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Negli Usa Aumentano i Lettori di Periodici

Negli Usa aumentano i lettori dei periodici. Sempre più persone dicono di aver letto un giornale, sfogliato la copia digitale, visitato il sito web. Premio di consolazione per il calo di vendite in edicola? Già, perché il vecchio metro del successo delle riviste è in crisi. Un fenomeno osservato da tempo

PIÙ LETTORI Una ricerca di GfK MRI sui consumi degli americani, come riportato sul sito della rivista AdWeek, evidenzia che il numero di lettori di periodici negli Usa è aumentato dell’1,6% rispetto all’autunno del 2012. Vengono presi in considerazioni sia i lettori del giornale cartaceo sia quelli della copia digitale. Non i visitatori dei siti. Per cui il dato è in qualche modo sottostimato.

I lettori della carta sono aumentati dell’1,1%. Quelli sul digitale del 49%. Ma chiaramente le copie su tablet pesano poco come numero assoluto, seppur in vertiginosa crescita. Ci si ferma all’1,6%.

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In Francia Aumentano i Lettori di Giornali

In Francia i giornali conservano il loro pubblico. Grazie a tablet e smartphone, che compensano il calo dei lettori della carta. A conferma che gli editori devono puntare su più canali. E alla difesa del brand

AUMENTANO I LETTORI Già, la Francia. Ma questa osservazione è stata fatta, su questo blog, a proposito del mercato americano e australiano. Si vendono meno copie dei giornali ma rimane stabile, o aumenta, il numero dei lettori. Insomma, il nome del giornale, il brand, rimane forte. Una buona premessa per il futuro. A differenza di quanto è avvenuto in Italia nei primi 6 mesi del 2013, quando abbiamo assistito a un forte calo delle copie e dei lettori (una tendenza che forse si sta invertendo).
Vediamo la notizia di questi giorni. E’ riportata da Le Monde. In un anno i lettori di giornali su mobile (tablet e smartphone, fondamentalmente) sono aumentati del 24% tra luglio 2012 e giugno 2013 (rispetto allo stesso periodo dell’anno prima). Lo dice Audipresse One (sondaggio su oltre 35 mila lettori). Di conseguenza i lettori dei giornali sono aumentati complessivamente dello 0,4%, sommando stampa e digitale.
MULTIREADING Il digitale ha tenuto stabile il lettorato. Anche se si assiste al fenomeno del multireading: il 54% di coloro che leggono su tablet, guardano anche i giornali di carta.
Si sottolinea la forza del mobile. Il numero di lettori su tavoletta è cresciuto in un anno di 2,5 volte. Circa 8,6 milioni di persone sono “attrezzate”: possiedono o si fanno prestare la tavoletta. Mentre i lettori su sito web sono cresciuti di appena il 3%.
DIFFUSIONI IN FRANCIA Bisogna però aggiungere che in Francia i periodici hanno perso in un anno solo lo 0,6% delle copie vendute. E dei lettori che pagano per leggere la copia in loro possesso (mentre i lettori di cui parlavamo sopra includono anche coloro che si fanno prestare il giornale o lo leggono gratis su internet).
lemonde
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Diminuiscono in Italia i lettori di quotidiani e periodici

Meno persone leggono i periodici italiani. Un fenomeno in controtendenza rispetto agli Stati Uniti, dove invece la readership è in leggera crescita.

READERSHIP Non parliamo di copie vendute in edicola o in abbonamento, giornali di carta o copie digitali. I numeri di questo post riguardano i lettori. Coloro che sfogliano o consumano i contenuti di una testata anche senza comprarla. I dati di Audipress mettono a confronto il periodo da aprile a giugno con i primi tre mesi del 2013.

PERDE LA CARTA STAMPATA Viene fuori che i settimanali hanno perso il 3,4% dei lettori (tenendo conto delle testate chiuse nel frattempo). I mensili hanno visto scendere i lettori del 2,4%. Complessivamente i magazine hanno “smarrito” il 4,1% del proprio pubblico. I quotidiani si limitano a un -1%. Passando alle singole testate periodiche, si nota che sono quasi tutte in negativo, le pochissime eccezioni non sono rilevanti per la comprensione del fenomeno. È il punto più basso della crisi? Le copie in edicola, stando agli ultimi dati, sono invece in ripresa.

Primaonline: dati Audipress sul lettorato dei periodici.
Primaonline

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Anche in Australia aumenta il numero dei lettori di periodici – Diffusioni nel primo semestre 2013

In Australia, come negli Stati Uniti, il calo delle copie vendute dei periodici corrisponde a un lieve, ma inatteso, incremento del numero complessivo di lettori. Un goffo tentativo di mascherare le cattive notizie?

MENO COPIE VENDUTE. Riporto i dati sul primo semestre del 2013 delle riviste vendute in Australia. Nel link (a fine post) potete vedere il risultato testata per testata. Mi limito a riferire che le diffusioni sono complessivamente in calo del 6,23%. Male, molto male, come negli Usa, come in tutto il mondo (l’Italia non è un’anomalia). Mentre la readership, il numero dei lettori, è salita del 2,4%. Più gente legge i giornali.

Anche gli editori americani, a fronte di un calo dell’8% in edicola e del’1% complessivo delle copie vendute (se si considerano gli abbonamenti) hanno constatato che c’è stata una crescita del lettorato nella prima metà del 2013.

ALCUNE RIVISTE CONSERVANO I LETTORI. Premio di consolazione? Come negarlo. Ma è anche un modo diverso di misurare la rilevanza dei giornali (certo non la tenuta dei loro conti). E così trovo non inutile questa considerazione di Nick Chan, boss di Pacific Magazines (il maggiore gruppo editoriale del Paese insieme a Bauer Media, società tedesca, “sbarcata” un anno fa sul mercato australiano):

«Forse la gente non può permettersi di comprare i giornali ma ha ancora voglia di leggerli. In tempi difficili per l’economica, può essere che ci sia un maggiore passamano delle riviste. La readership è ancora la prima cosa da guardare quando un editore vuole comprare un giornale».

BASI PER RIPARTIRE. Perché avere rilevanza, visibilità, seguito è la base per ripartire dopo la crisi. Per raccogliere più pubblicità, quando sarà passata la tempesta. E crescere nel digitale.

Adnews: cresce la readership dei periodici australiani.

adnews-logo

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Meno copie vendute, più lettori – Le diffusioni dei periodici negli Usa (primo semestre 2013)

Continua la caduta delle copie delle riviste vendute in edicola, tengono gli abbonamenti ma, paradossalmente, cresce l’audience: sommando edizioni cartacee, digitali e attività social, aumenta la base dei lettori dei periodici.

 

Mi ha colpito il modo in cui l’associazione degli editori americani di periodici (Mpa) ha commentato i dati sulle vendite delle riviste Usa nella prima metà del 2013.
BRUSCO CALO IN EDICOLA. La rilevazione sulle copie registrate vendute, fornita dalla Alliance for Audited Media (AAM), registra un calo delle copie vendute in edicola dell’8,2%. Ma tengono le copie in abbonamento. Così il calo complessivo è stato solo dell’1%. Se ne ricava, quindi, che le vendite in edicola sono solo il 10% del totale. E sono queste il vero indicatore dello stato di salute dei giornali. Perché vengono pagate a prezzo intero, e non fortemente scontato, “stracciato”, come gli abbonamenti. E perché vengono prese come punto di riferimento dai pubblicitari, nello stabilire gli investimenti.
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Negli Stati Uniti aumentano i lettori dei periodici – Dati sulla readership primavera 2013

Negli Stati Uniti sale il numero dei lettori, l’audience dei periodici, al contrario dell’Italia, dove il lettorato dei periodici è in discesa. Vi chiedo di dare un’occhiata ai numeri ma anche al tipo di testate che ottengono le performance migliori. Incluse quelle che vendono di più in ambito digitale (tra cui Tv Guide).

Il Survey of the American Consumer di GfK MRI dice che l’audience complessiva dei periodici statunitensi è cresciuta in un anno del 3%, raggiungendo 1,2 miliardi di lettori. Ricordo che questo numero somma i lettori di tutte le riviste, sia quelli che acquistano o ricevono in abbonamento la testata, sia quelli che la trovano in casa, perché comprata dai familiari, o in luoghi pubblici (il barbiere…).

L’articolo di Adweek elenca i titoli a maggiore crescita, tra cui (tenetevi forti) Diabetes Forecast, Yoga Journal, Psychology Today. Tante testate che parlano di cibo, da Food Network Magazine a Eating Well. Ma anche The Atlantic, The Economist, New York magazine e The New Yorker.

Perdono in maniera rilevante i giornali di moda e i maschili (American Hunter, Golf Digest, Maxim).

Nel digitale si osserva che la percentuale è ancora una frazione ridotta delle letture complessive, 1,4% del totale, con crescita annuale dell’83% a 16,9 milioni di lettori. Osservo che tra i più letti in versione digitale c’è Tv Guide, con 705.000 lettori: un buon segno per le guide televisive, giornali che hanno un futuro segnato ma continuano a vendere moltissime copie e dunque sono uno degli assi portanti di qualsiasi editore abbia un titolo in quest’area. La crescita nel digitale indica una strada per queste testate.

La domanda vera, tuttavia, è questa: perché il numero di lettori aumenta e le copie vendute in edicola calano vertiginosamente? E per quale ragione si calcola la readership? Al primo quesito è arduo rispondere. Mentre il secondo mi fa venire la voglia di dire che gli editori raccolgono stime sulla audience complessiva per dimostrare che i loro giornali sono ancora efficaci a livello pubblicitario (per approfondire, guardate qui: http://www.consterdine.com/articlefiles/42/HMAW5.pdf): nonostante la crisi, continuano a raggiungere fasce larghe di popolazione.

Adweek: l’audience dei periodici statunitensi. 

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L’Espresso sciopera, l’Huffington avanza.

Leggo dello sciopero che oggi e domani, 20 e 21 novembre, fa incrociare le braccia ai redattori dell’Espresso, settimanale del gruppo editoriale De Benedetti.

I redattori protestano contro un piano anticrisi che prevederebbe, stando a quel che si legge, il ricorso al prepensionamento (e non al licenziamento, come scrive oggi un sito: è un grave errore) per alcuni giornalisti, leggo 12 su oltre 50 componenti della redazione.

Un taglio pesante.

12 su 50 significa ripensare la formula che ha fatto la storia e il successo dell’Espresso.

Avremo un giornale interamente scritto dai collaboratori, come avviene in molte testate americane? Nella redazione resteranno solo gli addetti al desk, giornalisti che commissionano i pezzi, decidono gli argomenti, titolano, correggono e mettono in pagina gli scritti? Una volta questi giornalisti venivano affettuosamente chiamati “culi di pietra” dai colleghi che scrivevano, e loro si consolavano pensando che rinunciavano a fare i giornalisti (così dicevano loro) in cambio di una vita più regolare e della carriera. In futuro, forse, saranno gli unici giornalisti sicuri dello stipendio.

Una riflessione che vale anche per altri giornali italiani. Redazioni interamente composte da “culi di pietra”? (lo dico anch’io con affetto, magari perché mi riguarda).

Ma c’è un altro aspetto dello sciopero all’Espresso che vorrei mettere in luce. Mentre i giornalisti dell’Espresso si astengono dal lavoro (richiamandosi al patto con il lettore: ma temo che il lettore non sia così sensibile alle difficoltà e alla funzione sociale dei giornalisti, visto quello che dice della stampa un Beppe Grillo alla ricerca di facili consensi elettorali), gli utenti unici dell’Huffington Post Italia crescono. E l’Huffington Post Italia nasce da una joint venture del Gruppo Espresso. In altre parole, l’editore de l’Espresso tiene in piedi anche l’Huffington Post Italia. Sarà stato un mezzo flop rispetto alle aspettative, la versione italiana dell’Huffington, ma il tempo dirà qual è la vera verità.

Abbiamo una rivista di carta che ha fatto la storia del giornalismo italiano. E una testata digitale (nativa digitale) che ne sta prendendo il posto, se è vero che il digitale è lo sbocco inevitabile del giornalismo scritto, parlato, per immagini.

Nell’attesa, sul sito del Gruppo Espresso vengono esaltati i risultati del primo mese dell’Huffington Post Italia, il mese di ottobre. Ecco alcuni passaggi.

«Huffington Post in ottobre ha registrato oltre 1.100.000 utenti e 7.000.000 di pagine al netto delle fotogallerie; comprendendo queste ultime si arriva a un totale complessivo di 11 milioni.

Il primo mese dell’edizione italiana di Huffington Post  si chiude pertanto con un risultato di audience che supera le stime di piano e colloca il sito diretto da Lucia Annunziata tra i protagonisti nel panorama dell’informazione online.

La joint venture tra Gruppo Editoriale L’Espresso e Huffington Post Media Group totalizza oltre 64mila utenti unici e 220mila pagine viste nel giorno medio (fonte Audiweb Nielsen SiteCensus).

Huffington Post Italia si va caratterizzando per le esclusive nei settori dell’economia e della politica, come le anticipazioni sugli esodati e sullo sviluppo delle primarie nel Pd, nonché per la capacità di affrontare i temi del giorno e lo spazio dei diritti civili con un taglio che rispecchia i valori delle nuove fasce di lettori, come i giovani e le donne, nel rispetto degli orientamenti sessuali, ideologici e di fede. (…). Continua inoltre a crescere il parterre dei blogger, oramai oltre 250 tra opinion leader, esperti e personalità della cultura  e dell’attualità».

Un mio sintetico post sull’Atlantic racconta di come la formula adottata dal mensile (10 numeri all’anno) statunitense per uscire dalle secche della crisi sia stata quella della propria cannibalizzazione. Il sito che cannibalizza un giornale che ormai non va più. L’Espresso ha ancora un vasto pubblico di acquirenti e, cosa spesso trascurata, un’alta readership. Invece Huffington Post Italia ha tutto l’aspetto di un cannibale con l’osso nel naso.

M’interessa perché: 1) la crisi avanza, fioccano gli stati di crisi nei giornali; 2) il digitale cannibalizza la carta?

Il punto: cosa accadrà ai giornali italiani più conosciuti? Sapranno costruire un futuro che combina carta e digitale, oppure emergeranno nuovi concorrente (interni o esterni alla casa editrice) che li sostituiranno?

Sito del Gruppo l’Espresso: i successi di Huffington Post Italia

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Il giornale più letto in Gran Bretagna? Quello del supermercato Tesco

Batte anche il quotidiano The Sun, popolare e scandalistico: Tesco Magazine (pubblicato due volte al mese) è il giornale con la più alta readership del Regno Unito. Significa che ogni numero della pubblicazione viene letto da un maggior numero di persone, sommando quelle che lo prendono con atto volontario e coloro che lo leggono perché lo trovano a portata di mano (esempio: la moglie lo prende al negozio, il marito lo legge a casa). Segnale di come perfino le catene dei supermercati (Tesco è il numero 1 in UK) siano diventate insidiosi concorrenti per il mondo della stampa, alle prese con crisi e declino.
Tesco Magazine, giornale gratuito, è cresciuto dell’8% in un anno e ha una readership di 7,2 milioni, superiore a quella di qualsiasi quotidiano e periodico britannico. The Sun si ferma a 7,1 milioni di lettori, arretrando di circa un quinto rispetto a dieci anni fa.
Il dato rimane sensazionale anche dopo aver ricordato che The Sun esce ogni giorno in edicola (e viene letto da 7,1 milioni di britannici), mentre la pubblicazione del supermercato è un quindicinale.
Tesco Magazine contiene interviste a personaggi famosi, pezzi pratici e consigli sul lifestyle e la cucina.
M’interessa perché: 1) gli editori hanno nuovi concorrenti (portano via copie e pubblicità: perché mai Tesco dovrebbe acquistare pagine di reclame se ha già un suo magazine, molto letto)? 2) si afferma e ha successo la comunicazione dei brand, non più percepita come pubblicità (ne ho scritto poco tempo fa).
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