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La pubblicità, vera incognita per il futuro dei giornali

Solo una piccola parte della pubblicità pagata su internet affluisce alle testate giornalistiche. Tutto il resto è bottino spartito tra i giganti della tecnologia: Google, Facebook, YouTube. Per questo il futuro di quotidiani e periodici è sotto scacco. È quanto emerge da The State of the News Media 2013, il rapporto del Project for Excellence in Journalism dell’autorevole Pew Research Center di Washinghton Dc.

Scrivo questo post pensando a un giornalista italiano decisamente conosciuto che un giorno, ai tempi delle mie prime esperienze in redazione, mi ha fatto questa domanda, un po’ retorica: sai dirmi qual è il limite più grande alla libertà dei giornalisti? Vista l’aria che tirava, veniva spontaneo rispondere che l’ostacolo maggiore è la mancanza di democrazia. «No, il limite più grande sono i soldi. Se non hai le risorse economiche per andare là dove avvengono i fatti, Palermo, Tunisi, New York, non sei un giornalista che possa fare bene il suo lavoro».

Ma da dove provengono le risorse per la maggior parte dei giornali? (Segue noitizia).

È il problema più grande per il futuro dei giornali, la vera incognita sulla strada del passaggio al digitale dei quotidiani e delle riviste di tutto il mondo. Oltre alle difficoltà di convincere i lettori a pagare per i contenuti giornalistici digitali, dopo anni di informazione gratuita nel web attraverso gli aggregatori di notizie come Google News, la strada viene sbarrata dalla difficoltà di raccogliere la pubblicità.

Il Pew Research Center spiega che le cinque maggiori compagnie presenti nel mondo digitale, nessuna delle quali è un editore, vale a dire Google, Yahoo, Facebook, Microsoft e AOL, incassano nel 2012 il 64% delle inserzioni pubblicitarie del web. La stessa percentuale del 2011. Gli editori hanno un ruolo minore, anzi, marginale. Uno scenario che verrà confermato nell’anno in corso.

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Cosa ci insegna una ricerca sullo stato di salute dei giornali americani

Per il sesto anno consecutivo diminuisce la pubblicità sui magazine. Calano ancora le copie vendute in edicola. Tengono gli abbonamenti. Eppure negli Stati Uniti quasi nessun editore di periodici pensa di seguire la strada di Newsweek, lo storico magazine che dal 31 dicembre 2012 ha abbandonato la carta per vivere solo nella dimensione digitale.

Torno al Rapporto 2013 sullo Stato dei News Media Americani del Pew Research Center, Project for Excellence in Journalism.

Quotidiani, tv, web, periodici. A questi ultimi dedico, vista la natura del mio blog, un approfondimento.

L’analisi che riguarda i magazine nel loro insieme dice che:

1) Le copie vendute, sommando carta e digitale, sono stabili nel 2012. Merito anche, si scrive, della diffusione di tablet e smartphone su cui gli americani leggono articoli di magazine. Gli abbonamenti pagati corrispondono per quantità a quelli del 2011. Sono invece calate dell’8 per cento le copie delle riviste vendute in edicola.

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