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Trend Nei Periodici 2013-2014 (Rapporto Fipp)

Per capire come stiano cambiando i rapporti di forza nel mondo dei media basta vedere le considerazioni sulla pubblicità contenute nel World Magazine Trends 2013/14 di Fipp, la federazione mondiale dei media magazine (si trova a Londra). Un rapporto di 444 pagine, descritto in un articolo dell’Huffington Post (della ricerca vengono rilasciati gratuitamente solo alcuni estratti).

Perché la pubblicità è presto detto: è la benzina con cui si alimentano i giornali, a corto di ricavi per la caduta nelle copie vendute.

Nel 2013 la pubblicità raccolta su Internet ha superato per la prima volta quella dei quotidiani: è un dato mondiale.

Nel 2015 la raccolta su Internet supererà quella di quotidiani e periodici insieme.

È utile specificare che entro il 2015 un quarto della pubblicità su Internet riguarderà il mobile: smartphone ma soprattutto tablet.

Non in tutto il mondo la carta stampata boccheggia. Regala ancora soddisfazioni nelle economie in forte crescita e in Africa e Medio Oriente. L’Europa, definita un mercato maturo, anzi “vecchio”, fatica a riprendersi dalla crisi.

Gli editori stanno investendo nel digitale e un quinto della pubblicità raccolta su Internet riguarda i siti e le pubblicazioni digitali.

Ma questa crescita non compensa le perdite della carta. Un problema ampiamente delineato e approfondito.

Futuro dei Periodici

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Quanto Crescono i Giornali nel Digitale (E il Ritorno di Newsweek)

Il passaggio dei periodici al digitale, lo sviluppo dei siti, l’espansione sui social, il diffondersi dell’iPad, la crescita tumultuosa delle copie per tablet, la comparsa di edicole virtuali con scaffali sempre più colmi di giornali. Ma un importante rapporto sul futuro dei magazine dice che tra 5 anni il digitale peserà solo per il 12% sui fatturati. Tutto il resto è carta

NEWSWEEK Ci pensavo leggendo la notizia del ritorno nelle edicole di Newsweek: una inversione a U, dopo la decisione, presa un anno fa, di andare avanti solo nel digitale. Tutti i giornalisti lo ricordano, è stata una notizia da tg delle 20. Ma la nuova proprietà del newsmagazine ha idee diverse dall’ex direttore Tina Brown. Una vicenda esemplare sull’incertezza e imprevedibilità con cui siamo costretti a convivere.

EDICOLA VIRTUALE Carta o nuove realtà. Al riguardo un’edicola virtuale britannica, MagVault, ha realizzaro una bella infografica sul boom delle edizioni digitali dei periodici.

Numeri impressionanti sulla crescita. I maggiori settimanali e mensili sono presenti nella classifica di vendita, tra cui Wired, Economist, Cosmopolitan, Men’s Health, GQ.

Ma una domanda deve mantenerci vigili e lucidi di fronte a notizie come questa: quanto pesa davvero il digitale nei magazine, oggi, e quanto si prevede possa pesare nei prossimi anni?

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Ahi ahi la pubblicità nei giornali – Confronto tra Italia, Stati Uniti e Uk

Avrete letto che la pubblicità sui giornali italiani continua ad andar male. Il fatturato pubblicitario del mezzo stampa registra un calo del -25,5%. I quotidiani segnano -25,6% a fatturato e -13,2% a spazio. I periodici registrano un calo a fatturato -24,7% e a spazio -20,6%.
I settimanali vedono un andamento negativo sia a fatturato -26,3% che a spazio -16,6%. I mensili hanno indici negativi sia a fatturato -23,5% che a spazio -25,9%. Tempo fa si diceva che la situazione rispetto a un anno fa è decisamente peggiorata.

Ma qual è la situazione all’estero?

Nei giorni scorsi Magna Global ha previsto che, negli Stati Uniti, il 2013 vedrà una crescita della pubblicità nei media dello 0.4%, mentre nel 2014 la crescita sarà del 5.9%. I media digitali saliranno dell’11.5% nel 2013 e del 12.0% nel 2014. I quotidiani caleranno del 6.8% quest’anno e del 7,7% nel 2014. I periodici scendono del 6,7% quest’anno e del 5,4% nel 2014.

E la Gran Bretagna? Guardate la tabella.

Due le possibili considerazioni. Primo: i periodici perdono pubblicità ovunque, dunque ricavi. Sono costretti a trovare un equilibrio più in basso. Secondo: la situazione italiana è resa drammatica dalla crisi economica e di sistema del nostro paese.

Prima Comunicazione: pubblicità sui giornali marzo 2013.

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Sarà lento il passaggio dei periodici al digitale

La transizione dei periodici al digitale? Sarà più lenta del previsto. Lo dice uno dei principali editori australiani. Che riporta al centro del processo il lettore.

Una doccia fredda per gli entusiasti del passaggio al digitale. Peter Zavecs, Direttore commerciale di Pacific Magazines, editore che pubblica tra gli altri Marie Claire, InStyle, Men’s Health, prevede che le versioni digitali delle proprie testate saranno solo il 10% del venduto entro cinque anni (del 10% entro il 2015 parla invece il Wall Street Journal, ripreso alcuni giorni fa da questo blog). Meno di quanto si augurano altre case editrici. L’obiettivo del digital-only, giornali che esistono solo in formato digitale, si allontana.

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La pubblicità nei periodici: il crollo italiano

I periodici continuano a perdere pubblicità.

Soffrono i settimanali. Soffrono i nostri mensili.

Sono usciti i dati dell’Osservatorio Fcp (Federazione concessionarie pubblicità) sui primi dieci mesi del 2012. Complessivamente gli investimenti in pubblicità sulla stampa sono calati del 16,3%. Lo scorso anno erano stati raccolti, nello stesso periodo, 1,6 miliardi di euro. Nel 2012 ci si ferma a 1,3 miliardi.

Ma il settore più in difficoltà nei media è quello dei periodici. Perdiamo il 16,4% a fatturato e il 12,7% a spazio (da qui le foliazioni ridotte dei giornali e la riduzione anche del numero di articoli: del contenuto giornalistico).

I settimanali perdono moltissimo a fatturato, il 19,2%, cedono l’11,6% a spazio: sapevamo che sono la parte più esposta alla crisi.

I mensili cedono il 13,2% di fatturato e il 14,4% nello spazio.

Ho ben presente questo: da qualche mese gli editori, quando si presentano davanti ai giornalisti per chiedere nuovi tagli agli organici e sacrifici, altri stati di crisi, mostrano il dato del calo della pubblicità. E le previsioni per il 2013, negative, seppur meno del 2012.

Ritorna la domanda su cui ho costruito questo blog. C’è un futuro per i periodici oppure questa formula giornalistica è esaurita e deve affrontare un declino a volte rapido e distruttivo altre volte estenuante e lunghissimo come un’agonia?

Post dopo post, ho oscillato tra la prima e la seconda. All’inizio mi sembrava che il declino fosse inevitabile. Poi ho temuto che potesse essere rovinoso e rapidissimo. Ultimamente inizio a pensare che la formula dei periodici possa invece avere sbocchi futuri molto interessanti, grazie alle piattaforme digitali e, soprattutto, alla diffusione dei tablet. Anche se so benissimo che è iniziata una nuova stagione di ristrutturazioni per gli editori.

Ma l’Italia si differenzia dal resto del mondo, ed è questo l’elemento che davvero mi preoccupa.

All’estero si respira un’altra aria. C’è maggiore fiducia nel futuro dei periodici nonostante la crisi. Una delle ragioni della differenza con il nostro paese è semplice. Banale.

Guardate la mappa che è contenuta nel Wordl Digital Media Factbook 2012-2013, pubblicato qualche settimana fa da Fipp, l’associazione mondiale degli editori di magazine.

Investimenti pubblicitari 2011 - 2012

La mappa mette a confronto le previsioni di crescita della pubblicità nel 2012.

L’Italia è colorata di blu, blu notte. E’ il colore con cui sono stati segnalati i paesi, gli unici, che non hanno crescita nella raccolta pubblicitaria (non solo sulla stampa). L’Italia è blu notte come Spagna, Ungheria, Grecia, Egitto e Giappone. L’Egitto, si specifica, è stato investito da un rivolgimento politico che ha provocato una profonda crisi economica. Il Giappone è in difficoltà a causa di un disastro naturale, il terremoto dell’anno scorso, da cui l’industria fatica a riprendersi.

L’Italia è dunque un’eccezione nel mondo più avanzato e con questo abbiamo e avremo a che fare quando si parla di stati di crisi nei periodici.

In altre parole, il futuro dei periodici potrebbe non essere compromesso a livello globale. Ma l’Italia paga la crisi del sistema paese.

Allego un’altra grafica del rapporto di Fipp. Indica la raccolta pubblicitaria prevista per il 2012, un dato che stima i miliardi di dollari degli investimenti pubblicitari.

Con mia grande sorpresa scopro che la Cina è al secondo posto. Ingenuo! dirà qualcuno. Sì, so che l’economia cinese cresce a tassi incredibili. Ma mai avrei pensato che, in cifra assoluta, gli investimenti pubblicitari fossero superiori a quelli di Germania e Gran Bretagna. Parliamo di 33 miliardi di dollari di pubblicità (totali, non solo sulla carta stampata).

Fipp, ricavi pubblicitari nei magazine.

Fipp, ricavi pubblicitari nei magazine.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

M’interessa perché: 1) i periodici hanno un futuro o la formula è superata? 2) i periodici hanno un futuro ma l’Italia affronta una crisi più grave che altrove, la ripresa sarà lentissima e per questo la nostra visione è particolarmente pessimistica, se non disperata? 3) si segnala l’importanza della pubblicità nel tenere in vita la stampa periodica: senza è difficile sopravvivere.

Fipp World Digital Media Factbook

Crollo della pubblicità sulla stampa

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