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Lo Stato e la Chiesa – I Cambiamenti di Time Inc.

Lo Stato è la pubblicità: profana. La Chiesa è il contenuto giornalistico: sacro. La loro separazione aveva figure di garanzia. Che sono state cancellate dal più grande editore di periodici Usa. Per pensare allo sviluppo digitale. Ai bilanci. Alla sopravvivenza

C’ERA UNA VOLTA Ti racconto una storia. Quella dello Stato e della Chiesa. Vivevano nella stessa casa, ma in stanze diverse. Una, la Chiesa, si preoccupava di fare bei giornali (erano giornali importanti, sai!). L’altro, lo Stato, doveva badare al sostentamento. Non potevano vivere l’una senza l’altro. Ma un bel giorno quella divisione è stata cancellata…

COME CAMBIA È saltata perché la Chiesa e lo Stato rispondono alla stessa persona. La scorsa settimana il più grande editore di periodici americano, Time Inc., ha annunciato un grande cambiamento nella struttura di comando. Una svolta epocale, per i veterani del mestiere. Finora i direttori delle riviste rispondevano a un direttore editoriale: un esperto di contenuti giornalistici. Era lui a discutere con chi si occupava del business: un confronto alla pari. Da oggi, invece, l’interlocutore dei singoli direttori di testata, a cui rendere conto dei risultati, è una figura di business (il presidente di divisione), che deve garantire il successo economico delle testate quanto a vendite e pubblicità raccolta. Tra i suoi poteri, la possibilità di licenziare i direttori. Una cosa simile era stata sperimentata da Condé Nast per la rivista Lucky. Ma è seguito un rapido dietrofront.
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L’uomo che vuole tagliare la pubblicità sulla carta stampata

Sir Martin Sorrell è una persona piuttosto influente: capo esecutivo (Ceo, in gergo) di WPP, una delle tre maggiori società di pubblicità e pubbliche relazioni a livello mondiale, quando parla gli altri ascoltano con attenzione. E magari si adeguano.

Il Guardian riporta alcune affermazioni del capo di WPP fatte mercoledì 24 aprile a FT Digital Media Conference di Londra.

Sorrell dice che gli investitori pubblicitari dovrebbero prendere seriamente in considerazione l’idea di tagliare gli investimenti nella carta stampata. E ha accusato Google, Facebook e Twitter di essere degli editori, delle media company, mascherate da società di tecnologia.

Considerazione di Sorrell n.1. C’è una grande discrepanza tra le somme investite in quotidiani e periodici e il tempo che la gente spende su questi media. Troppi investimenti in rapporto al tempo.

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Time Inc. vende i periodici People, Real Simple, InStyle

Time Inc., principale editore americano di periodici, proprietario di Time, gigante del cinema e della tv, starebbe trattando con Meredith, editore di Better Homes and Gardens, che i lettori di Futuro dei Periodici conoscono bene.

Oggetto: cedere tutte le testate tranne Time, Fortune, Sport Illustrated.

Da una parte il sangue blu dell’editoria Usa, con sede al 1271 Avenue of the Americas, New York, giornalisti che negli anni d’oro si muovevano con l’autista e in elicottero. Dall’altra l’editore di giornali per la donna media americana, in 1716 Locust Street, Des Moines, Iowa.

Come in Italia?

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La crisi dei giornali di gossip

Negli Stati Uniti i giornali di gossip stanno andando a fondo. Le notizie sulle celebrities vanno a ruba su Internet, ma l’informazione digitale, con i suoi tempi rapidi di propagazione, brucia le riviste che si occupano delle star dello spettacolo, di Tom Cruise, Rihanna, Kelly Clarkson. Un destino che accomuna il giornalismo del pettegolezzo e quello delle hard news, le notizie sulla politica e la cronaca.

I giornali che si occupano di celebrities e di lifestyle hanno subito pesanti cali nelle vendite in edicola, secondo l’ultimo rapporto di Alliance for Audited Media, di cui si è occupato questo blog. Tutti i settori dei magazine sono stati colpiti dalla riduzione delle diffusioni, ma i giornali gossipari pagano il prezzo più alto.

People flette del 12,2% nel secondo semestre del 2012, dopo un calo del 18,6% nella prima metà dell’anno. Altri lo seguono. In Touch Weekly, Us Weekly, Life & Style e Star Magazine (quest’ultimo perde il 21% delle copie in edicola).

La causa? Oltre alla crisi economica, pesa il cambiamento nel modo in cui la gente consuma le notizie. Con la diffusione dei tablet e degli smartphone, e la presenza capillare dell’informazione online, qualsiasi indiscrezione o scoop sulla vita delle star viene subito “catturata” dalla Rete e propagata in tutte le direzioni attraverso i social media. Quando il giornale arriva in edicola, la notizie è già vecchia. Bruciata.

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Calano dell’8,2% le vendite dei periodici americani

Le copie vendute in edicola calano dell’8,2%. Questo è l’indicatore più attendibile di come va il mercato, visto che gli abbonamenti possono essere proposti a prezzi stracciati, quando non vengono dati in omaggio. La crisi della carta stampata continua, seppur con minore asprezza rispetto all’Europa (e all’Italia).

Sono usciti i dati sulle diffusioni dei periodici americani nella seconda metà del 2012: negli Stati Uniti la misurazione non avviene mese per mese, come in Italia, ma ogni semestre. Li ha pubblicati l’Alliance for Audited Media (equivalente dell’Ads italiana).

Per le 402 testate sottoposte al monitoraggio, il numero di copie vendute complessivamente, in edicola e in abbonamento, è sceso dello 0,3%. Ma gli abbonamenti salgono dello 0,7%, mentre i giornali in edicola flettono dell’8,2%.

Allo stesso tempo sono usciti dati sulle copie digitali dei periodici vendute nel secondo semestre del 2012: potete leggerli in un altro  post di Futuro dei Periodici.

Nella prima tabella qui sotto potete vedere l’andamento in edicola dei 25 principali magazine americani. Testate conosciute anche in Italia hanno forti cali: Cosmopolitan, People, Glamour, Vanity Fair.

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Licenziamenti a Time e People

Licenziamenti di giornalisti nei periodici americani, dove è arrivata una nuova ondata di ristrutturazioni. Ma ci sono dentro anche i quotidiani, con in prima fila il New York Times. Sono interventi che coincidono con la seconda stagione di piani di crisi in altri Paesi, tra cui l’Italia.
A Time Inc., dove da mesi si attendevano brutte notizie, i licenziamenti riguarderanno 480 dipendenti, pari al 6% degli assunti, sia a New York sia nella struttura internazionale (Adweek ricorda nell’articolo riportato alla fine di questo post che i dipendenti totali sono 8 mila), e i tagli si dovrebbero inserire in un quadro che prevede una evoluzione della società da un modello centrato sulla stampa a uno orientato in modo deciso verso il digitale.
«We continue to transform our company into one that is leaner, more nimble and more innately multiplatform» ha detto il Ceo Laura Lang.
Per ora sono stati anticipati tagli a People e Time. L’editor di People ha annunciato che sta cercando nove volontari che siano disposti a lasciare il giornale con una buonuscita. Si tratta di tre scriventi e di sei reporter. A Time invece è prevista l’uscita di un ricercatore, uno scrivente e tre copy editor. Se non dovesse farsi avanti nessuno, Time Inc. seguirà le procedure per il licenziamento concordate con il sindacato, la Guild dei giornalisti.
L’editore, che nel 2008 e 2009 aveva ridotto pesantemente il numero di giornalisti, ha di recente comunicato che nel terzo trimestre del 2012 i ricavi sono diminuiti del 6%, come risultato di una flessione del 6% negli abbonamenti e del 5% nella raccolta pubblicitaria.
Anche il New York Times, si è letto in questi giorni (Franco Abruzzo ricorda  che nel 2008 vi fu un esodo di circa 100 penne), vuole sfoltire la redazione di 30 giornalisti. Reuters invece lascia a casa 3 mila dipendenti su 50 mila. Meredith, di cui questo blog si è occupato di recente per almeno due volte, ha tagliato del 2 per cento la forza-lavoro.

Adweek: esuberi a Time Inc.

New York Times: licenziamenti a Time Inc.

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Cos’è un periodico? Flash dal congresso dei magazine americani

Flash e dichiarazioni sparse dal “congresso” della Association of Magazine Media, che si è appena concluso a San Francisco.

L’audience complessiva dei magazine è aumentata dal 2010 del 4 per cento (le persone che leggono i periodici, anche senza acquistarli) e il numero di marchi che hanno fatto pubblicità è cresciuto del 57 per cento sull’insieme delle piattaforme dei magazine (carta, online, tablet) dal 2010.

Si è insistito soprattutto sulla necessità di valorizzare, rafforzare, potenziare i brand. L’attenzione è andata sugli asset digitali (tablet, mobile, online, social… ) e su come queste piattaforme giocheranno una parte centrale nella crescita e sullo stato di salute dei magazine nel prossimo futuro.

Da novembre la rivista People proporrà una nuova app che consente ai lettori di accedere a contenuti speciali sulle loro star e celebrity preferite, aprendo un nuovo canale alla pubblicità.

Si fa un uso poco corretto di Twitter. I migliori periodici non fanno monologhi ma rispondono ai lettori con re-tweet e reply. «A follower is a subscriber».

Mediamente, il following su Twitter di un periodico corrisponde al 14 per cento della sua diffusione.

Twitter amplia il significato di giornalismo. Il momento in cui lo staff editoriale inizia a parlare con i lettori è un momento di verità, dove gli utenti si sentono accolti e ascoltati dal brand.

Che cos’è un periodico? è stato chiesto a Pamela Maffei McCarthy, deputy editor del New Yorker. «C’è un aspetto centrale che rimane presente in tutte le testate e in tutti i tempi. E’ una “critical mass” di scrittura e immagini, spesso su uno specifico soggetto, che ha una voce precisa. C’è stato un tempo in cui abbiamo messo assemblato tutto questo in un unico luogo e in un unico atto. Ma ora ci sono molti modi ed è 24 ore al giorno per 7 giorni. Era nostro dovere accogliere i lettori nel nostro mondo, ora è il nostro universo dove molte cose diverse avvengono».

L’originale: “There is a core that goes across all titles and all times,” she said. “It’s a critical mass of writing and pictures, very often subject specific, with a voice. There was a time we assembled it all in one place and in one time. But now there are a dozen ways and it’s 24/7. We used to welcome readers to our world, now it’s to our universe where all sorts of things are going on.”

 

La fonte: «FOLIO is the only magazine that serves the entire magazine publishing industry. Whether you’re on the front lines of editorial, sales, design, production, marketing, or emedia, our magazine keeps you up to date on the latest trends and news in the magazine publishing industry. From case studies, to interviews and articles, FOLIO magazine will provide you with the latest information and news regarding the audience development industry».

Folio Mag: il futuro dei periodici va costruito dai periodici

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Pubblicità e contenuti giornalistici sul digitale in People

La pubblicità sulla pagina Twitter del giornale. Grande, a coprire lo spazio solitamente lasciato a iniziative autopromozionali. Lo ha fatto People StyleWatch, derivazione del settimanale People.

Ma riprendo un post di Futuro dei Periodici del 16 settembre scorso. Riportava una notizia che riguarda Time Inc., il maggiore editore di periodici negli Usa. La società ha annunciato una revisione delle strategie di raccolta della pubblicità nei propri magazine. La Ceo Laura Lang spiegava che gli inserzionisti potranno utilizzare diversamente il canale digitale delle testate. E altre cose. Arriva ora questa prima cosa di People, magazine di Time Inc.

M’interessa perché: 1) mi fa pensare alle polemiche scoppiate in alcune case editrici italiane quando l’editore ha deciso di utilizzare i siti di testata innanzitutto come contenitori di iniziative autopromozionali e pubblicitarie.

Il punto: è il solito, e cioè se il digitale dei magazine sia destinato ad avere una bassa densità di contenuto giornalistico e una componente principalmente promozionale, social, pubblicitaria e votata a una funzione di raccordo con i lettori attraverso eventi, concorsi, casting.

Ad Age: come People fa pubblicità su Twitter

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