Archivi tag: rapporto

Crisi dei giornali e Croce Rossa – Ironia involontaria

Ieri, rileggendo in serata il mio ultimo post, quello sulla crisi dei giornali in Italia, mi sono accorto che WordPress aveva caricato nella mia pagina una pubblicità (non ho ancora attivato l’opzione per avere un blog libero da inserzioni). Era uno spot della… Croce Rossa americana. Giuro che l’accostamento con lo stato dell’editoria italiana, piuttosto preoccupante, è stato puramente casuale.

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Scenari 6/ Nei giornali la carta conta ancora

Infine, la carta: per gli editori americani i giornali di carta rimangono indispensabili nell’offerta al lettore. Non si può rinunciare a quotidiani e periodici tradizionali.

Il Digital Publishing Survey 2012 di The Alliance for Audited Media (ex Audit Bureau of Circulations, l’Ads del Nord America), per cui sono stati sentiti i principali editori di quotidiani e periodici, arriva alla conclusione che della carta non si può fare a meno.

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Scenari 1/ Giornali e digitale in uno studio Usa

La Alliance for Audited Media, organizzazione che certifica i dati sui giornali venduti nel Nord America, ha pubblicato uno studio sullo sviluppo digitale di quotidiani e periodici nel 2012: è una pietra miliare per chi vuole capire le trasformazioni in corso.

La Alliance for Audited Media (ex Audit Bureau of Circulations), cioè l’Ads del Nord America (però più serie dell’equivalente italiano perché certifica autonomamente i dati degli editori e non usa i numeri forniti dalle società), ha pubblicato un rapporto sulla transizione al digitale nei quotidiani e periodici, Aam 2012 Digital Publishing Survey. A mio modesto parere è uno studio fondamentale, una pietra miliare. Riprende infatti domande che tutti, nel settore, si pongono, e offre l’immagine di una realtà che si va delineando: 1) Gli editori devono investire nel digitale? 2) Su quali prodotti digitali bisogna investire? 3) Sul digitale bisogna offrire una replica del giornale di carta o contenuti originali? 4) Bisogna far pagare i contenuti digitali? 5) Come si fanno ricavi nel digitale? 6) La carta rimarrà a lungo importante?

La conclusione a cui giunge lo studio è la seguente: produrre contenuti giornalistici per i device digitali (pc, tablet, smartphone, e-reader) è ora la regola. E la realtà tecnologica è così articolata che gli editori devono fornire contenuti per device differenti.

Questo post continua in una serie di lanci (sei in tutto, compreso questo) che rendono più leggibile il Rapporto di AaM. Naturalmente chi sa bene l’inglese può accedere al rapporto completo, allegato qui sotto. Buona lettura.

AAM: 2012 Digital Publishing Survey

AAM 2012 Digital Publishing Survey

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Come cambia il giornalismo? Uno studio della Columbia School of Journalism

La Columbia Journalism School ha pubblicato un nuovo, voluminoso rapporto (220 pagine) intitolato «Post-Industrial Journalism: Adapting to the Present».
Devo ancora leggerlo per bene. Ma riporto i cinque punti cardine su cui il rapporto è costruito:
1) Il giornalismo è ancora rilevante.
2) Il buon giornalismo è sempre stato sostenuto finanziariamente.
3) Internet mette fine ai ricavi da pubblicità.
4) Ristrutturare è, pertanto, una mossa forzata.
5) C’è la possibilità di fare del buon giornalismo sui nuovi media.

M’interessa perché: aiuta a capire cosa sta succedendo all’industria del giornalismo. Industria, proprio così.

Buona lettura.

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Pubblicità Usa/ Periodici unico settore che perde

L’Istituto Nielsen ha pubblicato il rapporto Gloobal AdView Pulse sulla raccolta pubblicitaria nel primo quarto del 2012 in sette aree dei media. Negli Stati Uniti sei media sono in crescita, nonostante la crisi, uno è in perdita: si tratta dei periodici. La discesa è dell’1,4 per cento. La pubblicità su Internet ha registrato un incremento a due cifre.

Rapporto Nielsen pubblicità primo quadrimestre 2012

M’interessa perché: 1) Fa capire come i periodici attraversino una crisi strutturale più profonda di altri media.

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