tagliato le gambe ai giornali di gossip. Qualsiasi notizia in esclusiva delle riviste patinate viene immediatamente ripresa e consumata su Internet. Non c’è match e bisogna inventarsi un’altra formula, se ci si riesce.

Il Punto: cosa c’è nella testa degli editori.

Futuro dei Periodici

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Riflessioni su Rcs, 640 esuberi, 10 periodici da vendere (o chiudere)

Il maggiore editore italiano affronta la crisi di Gruppo e della carta stampata annunciando interventi straordinari e d’emergenza. In Italia saranno tagliati 640 posti di lavoro, una parte dei quali tra i giornalisti, e si prevede la vendita, o, in alternativa, la chiusura, di dieci testate periodiche. Trasferimento in arrivo per i quotidiani del Gruppo, Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport: si avvicina l’addio alla storica sede di Via Solferino del più prestigioso giornale del nostro Paese.

La notiza era da tempo nell’aria. Ma il colpo è stato più forte del previsto. Rcs Mediagroup ha annunciato interventi durissimi sulle proprie testate come misura per fronteggiare la crisi della carta stampata.

Naturalmente sono molte le inquietudini che accompagnano queste notizie: se uno dei principali attori abbandona il campo dei periodici, o quasi, quale futuro si può immaginare per settimanali e mensili? Osservo che crescono solo gli editori che fanno della gestione “all’osso” una filosofia: Cairo Communication e Guido Veneziani. Probabilmente l’editoria low cost vivrà una stagione di espansione, perché, tra l’altro, si approprierà delle testate messe in vendita da editori in difficoltà. Hanno ancora uno spazio i giornali di Condé Nast, che occupano la fascia alta, quella che punta su prodotti di altissima qualità per un lettorato ambizioso o elitario. Ma una stagione del giornalismo italiano sembra volgere al tramonto. E poiché Mondadori ha annunciato da settimane tagli e chiusure di giornali, viene da pensare che la sofferenza degli editori che un tempo si dividevano il mercato nazionale corrisponda alla crisi non solo delle testate pensate e realizzate per il ceto medio, ma del ceto medio stesso. Sì, diranno. Ma c’è anche il cambiamento delle abitudini di consumo, le novità nella tecnologia, l’offerta infinita di contenuti nel digitale.

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Rcs, presentato il piano industriale: ristrutturazione e sviluppo digitale

Rcs Mediagroup ha presentato il piano triennale per il rilancio della casa editrice. Al primo posto lo sviluppo digitale, la valorizzazione delle riviste forti (power brand), la chiusura o vendita delle testate che non sono leader, i contenuti editoriali digitali di alta qualità, un’organizzazione delle redazioni innovativa, flessibile, più produttiva.

Non è facile spiegare cos’è il piano triennale di una società. In sostanza, Rcs Mediagroup, il secondo editore italiano nell’area delle riviste (ma il primo se si considera il quotidiano di cui è proprietario: il Corriere della Sera), prova a disegnare un futuro di sviluppo, con riorganizzazione e investimenti, per reagire al declino che ha investito da quasi dieci anni la carta stampata.
Il piano mette al primo posto il digitale. Significa che, oltre alla difesa dei giornali di carta (e dei libri), Rcs concentrerà gli investimenti soprattutto sui contenuti e i servizi da consumare e fruire su computer, tablet, cellulari intelligenti (gli smartphone), e gli ebook. La società punta a ottenere dalle attività digitali il 25 % del fatturato nel 2015, contro il 14% attuale. Per arrivarci, pensa di investire circa 300 milioni di euro. Da spendere anche in acquisizioni, l’acquisto di società o attività nel settore.
Importantissima la pubblicità. Si prevede di avere una crescita nella raccolta digitale del 18% in tre anni, contro una media attesa per gli editori (il mercato) dell’11%.
Naturalmente questo blog è concentrato sulle riviste, i periodici, in cui Rcs (“la Rizzoli“), è una presenza importante in Italia, sia per la storia del Gruppo sia per i risultati attuali.
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